Esplorazione spaziale: Venere, la nostra vicina misteriosa
L’esplorazione spaziale spesso si concentra su Marte, ma Venere, la nostra vicina più prossima, nasconde molti misteri. La sua superficie è un vero inferno, ma la sua atmosfera, a una certa altitudine, offre condizioni più miti. Un progetto audace, chiamato “EVE”, propone di esplorare Venere con un pallone autonomo, capace di produrre il proprio gas portante e la propria energia, aprendo la strada a un’esplorazione senza limiti di tempo.
Le sfide dell’esplorazione vénusiana
Diverse missioni hanno già esplorato Vénus, come le sonde sovietiche Venera. Tuttavia, la loro durata è stata limitata dalle condizioni estreme: temperature che superano i 450°C e una pressione schiacciante. L’uso di palloni stratosferici, come nelle missioni sovietiche Vega, offre un’alternativa per studiare l’alta atmosfera. Tuttavia, la perdita di gas e l’approvvigionamento energetico rimangono ostacoli significativi. L’atmosfera corrosiva di Venere, carica di acido solforico, rappresenta una sfida per gli equipaggiamenti. Queste limitazioni hanno finora ridotto la durata delle missioni vénusiane.
Una soluzione innovativa: il progetto EVE
Il progetto EVE (Exploring Venus with Electrolysis) propone un approccio innovativo. Ispirato dall’esperimento MOXIE su Marte, che ha prodotto ossigeno dal CO2 marziano, EVE utilizzerebbe l’elettrolisi a ossido solido (SOE) per estrarre ossigeno e monossido di carbonio (CO) dal CO2 vénusiano, abbondante nell’atmosfera. Questo processo, già testato su Marte, consiste nel dividere il diossido di carbonio in ossigeno e monossido di carbonio. Questa tecnologia potrebbe essere adattata per funzionare nell’atmosfera di Venere, offrendo una fonte potenziale di gas portante e di energia. L’efficienza energetica del processo SOE deve essere ottimizzata per raggiungere un rendimento di conversione del CO2 in O2 e CO del 75%, sufficiente per mantenere la galleggiabilità e l’autonomia del pallone.
Un pallone autonomo e sostenibile
L’ossigeno prodotto da EVE potrebbe sostituire il gas iniziale del pallone, garantendo una galleggiabilità costante. Inoltre, una parte del CO e dell’ossigeno potrebbe essere utilizzata per produrre energia durante la notte vénusiana, offrendo una fonte di energia continua. Il pallone diventerebbe così autonomo, in grado di sostenere un’esplorazione prolungata di Venere. L’équipe del MIT sta considerando l’uso di rivestimenti resistenti, come il Teflon, per proteggere i componenti dagli effetti corrosivi dell’atmosfera vénusiana.
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