- 1 Cos’è la Bitcoin Yardstick e perché se ne parla adesso
- 2 Perché oggi lampeggia “cheap value”
- 3 Il punto chiave: prezzo contro hashrate, una divergenza rara
- 4 La stranezza di gennaio: quando il grafico ha fatto un salto
- 5 Ok, ma vuol dire che il bottom è fatto? Spoiler: no
- 6 Considerazioni finali
- 7 FAQ
Cos’è la Bitcoin Yardstick e perché se ne parla adesso
Negli ultimi giorni sta girando parecchio un grafico condiviso da Charles Edwards (Capriole Investments) con una frase piuttosto netta: Bitcoin sarebbe “off the chart” in area deep value.
La metrica in questione si chiama Bitcoin Yardstick e prova a fare una cosa semplice: tradurre “quanto vale” Bitcoin rispetto a quanto lavoro energetico (e quindi potenza di calcolo) serve per mantenerne sicura la rete. È un ragionamento un po’ da “P/E ratio” del mondo azionario, ma qui al posto degli utili ci finisce l’hashrate.
In pratica:
Bitcoin Yardstick = Market cap / Hashrate, poi il valore viene “normalizzato” con uno Z-score su finestra mobile di 2 anni (così capisci se sei sopra o sotto la media storica).
E sì: detta così sembra quasi un giocattolo da analisti, ma quando una metrica del genere tocca estremi storici, di solito merita almeno cinque minuti di attenzione.
Perché oggi lampeggia “cheap value”
Secondo la definizione resa popolare dallo stesso Edwards (e ripresa anche da dashboard e data provider), ci sono soglie abbastanza chiare:
- Sotto -1σ: area “cheap” (sottovalutazione relativa)
- Sopra +2σ: area “risky”
- Sopra +3σ: area “expensive”
Quello che colpisce, nel grafico riportato in queste ore, è che la Yardstick sarebbe scivolata più in basso dei minimi del bear market 2022.
Tradotto: il prezzo (e quindi la market cap) è sceso o è rimasto depresso, mentre l’hashrate è rimasto molto più resiliente. Ed è proprio lì che la metrica “strilla”.
Un altro dato che ha fatto discutere: a febbraio Bitcoin avrebbe toccato minimi intorno ai 59.000 dollari, con una Yardstick arrivata a circa 0,35 e poi risalita verso 0,40 rimanendo comunque in zona “cheap”.
Il punto chiave: prezzo contro hashrate, una divergenza rara
Qui sta la storia vera. In questi cicli, l’hashrate non è più quel numero “fragile” che si sgonfia al primo scossone. Anche con un drawdown importante dal massimo (si parla di oltre -40% rispetto ai top di ottobre 2025), l’hashrate sarebbe rimasto vicino ai massimi storici, attorno alla soglia psicologica di 1 zettahash al secondo.
Questo significa due cose, entrambe interessanti:
- La rete resta molto sicura (tanta potenza = attaccare Bitcoin costa caro).
- Il mercato, però, sta prezzando quel livello di “sicurezza/lavoro” in modo più pessimista del solito.
È un po’ come vedere un’autostrada sempre piena di traffico e pensare: “Ok, la città funziona… ma perché le case costano così poco?”
La stranezza di gennaio: quando il grafico ha fatto un salto
Nel pezzo originale c’è un dettaglio che mi ha fatto sorridere perché è uno di quei promemoria che ti riportano coi piedi per terra: la Yardstick avrebbe avuto un picco improvviso a fine gennaio, senza che il prezzo facesse chissà cosa.
Com’è possibile? Semplice: è stato l’hashrate a muoversi. E lì entra in scena un evento “non finanziario”: una forte tempesta di neve negli Stati Uniti che avrebbe disturbato la rete elettrica, costringendo alcuni miner a ridurre il consumo e quindi la potenza online.
È il classico esempio del perché le metriche on-chain sono utili… ma non vivono nel vuoto. A volte il mercato non c’entra: c’entra il meteo.
Ok, ma vuol dire che il bottom è fatto? Spoiler: no
Qui bisogna essere onesti (e un filo noiosi): una metrica che segnala “sottovalutazione” non è una sirena che annuncia “fine bear market”. Nel 2022, per esempio, la Yardstick è rimasta in area cheap per mesi prima di un vero cambio di passo.
In più, la Yardstick è legata all’hashrate, e l’hashrate ha inerzia: hardware, contratti energetici, ottimizzazioni. Non è un termometro che cambia in tempo reale come il prezzo. Proprio per questo la divergenza può durare.
Se vuoi usarla con buon senso, io la vedo così: è una metrica da contesto macro, non da trading “oggi compro, domani vendo”. E soprattutto non è un consiglio d’investimento: è un modo per leggere il rapporto tra prezzo e fondamentali di rete.
Considerazioni finali
Da nerd delle metriche on-chain (colpevole), la Yardstick mi piace perché è brutale e chiara: mette sul tavolo una domanda che molti evitano, cioè quanto stiamo pagando per una rete che continua a macinare potenza e sicurezza come se niente fosse. Quando quel rapporto si rompe “troppo”, spesso il mercato prima o poi se ne accorge.
Detto questo, ho anche imparato a diffidare degli “estremi” presi da soli: i grafici possono essere giusti e il mercato può continuare a fare di testa sua per settimane, persino mesi. La lettura più utile, oggi, è che il prezzo sta trattando la rete con un certo scetticismo, mentre la rete (miner compresi) non sta affatto “staccando la spina”. E questa, nel lungo periodo, è una tensione che raramente resta in equilibrio.
FAQ
La Bitcoin Yardstick è affidabile?
È una metrica interessante per capire cicli e fasi di mercato, ma non è una “macchina dei segnali”. Va letta come contesto, non come oracolo.
Perché usa l’hashrate invece di altri dati?
Perché l’hashrate è un proxy del “lavoro” fatto per proteggere la rete: più potenza, più sicurezza (e più costoso attaccarla).
Cosa significa “sotto -1σ” nella Yardstick?
È una soglia statistica rispetto alla media storica: sotto -1 deviazione standard viene spesso definita area “cheap”.
Se è sottovalutato, allora Bitcoin deve salire?
Non “deve”. Storicamente può restare in sottovalutazione per un po’. La metrica suggerisce un disallineamento, non la tempistica della correzione.
Perché la Yardstick può cambiare anche se il prezzo non si muove?
Perché cambia l’hashrate: eventi energetici, meteo, spegnimenti temporanei dei miner possono far oscillare il denominatore e quindi il rapporto.





