L’iniziativa dei dazi e la rivoluzione della stampa 3D
La rivoluzione tecnologica della stampa 3D sta trasformando il panorama del commercio globale, mettendo in discussione l’efficacia delle politiche tariffarie tradizionali. Secondo l’economista Jeremy Rifkin, noto per i suoi saggi sulla terza rivoluzione industriale e il green new deal globale, le piccole e medie imprese (PMI) che adottano la stampa 3D possono condividere software digitali per le loro linee di prodotti a costi marginali quasi nulli. Questo permette loro di produrre e distribuire beni senza incorrere in dazi, rivoluzionando il commercio internazionale.
Produzione additiva: un cambio di paradigma
Rifkin sottolinea che, a parte alcuni settori come i combustibili fossili e i prodotti agricoli, la produzione additiva sta sostituendo la tradizionale produzione sottrattiva.
Questa transizione, accelerata dalle guerre tariffarie, sta ridisegnando il modo in cui i beni vengono creati e distribuiti. Grandi aziende come Siemens, Volkswagen e General Electric stanno già sperimentando la stampa 3D, mentre numerosi hub di ricerca stanno emergendo nelle università di tutto il mondo.
Impatto ambientale e democratizzazione economica
La stampa 3D non solo riduce i costi logistici e di trasporto, ma contribuisce anche a diminuire le emissioni di gas serra fino all’11%. Rifkin evidenzia come le infrastrutture delle precedenti rivoluzioni industriali fossero progettate per avvantaggiare pochi a scapito di molti.
Al contrario, l’infrastruttura della terza rivoluzione industriale mira a distribuire il potere economico in modo più equo, promuovendo una democratizzazione della vita economica. In un mondo sempre più glocalizzato, strangolare le PMI con i dazi è una strategia destinata a fallire.
Fonte: Ansa
Ricevi le ultime attualità sul mondo tech!