Il mistero della dispersione degli uccelli giganti incapaci di volare
Le autruche, gli emeus, i nandù e altri uccelli giganti incapaci di volare popolano oggi sei continenti separati da oceani. La loro diffusione globale ha affascinato gli scienziati per decenni, poiché queste creature massicce non possono attraversare i mari né volando né nuotando. Come hanno fatto, quindi, a colonizzare terre così distanti tra loro? La risposta potrebbe risiedere in un passato remoto, grazie a fossili eccezionalmente ben conservati.
Un viaggio nel tempo: la teoria della Pangea
Una teoria antica suggeriva che gli antenati di questi uccelli, noti come paleognati, avessero semplicemente camminato fino a queste regioni quando tutte le terre erano unite in un supercontinente chiamato Pangea, tra 320 e 195 milioni di anni fa. Quando la Pangea si frammentò, gli uccelli si sarebbero ritrovati isolati su diversi continenti. Tuttavia, questa idea non regge di fronte ai dati genetici, che indicano che l’ultimo antenato comune dei paleognati visse circa 79,6 milioni di anni fa, ben dopo la disgregazione della Pangea.
Scoperte recenti: il fossile di Lithornis promiscuus
Per risolvere questo enigma, Klara Widrig, zoologa specialista dei vertebrati al Museo nazionale di storia naturale di Washington, e il suo team hanno studiato un fossile straordinario di Lithornis promiscuus, un antico paleognato risalente a 59-56 milioni di anni fa. Sebbene non sia l’antenato diretto delle specie attuali, offre il miglior sguardo sulla loro apparenza e capacità. L’analisi dettagliata del suo sternum, l’osso a cui si attaccano i muscoli del volo, ha rivelato somiglianze sorprendenti con uccelli moderni capaci di voli aerobici prolungati, come gli aironi e le egrette.
La capacità di volo e l’evoluzione convergente
Questi risultati, pubblicati su Biology Letters, indicano che Lithornis promiscuus poteva effettuare voli battuti su lunghe distanze, permettendogli potenzialmente di attraversare oceani. Questa capacità spiegherebbe come i paleognati ancestrali abbiano potuto raggiungere continenti isolati. Una volta stabiliti, questi uccelli hanno evoluto indipendentemente verso il gigantismo e la perdita del volo, un fenomeno noto come evoluzione convergente, dove specie diverse sviluppano tratti simili in risposta a ambienti comparabili.
Adattamenti e sopravvivenza
Le condizioni favorevoli alla perdita del volo includono l’assenza di predatori e un’alimentazione accessibile al suolo. Dopo l’estinzione dei dinosauri non aviani 66 milioni di anni fa, il mondo era ampiamente privo di grandi predatori, offrendo un’opportunità unica agli uccelli terrestri di abbandonare il volo, costoso in termini energetici. Più tardi, di fronte all’emergere di nuovi predatori mammiferi, alcune specie sono diventate imponenti come il casuario, mentre altre hanno sviluppato strategie diverse per sopravvivere.
Considerazioni finali
La storia della dispersione degli uccelli giganti incapaci di volare è un affascinante esempio di come la scienza possa svelare i misteri del passato attraverso l’analisi di fossili e dati genetici. La capacità di volo di Lithornis promiscuus offre una spiegazione plausibile per la loro diffusione globale, mentre l’evoluzione convergente dimostra come specie diverse possano adattarsi in modi simili a condizioni ambientali comparabili. Questo studio non solo arricchisce la nostra comprensione dell’evoluzione degli uccelli, ma ci invita anche a riflettere su come la vita sulla Terra sia in continua trasformazione.
Fonte: Techno Science





