Il telescopio spaziale James Webb continua a sorprenderci. Questa volta lo fa con una scoperta che sfida le regole: una galassia gigantesca e sorprendentemente evoluta, osservata com’era oltre 12 miliardi di anni fa. Soprannominata “La Grande Ruota”, questa struttura cosmica potrebbe riscrivere i modelli attuali sulla formazione delle galassie.
Un disco perfetto, troppo presto
La “Grande Ruota” non è solo enorme: è anche ben strutturata, con bracci a spirale distinti e una rotazione veloce. Tutto ciò in un’epoca dell’Universo in cui, secondo le teorie attuali, simili forme ordinate non dovevano esistere. Si credeva che le galassie a disco, come la nostra Via Lattea, si formassero lentamente, dopo miliardi di anni di collisioni e accrescimento. Ma questa scoperta smentisce quella timeline.
Come si forma una galassia così nel caos primordiale?
Secondo i ricercatori, la Grande Ruota ha potuto formarsi in questo modo grazie a condizioni ambientali particolari. Si pensa che sia cresciuta rapidamente grazie a:
- Fusione dolce con altre galassie, senza traumi gravitazionali.
- Afflusso di gas allineato con la sua rotazione, che ha alimentato il disco senza destabilizzarlo.
- Una regione spaziale densamente popolata, che ha favorito la formazione e la crescita.
In breve: la Grande Roue ha goduto di un equilibrio quasi perfetto in un’epoca turbolenta, riuscendo a sviluppare una struttura complessa dove ci si aspettava solo caos.
Un’eccezione o la punta dell’iceberg?
La scoperta, pubblicata su Nature Astronomy, è stata definita altamente improbabile. Secondo i modelli attuali, c’erano meno del 2% di possibilità di osservare un oggetto simile nell’Universo primordiale. Eppure eccola lì, catturata dagli occhi infrarossi potentissimi del James Webb Space Telescope.
Questa singola osservazione suggerisce che il nostro modello evolutivo delle galassie potrebbe essere incompleto. Forse l’Universo era in grado di generare strutture ordinate molto prima di quanto pensassimo. Oppure, ancora più sorprendente, forse la Grande Roue non è un’eccezione ma solo la prima di molte galassie “impossibili” che ancora non abbiamo visto.
Perché è importante (anche per noi terrestri)
Studiare galassie così antiche e strutturate ci permette di comprendere meglio le origini dell’Universo e la formazione della nostra stessa galassia. Ogni dettaglio – la forma, la massa, il comportamento del gas – ci racconta qualcosa su come si passa dal disordine cosmico iniziale alle meravigliose geometrie galattiche che popolano il cielo.
E mentre gli strumenti diventano sempre più potenti, potremmo trovarci presto a rivedere completamente la storia cosmica che ci è stata raccontata finora.
Fonte: Techno Science
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