Il buco nero supermassiccio M87*, uno dei primi mai fotografati dall’umanità, torna a far parlare di sé. Situato a 55 milioni di anni luce, nel cuore della galassia Messier 87, è stato protagonista di un nuovo studio che mostra un comportamento molto più dinamico di quanto si pensasse.
Le osservazioni realizzate dalla collaborazione Event Horizon Telescope (EHT) tra il 2017 e il 2021 hanno rivelato trasformazioni inattese nei campi magnetici che circondano il buco nero. Non si tratta di dettagli marginali: parliamo di cambiamenti che sembrano avvenire nel giro di settimane, un tempo incredibilmente breve rispetto alle scale cosmiche cui siamo abituati.
Polarizzazione e inversioni improvvise
Gli scienziati hanno usato la luce polarizzata — ovvero la luce orientata in una direzione specifica — per osservare la struttura dei campi magnetici. Ed è qui che è arrivata la sorpresa: nel 2021 i dati hanno mostrato un ribaltamento completo della polarizzazione rispetto agli anni precedenti.
Tradotto: i campi magnetici intorno a M87* sembrano aver subito un’inversione radicale. Questo fenomeno potrebbe derivare da alterazioni profonde nella struttura magnetica, da effetti di rotazione di Faraday (che modificano la polarizzazione della luce attraversando un plasma magnetizzato) oppure da variazioni nell’apporto delle diverse regioni che emettono radiazione, come il disco di accrescimento o il famoso jet relativistico.
Perché è importante
M87* pesa oltre sei miliardi di volte la massa del Sole e lancia nello spazio getti di plasma che viaggiano quasi alla velocità della luce. I campi magnetici sono la chiave che rende possibile questo fenomeno: li stabilizzano e li guidano, con conseguenze enormi sull’evoluzione delle galassie, perché influenzano la formazione stellare e la distribuzione di energia.
Capire come si trasformano i campi magnetici significa non solo osservare il “cuore pulsante” di un buco nero, ma anche svelare un pezzo del puzzle cosmico che regola l’universo su larga scala.
Considerazioni finali
Trovo affascinante che, mentre i buchi neri ci sembrano simboli di stabilità eterna e impenetrabile, in realtà i loro dintorni siano turbinosi e imprevedibili. Vedere inversioni magnetiche nel giro di pochi anni ci ricorda che anche i giganti cosmici vivono di cambiamenti rapidi.
Se l’EHT riuscirà davvero a produrre una sorta di “filmato” con osservazioni più ravvicinate nel tempo, avremo una finestra privilegiata su uno dei fenomeni più estremi della natura. Non solo spettacolare, ma fondamentale per capire come le galassie — inclusa la nostra — si evolvono nel tempo.
Fonte: Techno Science




