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Gioco d’azzardo in Italia, un primato europeo basato sui numeri o sulla trasparenza?

Stabilire la posizione dell’Italia nel panorama europeo del gioco d’azzardo è un esercizio complesso, che svela una realtà ben più sfumata di quanto suggeriscano i titoli sensazionalistici. Da un lato, i dati nazionali descrivono un mercato dalle dimensioni colossali, suggerendo un primato quasi incontrastato; dall’altro, le metodologie di rilevazione rendono i confronti internazionali tecnicamente ardui e spesso fuorvianti. La questione infatti non è se gli italiani giochino molto, ma se giochino più degli altri e in che modo. 

La risposta si cela nell’analisi della struttura del mercato e, soprattutto, nella trasparenza unica del sistema di monitoraggio italiano, che finisce per posizionare il nostro Paese sotto una lente d’ingrandimento che manca altrove, trasformando quello che potrebbe essere un primato di trasparenza in un apparente primato di consumo.

Il quadro italiano è, senza dubbio, impressionante. Secondo i dati emersi da un’interrogazione parlamentare, la raccolta totale del gioco, ovvero l’insieme delle puntate, ha superato i 157 miliardi di euro nel 2024, una cifra che rappresenta circa il 7,1% del PIL nazionale, superando persino la spesa sanitaria pubblica. 

Questo volume d’affari è generato da un bacino di circa 18 milioni di persone che hanno tentato la sorte almeno una volta, tra cui 1,5 milioni di giocatori considerati patologici. Il mercato si divide tra un comparto online da 92 miliardi e uno fisico da 65 miliardi, quest’ultimo alimentato in modo decisivo da una rete capillare di apparecchi di macchinette a premi, meglio note come slot machine, presenti in bar, tabaccherie e sale dedicate su tutto il territorio. Questa diffusione capillare è confermata anche dall’analisi di Federconsumatori, secondo cui i centri con meno di 10.000 abitanti generano quasi il 22% della raccolta online nazionale.

Il problema principale nel confrontare questi numeri con quelli di altri Paesi risiede proprio nel concetto di “raccolta”. L’Italia è l’unica nazione a disporre di un sistema centralizzato, gestito da Sogei per conto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che traccia telematicamente ogni singola puntata effettuata nel circuito legale. Questa voce, ovvero il totale dei soldi puntati, è del tutto sconosciuta all’estero. Le statistiche internazionali, infatti, si basano prevalentemente sui bilanci degli operatori, che riportano i margini lordi: la cifra che rimane dopo aver pagato vincite e tasse, non l’intero flusso di denaro giocato. 

Questo significa che confrontare la raccolta italiana con i dati esteri è come paragonare voci contabili completamente diverse, un errore che porta spesso a conclusioni affrettate sul presunto “triste primato” italiano. Come sottolineato dalla società di analisi H2 Gambling Capital, le loro rilevazioni aggregano informazioni di mercato ma non si focalizzano sul comportamento specifico dei singoli giocatori nei vari Paesi.

Questa discrepanza metodologica spiega perché esistono classifiche internazionali apparentemente contraddittorie. Uno studio dell’Economist, basato su dati del 2017, posizionava l’Italia al primo posto in Europa per somme perse dai giocatori (circa 19 miliardi di dollari), appena davanti al Regno Unito. 

Tuttavia, uno studio più recente pubblicato da BonusFinder Italia nel 2025 ribalta questa prospettiva, collocando l’Italia solamente al quinto posto nel continente. Questa analisi valuta i mercati nazionali non solo sulla base dei ricavi, ma anche delle infrastrutture fisiche. In questa graduatoria, il Regno Unito domina con un punteggio di 9,71 su 10, seguito da Germania e Francia. La ragione del posizionamento italiano non è un volume d’affari inferiore, che supera comunque i 13 miliardi di dollari, ma un fattore puramente strutturale.

La chiave di lettura del quinto posto italiano risiede infatti nel bassissimo numero di casinò fisici. Mentre la Francia vanta 205 case da gioco terrestri e il Regno Unito ne conta 144, l’Italia ne ha un numero considerato irrisorio. Il mercato italiano si configura quindi come un gigante del gioco europeo con una struttura atipica: il suo enorme volume d’affari è spinto da un fortissimo mercato digitale, dalle lotterie e da una passione diffusa per apparecchi come slot e VLT.  È un modello che privilegia un gioco frammentato e capillare anziché concentrato in grandi strutture dedicate. 

In sintesi, l’Italia è senza dubbio uno dei mercati più ricchi e importanti d’Europa, ma la sua leadership in termini di consumo assoluto è un’affermazione difficile da provare. Il suo vero primato, forse, è quello di essere un Paese che, grazie alla sua tecnologia di controllo, non nasconde i propri numeri, finendo per essere l’unico di cui si conosce veramente la reale e impressionante dimensione del fenomeno.

Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
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