I buchi neri potrebbero essere contributori inaspettati all’emergere della vita nell’universo? Una recente ricerca suggerisce che il loro intenso radiazione potrebbe effettivamente proteggere i pianeti vicini. Questa scoperta sfida la nostra comprensione delle condizioni necessarie per l’apparizione della vita.
I nuclei attivi di galassie (NAG), buchi neri supermassicci in fase di intensa attività, emettono una potente radiazione ultravioletta. Contrariamente alle aspettative, questa radiazione potrebbe favorire la formazione di ozono nelle atmosfere ricche di ossigeno. Questo meccanismo offrirebbe una protezione contro i raggi cosmici nocivi, creando un ambiente più accogliente per la vita.
Le simulazioni informatiche hanno permesso di studiare l’impatto della radiazione dei NAG su pianeti simili alla Terra. I risultati mostrano che l’effetto protettivo dipende dalla distanza dalla fonte e dalla composizione atmosferica. Un’atmosfera ossigenata reagisce formando uno strato di ozono più spesso, rafforzando così la protezione contro i raggi UV.
La storia della Terra offre un interessante parallelo. Circa due miliardi di anni fa, i primi organismi produttori di ossigeno hanno avviato un processo simile. La radiazione solare ha contribuito alla formazione di ozono, permettendo alla vita di diversificarsi. Questo meccanismo di retroazione positiva potrebbe essere universale.
Cosa accadrebbe se la Terra fosse più vicina a un NAG? Le simulazioni rivelano che in un’atmosfera povera di ossigeno, la radiazione sarebbe distruttiva. Tuttavia, con livelli di ossigeno simili a quelli attuali, uno strato di ozono si formerebbe rapidamente, proteggendo la vita in superficie.
I ricercatori hanno utilizzato il software PALEO per modellare le reazioni chimiche nell’atmosfera di esopianeti. Questo strumento, inizialmente progettato per studiare gli effetti della radiazione solare, si è rivelato adatto per analizzare l’impatto dei NAG. I risultati aprono nuove prospettive sull’abitabilità galattica.
La scoperta di una retroazione positiva nelle atmosfere ossigenate è stata una sorpresa. Suggerisce che la vita, una volta stabilita, potrebbe beneficiare di una protezione accresciuta contro le radiazioni cosmiche. Questa interazione tra la vita e il suo ambiente potrebbe essere diffusa.
Come influenza il radiazione dei nuclei attivi di galassie l’atmosfera dei pianeti? La radiazione ultravioletta dei NAG interagisce con le molecole di ossigeno nell’atmosfera. Questa interazione provoca la dissociazione delle molecole di ossigeno in atomi individuali, che possono poi ricombinarsi per formare ozono (O3).
L’ozono agisce come uno scudo, assorbendo parte della radiazione UV nociva prima che raggiunga la superficie del pianeta, creando così un ambiente più sicuro per lo sviluppo della vita.
Fonte: Techno Science
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