Ci ho pensato l’ultima volta che ero a una cena con amici, metà iPhone e metà Android, e qualcuno ha detto “mandami quella foto”. Cinque minuti di tentativi falliti, Bluetooth che non si vedeva, WhatsApp come soluzione di ripiego. Una scena che si ripete da anni, e che — finalmente — sembra avviarsi verso l’oblio.
Google è riuscita a far funzionare la propria funzione Quick Share con l’AirDrop di Apple, e la lista dei dispositivi compatibili continua ad allungarsi. Non è magia, non è un accordo segreto tra i due colossi — è qualcosa di ancora più interessante.
Come è nata questa compatibilità (senza il benestare di Apple)
Nel novembre 2025, Google ha lanciato a sorpresa il supporto ad AirDrop tramite Quick Share sulla serie Pixel 10. La funzione è stata costruita senza alcun coinvolgimento di Apple, e funziona con iPhone, iPad e persino MacBook. Un’impresa non banale, se ci pensi: Google ha essenzialmente “parlato la lingua” di AirDrop senza che Apple aprisse bocca.
Google non ha aspettato il permesso di Apple — ha implementato l’intera cosa per conto proprio. La condivisione funziona tra dispositivi Apple come iPhone, iPad e Mac, insieme alla serie Pixel 10. Google ha sviluppato una propria implementazione che “parla il linguaggio” di AirDrop senza richiedere alcuna modifica da parte di Apple.
Una mossa tecnica notevole. Apple, nel frattempo, ha dovuto abbandonare il proprio protocollo proprietario AWDL per AirDrop e passare allo standard aperto Wi-Fi Aware, fornendo anche documentazione tecnica agli sviluppatori. Il merito? In parte alla pressione regolatoria europea — ma questa è un’altra storia.
Dal punto di vista architetturale, Google ha anche fatto una scelta intelligente per il futuro. Invece di tenere la compatibilità con AirDrop legata a componenti di sistema specifici per Pixel, Google ha trasformato Quick Share da semplice app di sistema in un’APK distribuita tramite il Play Store. Questo rende la funzione molto più semplice da aggiornare e distribuire sui dispositivi di produttori diversi.
La lista dei dispositivi supportati oggi
Negli ultimi mesi la compatibilità si è espansa: i dispositivi della serie Pixel 9 sono stati aggiunti a febbraio, mentre i modelli Samsung hanno iniziato a ricevere il supporto tra marzo e aprile.
Lato Google, se hai un Pixel 9 o successivo (escluso Pixel 9a), o certi dispositivi Samsung e Oppo, puoi usare Quick Share per inviare file a un iPhone, iPad o dispositivo macOS.
Lato Samsung, il rollout è partito dalla punta di diamante. Samsung ha rivelato che il Galaxy S26, il Galaxy S26+ e il Galaxy S26 Ultra sono stati i primi dispositivi a ricevere il supporto AirDrop. Il rollout è partito dal 23 marzo dalla Corea, per poi espandersi a Europa, Hong Kong, Giappone, America Latina, Nord America, Sud-Est asiatico e Taiwan.
Poi è arrivata la grande espansione. Samsung ha confermato che AirDrop tramite Quick Share si sta estendendo a 10 nuovi smartphone Galaxy, inclusi i flagship del 2025 e del 2024. I modelli che hanno già ottenuto o stanno ottenendo il supporto tramite il beta di One UI 8.5 includono:
- Galaxy S26 / S26+ / S26 Ultra (supporto attivo)
- Galaxy S25 / S25+ / S25 Ultra
- Galaxy S24 / S24+ / S24 Ultra
- Galaxy Z Fold 7 / Z Flip 7
- Galaxy Z Fold 6 / Z Flip 6
La situazione è però più articolata: il Galaxy S23, il Galaxy S23 FE, il Galaxy Z Fold 5 e il Galaxy Z Flip 5 supportano sì la beta di One UI 8.5, ma al momento non sono inclusi nella lista dei dispositivi con condivisione cross-platform.
Un dettaglio non trascurabile: sui dispositivi Pixel, AirDrop è sempre attivo, mentre Samsung aggiunge un toggle per rendere la funzione opzionale.
Come funziona in pratica
Non è complicato, ma c’è un passaggio obbligatorio da tenere a mente. Entrambi i dispositivi devono impostare la propria visibilità sulla modalità “Everyone”, dato che la condivisione per contatti non funziona tra piattaforme diverse. Una volta fatto questo, il dispositivo del destinatario appare immediatamente agli Android vicini che vogliono condividere file, foto, video o altro.
Sul lato Apple, il percorso è: Impostazioni → Generali → AirDrop → Tutti per 10 minuti. La visibilità si azzera automaticamente dopo 10 minuti per proteggere la privacy. Poi si apre Quick Share sull’Android, si cerca il dispositivo Apple nelle vicinanze, e il gioco è fatto. I file vengono trasferiti rapidamente e sono cifrati per sicurezza.
Il processo è piuttosto fluido, e funziona esattamente come ci si aspetterebbe da AirDrop o da Quick Share. Nessun account, nessun server intermedio.
Cosa serve per ottenerlo sul tuo dispositivo
Qui arriva la nota dolente per chi ha telefoni più vecchi. I dispositivi devono essere su One UI 8.5 per avere accesso reale alla funzione, come confermato da Samsung. Questo significa installare la beta di One UI 8.5, disponibile tramite l’app Samsung Members, ma i programmi beta portano con sé il rischio di bug e app che non funzionano correttamente.
Per i Pixel, il requisito è ancora più stringente a lungo termine: se il tuo Android non riceve più aggiornamenti del sistema operativo o non è su Android 16, le probabilità di ottenere il supporto sono decisamente basse.
Samsung avverte anche che “la disponibilità e i tempi” potrebbero variare in base al mercato, quindi non sorprenderti se il supporto non arriva subito nel tuo paese.
Il futuro: altri brand in arrivo
La cosa interessante è che il movimento va ben oltre Google e Samsung. Eric Kay, Vice President of Engineering per la piattaforma Android, ha confermato durante un briefing nella sede di Google a Taipei che la compatibilità con AirDrop è destinata a espandersi ben oltre i Pixel: “Nel 2026 la porteremo su molti più dispositivi”.
Anche Oppo ha dichiarato che avrebbe portato il supporto AirDrop nel prossimo futuro. Nothing ha annunciato pubblicamente che sta lavorando per integrare questa funzione nei propri telefoni, mentre Qualcomm ha fatto intendere di star preparando il pieno supporto per questa interoperabilità sui dispositivi con chip Snapdragon.
In parole povere: se nel 2025 era una feature esclusiva Pixel, nel 2026 sta diventando una caratteristica dell’intero ecosistema Android.
Considerazioni finali
Questa è una di quelle notizie che in superficie sembra tecnica ma in realtà cambia qualcosa di concreto nella vita quotidiana di milioni di persone. Anni di frustrazioni — email a se stessi, cloud come tappabuchi, tentativi goffi con Bluetooth — condensati in una singola funzione che finalmente abbatte il muro tra i due ecosistemi dominanti.
Devo dirtelo chiaramente: il fatto che Google abbia costruito questa compatibilità senza aspettare il benestare di Apple è tecnicamente impressionante. E che Apple, spinta anche dalla pressione regolatoria, abbia dovuto aprire il protocollo al Wi-Fi Aware è un segnale che il modello del “giardino chiuso” comincia a scricchiolare — lentamente, ma scricchiola.
La vera domanda ora non è “funziona?” — funziona, e lo farà sempre meglio. La domanda è: fino a dove arriverà la lista dei dispositivi supportati? Chi ha un Galaxy S22 o un Pixel 8 starà guardando questa lista con l’ansia di chi controlla se il proprio nome è su una lista di ospiti. Google e Samsung stanno facendo i roll-out modello per modello, il che è comprensibile ma inevitabilmente frustrante. A mio parere, la pressione degli utenti porterà a un’accelerazione: entro fine 2026, la lista sarà molto più lunga di quanto siamo abituati a vedere oggi.





