mercoledì, 18 Febbraio 2026
HomeTecnologia e ScienzeUn gruppo di trader ha fatto crollare due criptovalute

Un gruppo di trader ha fatto crollare due criptovalute

Scoperti i segreti del crollo di TerraUSD e LUNA: un’analisi innovativa

Un team di ricercatori dell’Università Queen Mary di Londra ha svelato i misteri dietro uno dei più grandi crolli nella storia delle criptovalute. Utilizzando un’analisi avanzata basata su grafi temporali multicouches, gli scienziati hanno esaminato l’ecosistema delle criptovalute, rivelando comportamenti sospetti durante l’implosione di TerraUSD e LUNA.

Stablecoin: un’illusione di stabilità

I stablecoin, come TerraUSD, sono progettati per mantenere un valore stabile, spesso ancorato a una valuta tradizionale. Tuttavia, nel maggio 2022, TerraUSD e LUNA hanno subito un crollo drammatico. L’analisi suggerisce che questo evento potrebbe essere stato il risultato di un attacco coordinato da parte di trader che speculavano al ribasso.

Un’analisi che svela manipolazioni nascoste

La ricerca ha identificato che pochi trader controllavano una quota sproporzionata del mercato prima del crollo, un chiaro indicatore di manipolazione secondo i ricercatori. Il software sviluppato in collaborazione con Pometry ha permesso di rilevare questi schemi anomali, offrendo un nuovo strumento per i regolatori.

Oltre le criptovalute: applicazioni future

Le implicazioni di questa ricerca vanno oltre il mondo delle criptovalute. Le tecniche sviluppate potrebbero essere applicate ad altri sistemi, come i social network o i mercati finanziari tradizionali, fornendo un nuovo strumento per i regolatori e contribuendo a una finanza più sicura.

Il ruolo cruciale della trasparenza

Il lavoro del team apre la strada a una migliore comprensione dei rischi sistemici nei mercati non regolamentati. Sottolinea l’importanza della trasparenza e della sorveglianza per proteggere gli investitori e l’economia globale.

Stablecoin: meccanismi e rischi

Un stablecoin è una criptovaluta progettata per minimizzare la volatilità del suo prezzo, generalmente ancorata a una valuta stabile come il dollaro americano. A differenza delle criptovalute tradizionali, che possono subire fluttuazioni significative, gli stablecoin mirano a offrire un valore costante. Tuttavia, come dimostrato dal crollo di TerraUSD, la loro stabilità dipende dalla fiducia degli utenti.

Il meccanismo di ancoraggio può variare: alcuni stablecoin sono supportati da riserve in valuta fiat, altri da asset crittografici o algoritmi. TerraUSD utilizzava un algoritmo per mantenere la sua parità con il dollaro, un meccanismo che ha fallito durante il suo crollo.

L’importanza degli stablecoin risiede nella loro capacità di facilitare le transazioni sulle piattaforme di criptovalute senza esporre gli utenti alla volatilità dei prezzi. Tuttavia, come dimostrato dall’evento di TerraUSD, non sono esenti da rischi.

 

Fonte: Techno Science

Per saperne di più

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
Ciao! Sono una blogger appassionata di tecnologia e delle news dei mondi Apple e Android. Amo scoprire le ultime novità del settore e condividere storie e consigli utili con chi, come me, è sempre alla ricerca delle ultime novità. Quando non sono immersa tra recensioni e aggiornamenti tech, mi rilasso con una buona pizza e una maratona di serie TV! 🍕📱💙
TI POTREBBERO INTERESSARE

ARTICOLI CONSIGLIATI

Seta di ragno

Seta di ragno: il “trucco” molecolare che la rende...

C’è una cosa che mi fa sorridere ogni volta: noi umani ci spacchiamo la testa su leghe, compositi, polimeri “intelligenti”… e poi arriva un ragno, si appende a testa in giù e tira fuori dal nulla una fibra che, a parità di peso, può risultare più resistente dell’acciaio e insieme elasticissima. Il punto non è solo la poesia della natura. Il punto è che, finalmente, stiamo capendo come ci riesce davvero.Negli ultimi mesi è uscito un lavoro molto interessante che entra nel dettaglio del “motore” molecolare della seta di ragno (quella da dragline, il filo portante). Per anni la narrazione è stata: “proteine, beta-foglietti, tanta roba”. Vero, ma incompleto. Qui invece si va più a fondo: si identifica una coppia di amminoacidi come attori principali di un meccanismo reversibile, quasi da velcro chimico.

Una singola dose di DMT contro la depressione: il...

Negli ultimi anni gli psichedelici sono tornati a farsi sentire nel dibattito scientifico sulla salute mentale. Ma questa volta la notizia ha un dettaglio che cambia parecchio la prospettiva: parliamo di DMT (dimetiltriptamina) in versione “short acting”, con un’esperienza intensa ma breve, potenzialmente più gestibile in clinica rispetto a sostanze come psilocibina o LSD.Un recente studio clinico ha messo sotto la lente una singola somministrazione endovenosa di DMT, associata a supporto psicoterapeutico. Risultato? Riduzione rapida e clinicamente rilevante dei sintomi depressivi, con effetti che in diversi casi si trascinano per settimane, fino a mesi.
Tempio di Karnak

Karnak non è “solo” a Luxor: il motivo per...

C’è un modo facile di raccontare Karnak: colonne gigantesche, geroglifici, faraoni che si alternano per tre millenni e una lista infinita di “il più...
Telomeri

Una proteina che “riaccende” il cervello che invecchia: cosa...

L’idea che il cervello invecchi perché “finiscono i neuroni” è una semplificazione comoda, ma non del tutto corretta. Per anni, uno dei temi più intriganti della neurobiologia è stato questo: le cellule staminali neurali (quelle che possono generare nuovi neuroni e sostenere memoria e apprendimento) non spariscono di colpo. Più spesso, entrano in una specie di modalità risparmio energetico, diventano pigre, si “addormentano”. E quando lo fanno, la plasticità cerebrale ne risente.In questi giorni è arrivata una notizia che sta facendo rumore: un team della National University of Singapore (NUS) ha identificato una proteina che sembra funzionare come un interruttore. Si chiama DMTF1 e, in laboratorio, aumentarne i livelli ha riportato in attività cellule staminali neurali “invecchiate”. Tradotto: più capacità di proliferare e, potenzialmente, più terreno per rigenerare circuiti coinvolti in memoria e apprendimento.