- 1 Cos’è SPID e perché serve ancora
- 2 Cosa serve per ottenere lo SPID
- 3 Come ottenere lo SPID passo dopo passo
- 4 SPID gratis o a pagamento: cosa cambia nel 2026
- 5 Quale metodo conviene scegliere
- 6 SPID, CIE e IT Wallet: cosa sta succedendo davvero
- 7 Gli errori da evitare quando si richiede SPID
- 8 Quanto tempo serve per ottenere SPID
- 9 Considerazioni finali
- 10 FAQ
Lo SPID è una di quelle cose che molti rimandano finché non arriva il classico momento scomodo: bonus da richiedere, accesso all’INPS, fascicolo sanitario, dichiarazione precompilata, concorso pubblico, pratica comunale. A quel punto si scopre che non basta “fare una password”, perché l’identità digitale richiede un riconoscimento vero e proprio. E qui iniziano i dubbi: meglio PosteID, Sielte, Lepida, Namirial, Aruba, InfoCamere? Serve la carta d’identità elettronica? Si paga? È ancora utile oppure conviene passare direttamente alla CIE?
La risposta più onesta è questa: SPID è ancora uno strumento centrale per accedere ai servizi digitali, ma il 2026 è un anno di passaggio. Non perché SPID sia diventato inutile, anzi. Piuttosto perché il quadro si è fatto meno “automatico” di qualche anno fa: alcuni provider hanno introdotto costi, la Carta d’Identità Elettronica pesa sempre di più e l’IT Wallet dentro app IO sta spostando l’identità digitale verso un modello più integrato.
In pratica, oggi ottenere lo SPID ha ancora senso, soprattutto se si vuole entrare rapidamente nei servizi online della Pubblica Amministrazione. Però va scelto con un minimo di attenzione, perché non tutti i percorsi sono uguali.
Cos’è SPID e perché serve ancora
SPID, acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale, è l’identità digitale che permette di accedere con credenziali personali ai servizi online della Pubblica Amministrazione e di alcuni soggetti privati. È il classico pulsante “Entra con SPID” che ormai troviamo su INPS, Agenzia delle Entrate, Fascicolo Sanitario Elettronico, portali regionali, servizi comunali e piattaforme scolastiche.
La sua forza è sempre stata la semplicità: una coppia di credenziali, un’app o un codice di conferma, e si entra. Niente file agli sportelli per ogni pratica, niente account diversi per ogni sito pubblico. Dal punto di vista dell’esperienza utente è stato uno dei pochi progetti digitali italiani davvero capaci di diventare abitudine quotidiana.
Il punto, però, è che SPID non è rilasciato direttamente dallo Stato al cittadino come avviene per la Carta d’Identità Elettronica. Viene emesso da gestori di identità digitale, cioè provider autorizzati e vigilati. Le credenziali ottenute da un gestore hanno la stessa validità di quelle ottenute da un altro. Cambiano però i costi, le modalità di riconoscimento, i tempi e la comodità della procedura.
Cosa serve per ottenere lo SPID
Prima di iniziare la richiesta conviene preparare tutto. Non è una procedura complicata, ma si blocca facilmente se manca un documento o se il telefono non è a portata di mano.
Servono di solito:
- un documento italiano valido, come carta d’identità, patente o passaporto;
- tessera sanitaria o codice fiscale;
- indirizzo email personale;
- numero di cellulare personale;
- uno smartphone, quasi sempre indispensabile per app, codici OTP o riconoscimento.
Qui c’è un dettaglio che spesso crea confusione: il permesso di soggiorno, da solo, non basta per ottenere SPID. Un cittadino straniero residente in Italia deve avere un documento italiano idoneo, ad esempio una carta d’identità rilasciata dal Comune, oltre al codice fiscale.
Altro punto pratico: l’email e il numero di telefono devono essere personali. Usare la mail di un familiare o il numero di qualcun altro può sembrare una scorciatoia, ma prima o poi diventa un problema, soprattutto quando bisogna recuperare le credenziali o autorizzare un accesso.
Come ottenere lo SPID passo dopo passo
La procedura cambia leggermente da provider a provider, ma la logica resta quasi sempre la stessa.
1. Scegliere il provider
Il primo passaggio è scegliere un gestore di identità digitale. Tra quelli più noti troviamo PosteID, SielteID, Lepida, Namirial, Aruba, InfoCert, TIM ID, Register, TeamSystem e ID InfoCamere. Non bisogna scegliere “il migliore in assoluto”, perché non esiste. Bisogna scegliere quello più adatto alla propria situazione.
Chi ha già una Carta d’Identità Elettronica con PIN può spesso completare tutto online in modo rapido. Chi non ha CIE, firma digitale o CNS potrebbe preferire il riconoscimento di persona. Chi vive all’estero deve guardare con attenzione le modalità online disponibili per residenti AIRE o cittadini italiani fuori dall’Italia.
2. Registrarsi sul sito del gestore
Una volta scelto il provider, si entra nel suo sito e si avvia la richiesta. Vengono chiesti dati anagrafici, codice fiscale, documento, email, numero di cellulare e creazione delle credenziali.
Qui vale la pena essere precisi. Un errore nel nome, nel numero del documento o nella data di scadenza può rallentare tutto. Meglio perdere due minuti in più nella compilazione che dover correggere la pratica dopo.
3. Effettuare il riconoscimento
Il riconoscimento è la parte centrale. Serve a dimostrare che chi sta chiedendo SPID è davvero la persona associata ai documenti inseriti.
Le modalità più comuni sono:
- di persona, presso sportelli o punti abilitati;
- via webcam, con operatore;
- tramite CIE, usando app o lettore compatibile;
- tramite CNS o tessera sanitaria con chip, se attiva e con PIN;
- tramite firma digitale;
- audio-video con bonifico simbolico, dove previsto.
La modalità più comoda, a mio parere, è quella con Carta d’Identità Elettronica e smartphone NFC, perché permette di fare tutto da casa senza appuntamenti. Però non è sempre la più semplice per tutti: serve avere il PIN della CIE, uno smartphone compatibile e un minimo di familiarità con app e lettura NFC. Per chi non mastica tecnologia, lo sportello fisico resta ancora il metodo più rassicurante.
4. Attivare le credenziali
Dopo il riconoscimento, il provider conferma l’attivazione. A quel punto si possono usare username, password e secondo fattore di autenticazione. In genere il secondo fattore passa dall’app del gestore, da una notifica push o da un codice temporaneo.
Da quel momento SPID è pronto. Quando si entra su un servizio pubblico, si seleziona il proprio provider, si inseriscono le credenziali e si autorizza l’accesso.
SPID gratis o a pagamento: cosa cambia nel 2026
Fino a qualche tempo fa molti davano per scontato che SPID fosse gratis sempre e comunque. Nel 2026 questa idea va aggiornata. L’uso di SPID per accedere ai servizi pubblici resta gratuito per il cittadino, ma il rilascio o il mantenimento dell’identità digitale può avere costi in base al provider e alla modalità scelta.
Il caso più discusso è PosteID: dal 1° gennaio 2026 la funzionalità di accesso ai servizi SPID prevede un corrispettivo annuale, con primo anno gratuito salvo eventuali costi legati alla modalità di identificazione. Se non si paga, l’accesso SPID viene sospeso, non cancellato subito, e può essere ripristinato entro il periodo previsto dal servizio.
Questo ha cambiato parecchio la percezione degli utenti, perché PosteID è stato per anni il nome più popolare. Però non significa che “SPID è diventato tutto a pagamento”. Alcuni provider mantengono modalità gratuite, spesso se si usa CIE, CNS o firma digitale. Altri fanno pagare il riconoscimento via webcam o alcuni canali specifici.
La cosa più intelligente da fare oggi è questa: prima di registrarsi, guardare bene costo iniziale, eventuale canone annuo e modalità di riconoscimento. Non fermarsi al nome più famoso. Il provider più comodo per una persona può non esserlo per un’altra.
Quale metodo conviene scegliere
Per un utente medio, la scelta si può riassumere così.
Chi ha già CIE con PIN e uno smartphone NFC dovrebbe orientarsi verso un provider che consente riconoscimento online gratuito o comunque rapido tramite documento elettronico. È il percorso più pulito, moderno e meno dipendente da appuntamenti.
Chi non ha la CIE ma possiede una tessera sanitaria con chip attiva, CNS o firma digitale può sfruttare queste opzioni, spesso molto efficienti. Serve però avere PIN e strumenti corretti, quindi non è sempre una soluzione immediata.
Chi preferisce parlare con una persona dovrebbe scegliere il riconoscimento di persona. È meno “smart”, ma evita molti intoppi a chi non vuole combattere con app, webcam, lettori e codici.
Chi vive all’estero deve prestare attenzione alle modalità contrassegnate per utilizzo fuori dall’Italia. Non tutti i provider offrono la stessa esperienza e, in questo caso, la procedura online diventa quasi obbligata.
La webcam è comoda, ma spesso è a pagamento. La userei quando serve attivare tutto rapidamente e non si ha una CIE pronta all’uso. Non è la soluzione più economica, ma in certe situazioni salva la giornata.
SPID, CIE e IT Wallet: cosa sta succedendo davvero
Negli ultimi mesi si è parlato molto di “fine dello SPID”. La questione, come spesso accade, è meno netta dei titoli che girano online. SPID continua a funzionare e continua a essere accettato su tantissimi servizi. Allo stesso tempo, la Carta d’Identità Elettronica sta diventando sempre più importante come strumento di identificazione digitale.
La CIE ha un vantaggio strutturale: è un documento emesso dallo Stato, non da provider privati. Con l’app CieID può essere usata per accedere ai servizi online, spesso con un livello di sicurezza elevato. L’arrivo dell’IT Wallet dentro app IO rende il quadro ancora più interessante, perché l’identità digitale non sarà più solo “login ai siti”, ma anche gestione di documenti digitali come patente, tessera sanitaria e altri certificati.
Qui il mio punto di vista è abbastanza chiaro: SPID resta comodissimo, ma chi oggi deve sistemare la propria identità digitale dovrebbe avere anche la CIE pronta e funzionante. Non per paranoia, ma per buon senso. Avere entrambi significa non restare bloccati se un servizio cambia metodo di accesso, se un provider introduce un costo o se un’app smette di funzionare nel momento meno opportuno.
C’è poi il tema della carta d’identità cartacea. Dal 3 agosto 2026 il documento cartaceo non sarà più valido secondo le nuove regole europee di sicurezza, anche se sul documento è indicata una scadenza successiva. Questo non vuol dire che SPID smetta automaticamente di funzionare quel giorno, ma conferma una direzione: il baricentro si sta spostando verso documenti digitali più sicuri e verificabili.
Gli errori da evitare quando si richiede SPID
Il primo errore è scegliere il provider solo perché “lo fanno tutti”. Andava bene agli inizi, quando il mercato era più semplice. Oggi conviene controllare condizioni, costi e canali disponibili.
Il secondo errore è iniziare la procedura senza avere tutto pronto. Documento scaduto, tessera sanitaria non disponibile, PIN della CIE perso, numero di telefono non aggiornato: sono piccoli dettagli che trasformano una procedura da dieci minuti in una piccola odissea.
Il terzo errore è usare credenziali deboli o salvarle in modo disordinato. SPID apre l’accesso a dati fiscali, sanitari, previdenziali e amministrativi. Non è l’account di un forum dimenticato. Va protetto bene, con password robusta e accesso all’app del provider tenuto sotto controllo.
Il quarto errore è ignorare email e notifiche del gestore. Se il documento associato scade, se cambia una condizione economica o se serve aggiornare un dato, il provider lo comunica. Lasciare tutto lì senza leggere può portare alla sospensione dell’accesso proprio quando serve.
Quanto tempo serve per ottenere SPID
I tempi variano molto. Con CIE, CNS o firma digitale, in alcuni casi si può completare tutto in pochi minuti. Con il riconoscimento via webcam dipende dalla disponibilità degli operatori. Con il riconoscimento di persona entrano in gioco appuntamenti, sportelli e orari.
Nella pratica, chi ha già gli strumenti digitali pronti può ottenere SPID anche nella stessa giornata. Chi parte da zero dovrebbe mettere in conto qualche giorno, soprattutto se deve prenotare un riconoscimento fisico o recuperare PIN e documenti.
Ed è proprio qui che SPID mostra ancora il suo lato più “italiano”: quando funziona, è velocissimo; quando manca un pezzo, costringe a inseguire sportelli, codici e conferme. Non è drammatico, ma conviene non aspettare l’ultimo giorno prima di una scadenza.
Considerazioni finali
Ottenere lo SPID nel 2026 è ancora una scelta sensata, ma non va fatta in automatico. Il panorama è cambiato: alcuni servizi sono diventati a pagamento, la CIE sta prendendo più spazio e l’IT Wallet sta trasformando l’identità digitale in qualcosa di più ampio del semplice login.
La strategia migliore, oggi, è pragmatica: attivare SPID scegliendo il provider più conveniente per il proprio caso e, allo stesso tempo, sistemare la Carta d’Identità Elettronica. SPID resta pratico e immediato, soprattutto per chi accede spesso ai servizi della PA. La CIE è il paracadute più solido per il futuro prossimo.
Da blogger tech, trovo che il vero tema non sia “SPID contro CIE”. Questa narrazione da derby serve a poco. Il vero punto è avere un’identità digitale che funzioni quando serve, senza costi imprevisti, senza recuperi password impossibili e senza dipendere da un solo canale. In un Paese dove molte pratiche pubbliche sono finalmente diventate online, non è più una questione da smanettoni: è normale manutenzione della propria vita digitale.
FAQ
SPID è ancora valido nel 2026?
Sì, SPID è ancora valido e viene usato per accedere a molti servizi online della Pubblica Amministrazione e di soggetti privati aderenti. Il contesto sta evolvendo verso un uso più forte della CIE e dell’IT Wallet, ma SPID non è sparito.
Quanto costa ottenere lo SPID?
Dipende dal provider e dalla modalità di riconoscimento. Alcuni percorsi possono essere gratuiti, soprattutto con CIE, CNS o firma digitale. Altri, come webcam o servizi specifici, possono essere a pagamento. Dal 2026 anche il mantenimento di alcuni servizi SPID può prevedere un canone.
Posso ottenere SPID senza Carta d’Identità Elettronica?
Sì. È possibile usare anche carta d’identità valida, patente o passaporto, in base alle modalità accettate dal provider. La CIE però rende spesso più semplice il riconoscimento online.
Qual è il provider SPID migliore?
Non esiste un migliore per tutti. Conta la modalità di riconoscimento più comoda, il costo, la presenza di sportelli vicini, l’app, il supporto e l’eventuale canone. Chi ha CIE e smartphone NFC dovrebbe valutare provider con attivazione online semplice.
Serve lo smartphone per usare SPID?
Nella maggior parte dei casi sì. Lo smartphone serve per autorizzare gli accessi tramite app del provider, ricevere notifiche o generare codici temporanei. Alcuni sistemi permettono anche OTP via SMS, ma l’app resta la soluzione più diffusa.
SPID e CIE sono la stessa cosa?
No. SPID è un’identità digitale rilasciata da gestori autorizzati. La CIE è un documento d’identità elettronico emesso dallo Stato, che può essere usato anche per accedere ai servizi online tramite app CieID o strumenti compatibili.
Conviene fare SPID o usare direttamente la CIE?
Conviene avere entrambi. SPID è ancora molto comodo e diffuso, mentre la CIE rappresenta una strada sempre più centrale per l’identità digitale italiana. Usarli insieme riduce il rischio di restare bloccati.
Posso avere più SPID con provider diversi?
Sì, è possibile avere identità SPID rilasciate da provider diversi. Non è sempre necessario, ma può essere utile per chi vuole un’alternativa in caso di problemi con un gestore.




