Bruxelles – Minori e donne: le fasce più vulnerabili all’impatto della GenAI
Un recente rapporto del Centro comune di ricerca (Jrc) ha messo in luce come l’intelligenza artificiale generativa (GenAI) possa rappresentare un rischio significativo per minori e donne. Sebbene la GenAI offra vantaggi come la personalizzazione delle esperienze di apprendimento e il supporto all’espressione creativa, soprattutto per i bambini con disabilità o barriere linguistiche, emergono anche preoccupazioni legate alla manipolazione e alla privacy. I bambini, con capacità cognitive in fase di sviluppo, sono particolarmente esposti ai pericoli delle false informazioni.
Un esperimento del Jrc ha evidenziato pregiudizi di genere nei modelli di IA utilizzati nel processo decisionale finanziario, con un divario del 4% a favore degli uomini. Questo fenomeno si riflette anche nelle assunzioni, dove gli algoritmi tendono a preferire candidati maschili rispetto a candidate femminili altrettanto qualificate. Tali pregiudizi sono spesso il risultato di dati che rispecchiano disuguaglianze storiche e sistemiche.
Il panorama globale della GenAI: Europa in ritardo
Nel contesto globale, la GenAI è dominata da Stati Uniti e Cina, con l’Unione Europea che si posiziona al terzo posto, contribuendo solo al 7% delle attività globali. Nonostante l’Europa sia al secondo posto per le pubblicazioni di ricerca, con il 21% degli articoli mondiali, i brevetti depositati rappresentano appena il 2% del totale globale. Questo evidenzia la necessità di maggiori investimenti in soluzioni innovative di GenAI.
Le startup europee nel settore GenAI affrontano sfide significative nell’accesso al capitale di rischio, con un divario di finanziamenti rispetto agli Stati Uniti. Questo limita la loro capacità di competere efficacemente nel mercato globale e di sviluppare tecnologie all’avanguardia.
Fonte: Ansa





