HomeNews TechL'impatto della cultura dell'Antico Egitto nei videogiochi

L’impatto della cultura dell’Antico Egitto nei videogiochi

La cultura dell’Antico Egitto ha esercitato un’influenza notevole sul linguaggio e sulle strutture dei videogiochi moderni. Molti sviluppatori hanno scelto questo contesto storico per la sua riconoscibilità immediata e per la quantità di materiali simbolici e narrativi disponibili. Monumenti, religione, scrittura e organizzazione sociale dell’Egitto antico propongono degli elementi concreti che si adattano perfettamente. Soprattutto se si parla di esperienze interattive basate sull’esplorazione, sulla scoperta e sulla risoluzione di problemi ed enigmi.

Ambientazioni e mitologia

Le ambientazioni egizie compaiono spesso nei videogiochi grazie alla presenza di piramidi, templi, tombe e necropoli. Questi luoghi forniscono degli spazi chiusi e articolati che favoriscono la progettazione di livelli complessi. Le tombe ipogee, ad esempio, permettono agli sviluppatori di inserire corridoi, camere segrete e passaggi nascosti. Le piramidi rappresentano ovviamente delle strutture iconiche che rafforzano l’identità visiva del gioco, come si nota anche nei videogames di betting. Basti ad esempio pensare a chi desidera giocare a Sphinx con soldi veri, e che lo fa proprio perché attratto dalla riconoscibilità di simboli come le piramidi. Poi, i templi e gli obelischi aggiungono un’importante varietà architettonica e contribuiscono alla coerenza storica degli scenari.

La mitologia egizia svolge un ruolo preponderante nella costruzione dei plot narrativi. Divinità come Anubi, Ra, Iside e Osiride appaiono spesso come personaggi, entità da evocare o simboli di potere. Queste figure presentano un sistema religioso strutturato che si integra facilmente nelle narrazioni basate sul conflitto tra ordine e caos. Il concetto di aldilà, molto sviluppato nella cultura egizia, diventa spesso un elemento narrativo che giustifica viaggi spirituali, prove morali e trasformazioni dei personaggi.

I geroglifici e il simbolismo religioso trovano un’applicazione diretta nel design degli enigmi. Molti giochi utilizzano papiri, incisioni murali e iscrizioni sacre come strumenti per trasmettere informazioni al giocatore. La decodifica dei simboli richiede attenzione, senza dipendere dalla forza o dalla velocità. Questo approccio valorizza l’aspetto logico dell’esperienza di gioco e rafforza il legame con la cultura storica rappresentata.

I videogiochi a tema Egitto più famosi

Assassin’s Creed Origins propone una rappresentazione dettagliata dell’Egitto tolemaico, con città, campagne e deserti ricostruiti sulla base di studi storici. Il gioco include personaggi ispirati a figure reali e mostra alcuni aspetti della vita quotidiana, delle pratiche religiose e dell’organizzazione politica del tempo. La serie di Tomb Raider, poi, utilizza l’immaginario egizio per creare tombe piene di trappole e puzzle da risolvere. Le strutture antiche diventano degli spazi di prova che richiedono un impegno anche mentale per procedere nel gioco.

Anche i giochi orientati all’azione hanno sfruttato questo patrimonio culturale. Serious Sam utilizza monumenti come il tempio di Luxor e la Sfinge di Giza come sfondi per organizzare dei combattimenti frenetici. In questo caso l’accuratezza storica passa in secondo piano, ma l’impatto visivo resta centrale. Anche i giochi di simulazione meritano una citazione, soprattutto se si parla di Pharaoh e Children of the Nile, che permettono di costruire e amministrare città ispirate all’Antico Egitto. Questi titoli integrano elementi come l’economia, la religione e l’architettura creando un modello particolarmente coerente con la storia dell’Antico Egitto.

Foto credit: Twice25 sotto licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported

Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
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