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Il caso rialzista di Ethereum nel 2026: la storia vera è la liquidità che sparisce

Se guardi solo il grafico di ETH nelle ultime settimane, capisco la tentazione di sbadigliare. Range, false partenze, volatilità che arriva a ondate e poi si spegne. Però sotto la superficie sta succedendo una cosa molto “da infrastruttura”: l’offerta davvero disponibile si sta restringendo, mentre la domanda che conta (quella d’uso, non solo quella da leva) dà segnali di vita.

È il tipo di scenario che spesso non fa rumore. E poi, all’improvviso, lo fa.

Supply drain: meno ETH pronto alla vendita (ed è un dettaglio enorme)

Il punto di partenza è semplice: meno ETH sugli exchange = meno monete immediatamente vendibili. Secondo i dati on-chain citati di recente da analisi di settore, le riserve sugli exchange sarebbero scese intorno a 16,2 milioni di ETH, su minimi che non si vedevano da anni. Tradotto: se entra domanda “abbastanza”, l’effetto sul prezzo può amplificarsi perché manca la controparte liquida.

Poi c’è lo staking, che nel 2026 è diventato quasi una seconda natura per molti holder. Le stime più solide parlano di circa 37 milioni di ETH effettivamente in staking: sono monete che, per definizione, non stanno lì pronte per essere scaricate al primo scossone.

Questa combinazione crea un mercato che assomiglia più a una stanza con poche uscite che a una piazza affollata. E in una stanza così, i movimenti si sentono.

Il “paradosso” post EIP-4844: fee più basse, burn più debole

Qui entra la parte che confonde molti: “Se Ethereum scala e le fee scendono, non è un problema per ETH?”. Dipende.

Con EIP-1559 una parte delle fee viene bruciata, e per un periodo la narrativa “deflazionaria” è stata fortissima. Ma l’arrivo di EIP-4844 (proto-danksharding) e la spinta dei Layer 2 hanno ridotto parecchio i costi di pubblicazione dati, abbassando in media le fee su L1 e quindi anche la pressione di burn.

Quindi sì: meno burn può voler dire meno “effetto aspirapolvere” sull’offerta. Però c’è l’altra faccia: se i Layer 2 diventano davvero la default choice, aumentano utenti, transazioni, casi d’uso. E alla lunga, è questa la benzina che serve a un asset infrastrutturale.

In breve: Ethereum sta barattando una parte della narrativa “ultrascarcity” con una promessa più concreta: scala, e scala sul serio.

Domanda organica: indirizzi attivi, L2 e utilizzo reale

La tesi rialzista più interessante non è “arrivano i retail e pompano”. È: torna attività che non dipende solo dal prezzo.

Negli ultimi mesi si sono visti segnali di ripresa su metriche come indirizzi attivi e throughput complessivo dell’ecosistema. Se le commissioni non ti dissanguano più, certe cose tornano praticabili: micro-transazioni, trading più frequente, pagamenti in app, giochi, social on-chain. Non tutte faranno boom, ovvio. Ma l’ecosistema si allarga.

Un altro pezzo spesso sottovalutato: stablecoin e tokenizzazione. Quando l’uso “finanziario” cresce (collateral, settlement, treasury on-chain), non serve che ogni utente compri ETH ogni giorno. Basta che la rete resti il punto di riferimento dove si regolano i conti più importanti.

Il tassello istituzionale: ETF con staking e barriera d’ingresso più bassa

Qui il 2026 ha portato una novità che cambia il tono della conversazione: prodotti che combinano esposizione a ETH e rendimento da staking. Se un investitore tradizionale può ottenere “prezzo + yield” senza impazzire con wallet, custody e procedure operative, la domanda potenziale si allarga.

Attenzione però: gli ETF non sono un interruttore magico. I flussi possono essere altalenanti e, in fasi risk-off, vedere anche uscite. Ma strutturalmente abbassano un muro: quello dell’accesso.

Cosa guarderei, più del prezzo (davvero)

Se questa storia è “supply drain + domanda che riparte”, allora le spie sul cruscotto sono poche e chiare:

  • Riserve sugli exchange: continuano a scendere o invertiscono?
  • ETH in staking: cresce ancora o si stabilizza?
  • Fee su L1 e utilizzo dei blob: la rete sta assorbendo più attività?
  • Flussi su prodotti istituzionali: entrano capitali “pazienti” o solo tattici?
  • Derivati: leva in aumento ma funding “normale” (scenario più sano) oppure euforia?

FAQ

Che cosa significa “exchange reserves” e perché contano?

Sono gli ETH detenuti dagli exchange. Se scendono, di solito indica che più monete vengono spostate fuori (wallet, staking, DeFi), riducendo l’offerta immediatamente vendibile.

Lo staking riduce davvero l’offerta?

Sì, perché una quota resta vincolata alla sicurezza della rete. Non è “sparita”, ma è meno liquida e tende a muoversi con tempi e logiche diverse.

Ethereum è ancora deflazionario?

Non in modo costante. Con fee più basse (anche grazie a EIP-4844 e ai Layer 2) il burn può diminuire. La tesi rialzista oggi è più “near-zero issuance + illiquidità” che “deflazione permanente”.

I Layer 2 tolgono valore a ETH?

Nel breve possono ridurre fee su L1, quindi anche burn. Nel lungo, se portano utenti e casi d’uso, aumentano la domanda di settlement e di sicurezza: la partita è tutta lì.

Gli ETF con staking faranno “salire ETH” automaticamente?

No. Però cambiano il profilo dell’asset: da esposizione pura a potenziale “total return”, e questo può ampliare il pubblico nel tempo.

Considerazioni finali

La cosa che mi convince di più di questa bull case non è la promessa di un rimbalzo rapido, ma la trasformazione silenziosa di ETH in un asset sempre meno liquido e più “infrastrutturale”. Il mercato può ignorarlo per settimane, poi basta una domanda non enorme ma persistente per creare squilibri. L’unico vero rischio che continuo a vedere è di natura “economica”: se la user experience migliora ma il valore catturato sul livello base si assottiglia troppo, Ethereum dovrà dimostrare che può scalare senza diventare soltanto il pavimento invisibile su cui camminano gli altri. È una sfida affascinante, e nel 2026 è finalmente concreta.

Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
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