Le connessioni interrotte tra le cellule cerebrali giocano un ruolo cruciale in molte condizioni neurodegenerative, tra cui il morbo di Parkinson. Gli scienziati hanno ora sviluppato un modo innovativo per riparare il nostro cablaggio neurale.
Un nuovo approccio per riparare le connessioni neurali
Un team guidato dalla biologa Sara De Vincentiis dell’Università di Pisa ha utilizzato mini-cervelli coltivati in laboratorio per testare una tecnica chiamata “nano-pulling”. Questa tecnica impiega minuscole particelle magnetiche controllate da campi magnetici per guidare gli assoni (fibre nervose connettive) nella posizione corretta.
Il potenziale del nano-pulling
Con ulteriori sviluppi, i ricercatori credono che questo approccio possa aiutare a ripristinare il percorso nigrostriatale, una connessione vitale nel controllo motorio compromessa nei pazienti con Parkinson. “Questo studio dimostra il potenziale del nano-pulling come tecnica emergente per promuovere la reinervazione diretta all’interno del sistema nervoso centrale”, scrivono i ricercatori nel loro articolo pubblicato.
Parkinson e la sfida della dopamina
Il morbo di Parkinson è in parte il risultato di danni alle cellule cerebrali che producono il messaggero chimico dopamina. Sebbene il trapianto di tessuto che produce dopamina abbia mostrato qualche promessa come terapia, queste nuove cellule faticano a connettersi al tessuto cerebrale ospite una volta impiantate. Un delicato incoraggiamento con particelle magnetiche potrebbe aiutare a risolvere questo problema, avvicinandoci a trattamenti efficaci.
Risultati promettenti dai mini-cervelli
I mini-cervelli sono stati utilizzati per testare gli effetti del nano-pulling. La tecnica ha dimostrato di aumentare la lunghezza degli assoni e di orientare i connettori nella giusta direzione. Ha anche reso le cellule più stabili e ha prodotto più rami di assoni e vescicole sinaptiche (piccoli pacchetti di neurotrasmettitori) necessari per costruire collegamenti neuronali e, infine, ripristinare il percorso nigrostriatale.
Sicurezza e applicazioni future
Come ulteriore vantaggio, le particelle magnetiche utilizzate nell’esperimento sono state approvate come sicure per l’uso in procedure mediche, inclusi gli esami MRI. Non è stato osservato alcun danno nei mini-cervelli utilizzati dai ricercatori. “Abbiamo ottenuto con successo la crescita guidata dei neuriti, risultando in un aumento della lunghezza e della ramificazione dei neuriti, rafforzando così la versatilità e le potenziali applicazioni terapeutiche di questa tecnica”, scrivono i ricercatori.
La sfida continua
Non esiste ancora una cura per il morbo di Parkinson, ma stiamo migliorando nella comprensione di come inizia e dei diversi fattori di rischio coinvolti. Come l’Alzheimer, è una malattia complessa e può essere difficile distinguere tra cause e conseguenze. Il lavoro continua per trovare trattamenti che possano fermare o rallentare il Parkinson. Come in questo ultimo studio, gran parte dell’attenzione è rivolta a proteggere il cervello dai danni e cercare di riattivare la produzione di dopamina.
Il morbo di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa legata all’età più frequente a livello globale. La sua prevalenza è raddoppiata negli ultimi 25 anni, con un aumento allarmante a 13 milioni di pazienti previsto entro il 2040.
Fonte: Science Alert





