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Il covid lungo: i neuroni sregolati

Persistenza del Covid-19 nel cervello: nuove scoperte

Molti mesi dopo aver contratto il Covid-19, alcuni pazienti continuano a manifestare sintomi persistenti. Gli scienziati dell’Istituto Pasteur hanno dimostrato, attraverso un modello animale, che il SARS-CoV-2 può infettare il cervello e persistere fino a 80 giorni dopo la fase acuta dell’infezione, in una regione chiamata tronco cerebrale. La presenza del virus è associata a segni di depressione, disturbi della memoria e ansia. Inoltre, i geni legati al metabolismo e all’attività neuronale risultano alterati, similmente a quanto avviene nelle malattie neurodegenerative.

Il fenomeno del “Covid lungo”

La persistenza di alcuni sintomi per settimane o mesi dopo l’infezione da Covid-19 è stata osservata fin dalla prima ondata pandemica. Questo fenomeno, noto come “Covid lungo” o Sindrome Post-Covid-19, si caratterizza per una serie di sintomi che si manifestano generalmente entro tre mesi dalla malattia iniziale e durano almeno due mesi. Secondo le stime di Santé publique France, il Covid lungo ha colpito il 4% della popolazione adulta francese alla fine del 2022. I sintomi cronici più comuni includono una profonda stanchezza, disturbi neurologici come il “brouillard cérébral”, difficoltà respiratorie e mal di testa.

Il ruolo del sistema nervoso centrale

Precedenti ricerche dell’unità Lyssavirus, epidemiologia e neuropatologia dell’Istituto Pasteur avevano indicato che l’epitelio olfattivo potrebbe essere una via d’ingresso del virus nel cervello, spiegando alcune manifestazioni neurologiche del Covid lungo. In questo studio, gli scienziati hanno monitorato gli effetti dell’infezione da SARS-CoV-2 sul sistema nervoso centrale fino a 80 giorni dopo la fase acuta nei modelli animali.

Scoperte sui geni e il metabolismo cerebrale

Gli scienziati hanno rilevato la presenza di RNA virale del SARS-CoV-2 nel sistema nervoso, in particolare nel tronco cerebrale, nella maggior parte degli animali infetti e per tutti i varianti del virus studiati (Wuhan, Delta, Omicron BA1), 80 giorni dopo la fase acuta. Analisi complementari hanno evidenziato l’attività di replicazione del virus nei tessuti, suggerendo che il virus possa continuare a infettare nuove cellule, sebbene con una bassa carica virale. Il virus potrebbe quindi persistere “a basso rumore” nel tronco cerebrale.

Considerazioni finali

Queste scoperte offrono una nuova prospettiva sulla persistenza del Covid-19 nel cervello e sulle sue conseguenze a lungo termine. La possibilità che il virus possa continuare a influenzare il sistema nervoso centrale anche dopo la fase acuta dell’infezione solleva importanti interrogativi sulla gestione e il trattamento del Covid lungo. È fondamentale continuare a studiare questi fenomeni per sviluppare strategie efficaci che possano alleviare i sintomi persistenti e migliorare la qualità della vita dei pazienti colpiti.

Fonte: Techno Science

Per saperne di più

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
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