Il 2025 segna una nuova tappa nell’evoluzione dei chip Apple Silicon.
Il nuovo M5 è arrivato quasi in punta di piedi, senza rivoluzioni estetiche nei MacBook che lo ospitano, ma con un salto di potenza che sorprende anche i più scettici.
Un chip “base” che, secondo i primi test, riesce a sfidare il colosso M1 Ultra.
E se questo fosse l’inizio di una nuova era per i Mac “mainstream”?
Architettura compatta, potenza sorprendente
L’M5 mantiene la formula 10 core (4 core ad alte prestazioni e 6 ad alta efficienza) ma è costruito con un processo a 3 nanometri di terza generazione, lo stesso che ha permesso ad Apple di spingere ancora più in alto il rapporto tra prestazioni e consumi.
Dietro questa architettura apparentemente conservativa si nasconde un lavoro di ottimizzazione profondo, pensato per offrire potenza costante senza sacrificare l’autonomia.
Il risultato è un chip che non punta alla forza bruta, ma a un’efficienza intelligente.
E i numeri lo dimostrano.
I numeri che contano
Secondo i test svolti da Geekbench 6, l’M5 mostra risultati di tutto rispetto:
- In single-core, è circa il 20% più veloce dell’M4.
- In multi-core, raggiunge valori a soli 5-6 punti percentuali di distanza dall’M1 Ultra.
Per dare un’idea, significa che un MacBook Pro 14″ 2025, dal prezzo attorno ai 1.600 euro, oggi offre prestazioni paragonabili a una workstation di qualche anno fa.
Un salto generazionale concreto, che cambia davvero il modo di intendere il portatile “base”.
Cosa cambia nell’esperienza reale
La differenza non si misura solo nei numeri.
Nell’uso quotidiano, l’M5 rende tutto più fluido: esportazioni video più rapide, rendering grafico gestito con disinvoltura, multitasking senza scatti anche con decine di schede aperte.
La GPU integrata sfrutta una nuova architettura a 10 core con maggiore banda passante, mentre il Neural Engine da 32 core potenzia ogni aspetto legato all’intelligenza artificiale, dalla fotoritocco automatico alle traduzioni offline in tempo reale.
Anche la dissipazione è migliorata: i portatili con M5 restano silenziosi e freddi, segno di una gestione termica matura e di un’efficienza che si traduce in più ore lontani dalla presa.
I limiti, per ora
Naturalmente non è un chip perfetto.
La configurazione 4P + 6E resta limitante per chi lavora con rendering 3D pesanti o simulazioni scientifiche: nei carichi estremi si nota ancora un leggero throttling termico, segno che resta un processore pensato per l’equilibrio, non per gli eccessi.
Tuttavia, per la maggior parte dei creativi, sviluppatori e professionisti, le sue prestazioni sono più che sufficienti.
Un chip che ridefinisce il “base”
Con l’M5, Apple ha spostato verso l’alto l’asticella dell’hardware d’ingresso.
Un MacBook Pro equipaggiato con questo chip non è più un compromesso, ma un punto di riferimento per chi cerca un portatile potente, efficiente e davvero pronto per il futuro dell’AI locale.
È la conferma che Apple non gioca più solo sul terreno delle prestazioni pure, ma sull’equilibrio tra potenza, autonomia e silenzio.
Tabella comparativa Chip M5 vs Chip M1 Ultra
| Specifica | M1 Ultra (2022) | M5 (2025) |
|---|---|---|
| Processo produttivo | 5 nm (TSMC N5) | 3 nm (TSMC N3E Gen 3) |
| Core CPU | 20 (16 P + 4 E) | 10 (4 P + 6 E) |
| Core GPU | Fino a 64 | Fino a 10 |
| Neural Engine | 32 core | 32 core |
| Memoria unificata | Fino a 128 GB / 800 GB/s | Fino a 24 GB / 120 GB/s |
| Dispositivi target | Mac Studio, Mac Pro base | MacBook Pro, MacBook Air |
| TDP stimato | ~90–100 W | ~30 W |
| Prestazioni multi-core | 100 % (riferimento) | ~94 % dell’M1 Ultra (Geekbench 6) |
| Anno di lancio | 2022 | 2025 |
Considerazioni finali
L’M5 è, senza esagerare, il processore più maturo mai realizzato da Apple nella fascia standard.
Non per il punteggio in sé, ma per la filosofia che rappresenta: potenza accessibile, consumi contenuti e una fluidità d’uso che rende ogni azione immediata.
Personalmente, lo considero il vero punto di svolta della linea Apple Silicon.
L’M1 ha inaugurato la rivoluzione, ma è l’M5 a consolidarla.
E se questo è solo il modello base, le versioni Pro e Max promettono di ridefinire ancora una volta ciò che consideriamo “potenza da laptop”.




