- 1 La tastiera tascabile che è anche power bank: Clicks Power Keyboard
- 2 Clicks Communicator: il “secondo telefono” che ti riporta alle cose essenziali
- 3 Remote editing senza cloud (e senza preghiere): OWC + Strada
- 4 Touchscreen su MacBook prima di Apple: la soluzione “snap-on” di Intricuit
- 5 TV davvero wireless: Displace spinge forte (e non solo per marketing)
- 6 Wireless più “normale”: la strada di mezzo tra salotto e ufficio
- 7 Considerazioni finali
Se c’è una cosa che il CES sa fare benissimo è farti perdere la bussola: robot che salutano, AI dappertutto, stand luminosi come un set di Netflix. Poi però, in mezzo al rumore, spuntano quei prodotti “piccoli” che ti restano addosso perché risolvono frizioni reali. Quest’anno, la parola che mi è rimasta in testa è una sola: libertà. Libertà di scrivere meglio, lavorare in mobilità senza compromessi ridicoli e… appendere una TV senza trapano e senza fili (sì, davvero).
La tastiera tascabile che è anche power bank: Clicks Power Keyboard
Clicks aveva già giocato bene la carta nostalgia con le cover in stile BlackBerry. Al CES 2026, però, l’ha resa più concreta: una tastiera Bluetooth “slide-out” con batteria integrata che può anche ricaricare lo smartphone in emergenza.
L’idea è quasi banalmente geniale: la butti nello zaino, la tiri fuori quando serve, la colleghi e improvvisamente rispondi a mail e messaggi come una persona civile. Dentro c’è una batteria da 2.150 mAh e ricarica wireless Qi a 5W (non ti salva una giornata intera, ma ti evita lo 0% nel momento peggiore). E soprattutto: Bluetooth LE 5.4, un peso che resta gestibile, e la possibilità di gestire più dispositivi senza diventare matto.
Io ho sempre trovato che il “digitare sul vetro” vada bene finché non devi essere veloce e preciso. Appena devi scrivere davvero, i tasti fisici tornano a sembrare… logici.
Clicks Communicator: il “secondo telefono” che ti riporta alle cose essenziali
Qui la nostalgia diventa quasi una posizione filosofica. Clicks Communicator è un telefono Android pensato esplicitamente per stare accanto al tuo smartphone principale: meno feed, più messaggi, più comunicazione.
Sulla scheda tecnica, comunque, non scherza: Android 16, display AMOLED da 4,03″, batteria 4.000 mAh (con tecnologia silicon-carbon), 256 GB con espansione microSD fino a 2 TB, fotocamera principale 50 MP con stabilizzazione ottica, frontale 24 MP. E sì, c’è anche quel dettaglio che nel 2026 sembra un cameo: jack da 3,5 mm.
Quello che mi intriga non è tanto l’effetto “revival BlackBerry”, ma l’idea di separare di nuovo i ruoli: uno schermo per consumare, un altro per comunicare e lavorare. Una specie di dieta digitale, ma fatta con l’hardware invece che con la forza di volontà (che, diciamolo, dura due giorni).
Remote editing senza cloud (e senza preghiere): OWC + Strada
La parte più “pro” di questo CES, per me, è anche la più sottovalutata: una collaborazione tra OWC e Strada che punta a rendere il video editing remoto più sensato, usando un approccio peer-to-peer invece del solito “carica tutto sul cloud e aspetta”.
La cosa interessante è l’idea di virtual file editing: trascini file video remoti dentro la timeline locale anche quando la banda non è perfetta. Se funziona davvero come promesso, è una di quelle soluzioni che cambiano la routine quotidiana per chi lavora con file pesanti e team distribuiti. Meno attese, meno duplicazioni, meno “ti ho mandato il link, dimmi se lo vedi”.
Touchscreen su MacBook prima di Apple: la soluzione “snap-on” di Intricuit
Apple continua a far finta di niente (almeno in pubblico), ma al CES 2026 Intricuit ha portato Magic Screen, un digitizer “snap-on” che rende touch i MacBook con Apple Silicon: si allinea con i magneti del display, si collega con un solo cavo USB-C, supporta gesture e include anche uno stilo con pressione e hover. In più, viene raccontata un’autonomia molto generosa e la possibilità di usarlo anche come tavoletta da disegno standalone.
Non è la stessa cosa di un Mac progettato touch da zero, ma è esattamente il tipo di prodotto che mette pressione a Cupertino nel modo più fastidioso possibile: “si può fare, guarda”.
TV davvero wireless: Displace spinge forte (e non solo per marketing)
Qui entriamo nella categoria “sembra una demo, invece è già un prodotto”. Displace continua a insistere sul concetto di TV senza cavi, attaccata al muro con un sistema a ventose che elimina fori, staffe e parte del cablaggio che di solito rovina l’estetica.
Al CES 2026 si è parlato soprattutto di due elementi.
Il primo è una TV “pro” che punta molto sul concetto di elaborazione locale e funzioni intelligenti: controllo gestuale/voce, personalizzazione spinta e quell’inevitabile deriva verso contenuti e shopping contestuale. È il classico prodotto che divide: alcuni lo vedono come “il futuro”, altri come “un computer in salotto che vuole sapere troppo”.
Il secondo è quello davvero interessante: un hub che può rendere “wireless” una TV già tua. Qui il discorso diventa concreto perché non ti obbliga a comprare un nuovo pannello: ti promette di trasformare quello che hai in qualcosa di più modulare, più spostabile, più “temporaneo” quando serve. Dentro ci mette batteria (con autonomia che cambia parecchio a seconda della TV), una logica da mini-PC e un approccio da secondo schermo con controller dedicato.
È un modo diverso di intendere la TV: non più solo pannello, ma display modulare che puoi riposizionare, portare in un’altra stanza, usare per eventi, presentazioni o setup non permanenti.
Wireless più “normale”: la strada di mezzo tra salotto e ufficio
Se Displace è l’estremo, il CES 2026 ha mostrato anche approcci più vicini al mercato “normale”.
Da una parte ci sono soluzioni che spostano la connettività fuori dal pannello: la TV resta ultra sottile e pulita, mentre la parte “cervello” e le porte finiscono in una box separata che invia il segnale in wireless. È un compromesso intelligente: non ti promette magia totale, ma ti fa sparire il groviglio di cavi proprio dove dà più fastidio, cioè dietro lo schermo.
Dall’altra parte c’è la versione super pragmatica: adattatori HDMI wireless pensati per sale riunioni, hotel, eventi, dove vuoi collegarti a uno schermo lontano senza dipendere dalla Wi-Fi dell’ambiente e senza installare nulla. Non fanno scena, non sono sexy, però sono l’idea di “produttività” più concreta che esista: funzionare quando serve.
Considerazioni finali
La sensazione che mi lascia il CES 2026 è una piccola verità che l’industria prova a ignorare da anni: la produttività non è solo software. È input, è ergonomia, è riduzione della frizione. Una tastiera fisica che sta in tasca e si porta dietro un po’ di batteria, nel mondo reale, spesso ha più valore di molte funzioni “smart” infilate a forza in un’app.
Sul fronte TV wireless sono combattuto. L’idea di eliminare i cavi è irresistibile, ma la fisica resta la fisica: la corrente da qualche parte deve arrivare, e la batteria non è una bacchetta magica. Detto questo, mi piace vedere qualcuno provare davvero a cambiare il formato, non solo a cambiare il processore dentro. Anche se oggi è una nicchia, queste cose spostano il mercato di un centimetro alla volta. E quel centimetro, a distanza di qualche anno, lo noti eccome.






