Le probabilità che il CLARITY Act diventi legge negli Stati Uniti entro l’anno sono scese fino al 16% su Polymarket. Il calo arriva dopo che alcuni senatori democratici coinvolti nei negoziati hanno giudicato insufficiente l’ultima proposta repubblicana sulle norme etiche.
Il voto procedurale è atteso per martedì e i repubblicani devono raggiungere 60 voti per far avanzare il provvedimento. Un fallimento potrebbe bloccare una legge destinata a definire la ripartizione della vigilanza sul mercato crypto statunitense tra SEC e CFTC.
Perché l’ottimismo si è spento
La proposta repubblicana rivista aveva inizialmente spinto le probabilità del CLARITY Act al 35%, grazie anche all’ampliamento delle disposizioni etiche. La reazione positiva è però durata poco: con l’emergere delle riserve sul testo, le stime sono tornate rapidamente verso il basso.
Il senatore Mark Warner, tra i democratici impegnati nella trattativa, avrebbe detto che la clausola etica aggiornata non è «nemmeno lontanamente sufficiente». I democratici hanno quindi iniziato a preparare una controproposta, poi inviata ai negoziatori repubblicani secondo Politico, che cita tre persone a conoscenza del dossier.
Il punto centrale riguarda le tutele contro possibili conflitti d’interesse e occasioni di corruzione. Raphael Warnock ha sostenuto, secondo quanto riportato da Punchbowl News, che non dovrebbe avanzare una legge incapace di affrontare opportunità di corruzione che si starebbero verificando «in tempo reale».
I voti necessari e la divisione tra i democratici
Per superare il passaggio procedurale, i repubblicani devono ottenere 60 voti al Senato. Se il tentativo dovesse fallire martedì, il percorso della legge potrebbe fermarsi, lasciando irrisolta la definizione dei rispettivi ambiti di controllo della SEC e della CFTC sul mercato delle criptovalute negli Stati Uniti.
Ruben Gallego avrebbe definito l’ultima offerta etica ancora carente e avrebbe annunciato il lavoro su una risposta democratica. Lo staff di Elizabeth Warren, nella commissione bancaria del Senato, ha inoltre diffuso argomenti secondo cui il meccanismo di applicazione affidato ai procuratori generali degli Stati potrebbe essere superato da una decisione dei funzionari etici della Casa Bianca.
Non tutti i democratici si oppongono però all’avanzamento del testo. Kirsten Gillibrand avrebbe esortato privatamente i colleghi a sostenere la mozione procedurale. Sul fronte repubblicano, Cynthia Lummis ha dichiarato che il presidente Donald Trump avrebbe già accettato due importanti disposizioni etiche e che non resterebbe altro da concedere ai democratici.
Alle riserve emerse al Senato si aggiunge l’opposizione di una coalizione di 18 procuratori generali statali. La resistenza rappresenta un ulteriore fattore di incertezza sulla capacità dei repubblicani di raccogliere i voti necessari per far avanzare il provvedimento.
Le critiche di banche e interessi tribali
Lo scontro non si limita alle norme etiche. L’Indian Gaming Association, organizzazione nazionale che rappresenta gli interessi del gioco tribale, ha invitato le tribù aderenti a spingere i senatori a votare contro il provvedimento. A suo giudizio, le modifiche proposte per la finanza decentralizzata non rispondono alle preoccupazioni relative ai mercati predittivi.
L’associazione chiede una formulazione esplicita: le norme federali sulle commodity non dovrebbero prevalere sulle leggi tribali o statali in materia di gioco, incluso l’Indian Gaming Regulatory Act.
Otto associazioni di categoria bancarie contestano invece la disciplina dei premi sulle stablecoin. Secondo i gruppi, il testo non chiuderebbe le scappatoie che permetterebbero ricompense assimilabili agli interessi sui depositi. Il previsto «interruttore» regolatorio, sempre secondo queste organizzazioni, entrerebbe in funzione soltanto dopo una fuga di depositi già rilevante dalle banche locali.
Che cosa chiede l’industria crypto
Le associazioni del settore crypto stanno spingendo nella direzione opposta. Summer Mersinger, CEO della Blockchain Association, ha affermato che l’industria avrebbe accettato concessioni significative per costruire un sostegno bipartisan e ha invitato ogni senatore a votare a favore.
Per Mersinger, il CLARITY Act fornirebbe regole più chiare, maggiori protezioni per i consumatori e strumenti contro le attività illecite, evitando al tempo stesso che posti di lavoro, sviluppatori e innovazione legati alle criptovalute si spostino all’estero.
Domande frequenti
Che cosa deve accadere martedì?
I repubblicani devono raccogliere 60 voti al Senato per far avanzare il CLARITY Act con una mozione procedurale. Senza quei voti, l’iter legislativo potrebbe subire uno stallo.
Perché i democratici chiedono modifiche?
Le riserve riportate riguardano soprattutto l’efficacia delle disposizioni etiche e i possibili conflitti d’interesse. Alcuni democratici stanno lavorando a una controproposta.
Quali sono le obiezioni delle banche?
Otto gruppi bancari ritengono che la proposta lasci aperte scappatoie per premi sulle stablecoin paragonabili agli interessi sui depositi e che le protezioni previste intervengano troppo tardi.
Considerazioni finali
Il passaggio più delicato non è soltanto il dato di Polymarket, ma la distanza ancora evidente fra le parti su garanzie etiche e poteri di applicazione delle regole. Una legge che dovrebbe chiarire la supervisione del mercato crypto rischia di rallentare proprio perché non ha ancora risolto le tutele richieste da una parte decisiva del Senato.
Le critiche parallele di banche, rappresentanti tribali e procuratori generali statali mostrano inoltre quanto il testo tocchi interessi diversi dalla sola industria delle criptovalute. Il punto che pesa di più resta aritmetico e politico: senza 60 voti, la ripartizione dei compiti tra SEC e CFTC rimane senza il quadro legislativo che il provvedimento vorrebbe creare.

