La misteriosa foschia che si trova sotto le nubi principali di Venere potrebbe essere alimentata dalla polvere cosmica lasciata dalle meteore nell’atmosfera del pianeta. Uno studio pubblicato su Nature Astronomy indica che l’afflusso continuo di queste particelle è sufficiente a mantenere lo strato osservato dalle sonde.
Il risultato cambia l’interpretazione di una componente atmosferica individuata già dalle missioni Venera e Pioneer Venus: le particelle non sarebbero riconducibili soprattutto a cenere vulcanica o polvere sollevata dalla superficie, ma a materiale proveniente dallo spazio interplanetario.
Che cos’è la foschia bassa di Venere
La foschia bassa di Venere è uno strato di particelle submicrometriche collocato tra la superficie e il principale banco di nubi del pianeta. Le sonde di ingresso nell’atmosfera ne avevano rilevato l’esistenza decenni fa, senza però chiarirne in modo definitivo l’origine.
Il gruppo guidato dal planetologo Hiroki Karyu, della Tohoku University, ha inserito un modello di formazione delle particelle in una simulazione microfisica delle nubi venusiane. Il modello considera i processi su scala molto piccola che regolano nascita, crescita e trasformazione delle particelle atmosferiche.
Come la polvere delle meteore forma lo strato
Quando piccoli corpi cosmici entrano nell’atmosfera di Venere e bruciano, lasciano dietro di sé particelle di polvere. L’acido solforico interagisce con queste particelle e contribuisce alla formazione della foschia; secondo la simulazione, l’apporto costante può produrre una distribuzione di dimensioni coerente con quella misurata dalle sonde.
Le particelle agiscono poi da nuclei di condensazione: superfici attorno alle quali possono formarsi le goccioline delle nubi. Il loro ruolo non resterebbe quindi confinato alla foschia inferiore, perché il trasporto atmosferico può portarle fino alla principale coltre nuvolosa.
Perché vulcani e polvere superficiale non bastano
In passato era stata presa in considerazione anche un’origine vulcanica della foschia. Lo studio conclude però che persino flussi molto più abbondanti di cenere vulcanica o di polvere dalla superficie non interagirebbero con lo zolfo atmosferico nel modo necessario a ricreare lo strato osservato.
La spiegazione legata alla polvere cosmica non elimina l’interesse per l’attività vulcanica di Venere, ma separa due questioni: una cosa è il comportamento geologico del pianeta, un’altra è la sorgente delle particelle che sostengono questa specifica foschia.
Un possibile indizio sull’assorbitore ultravioletto
Il lavoro segnala inoltre che le particelle di origine cosmica sarebbero arricchite di specie metalliche, in particolare magnesio e ferro. Quest’ultimo viene indicato come una possibile sorgente dell’assorbitore ultravioletto di Venere, una sostanza o combinazione di sostanze che da tempo non è stata identificata con certezza.
Si tratta di un’ipotesi plausibile proposta dallo studio, non dell’identificazione definitiva dell’assorbitore. Il dato rafforza comunque l’idea che la materia in arrivo dallo spazio possa incidere non soltanto sulla foschia, ma anche sulla composizione e sull’aspetto delle nubi venusiane.
Cosa può insegnare oltre Venere
Gli autori descrivono la polvere cosmica come una componente essenziale del clima di Venere. Il meccanismo potrebbe essere utile anche per interpretare atmosfere dense di altri mondi, inclusi i giganti gassosi e gli esopianeti, dove l’accumulo di polveri può modificare struttura e composizione delle nubi.
FAQ
La foschia di Venere è fatta solo di polvere cosmica?
Lo studio attribuisce alla polvere cosmica un ruolo sufficiente a sostenere lo strato di foschia bassa osservato. Non afferma che ogni componente dell’atmosfera venusiana abbia la stessa origine.
Che cosa sono i nuclei di condensazione?
Sono particelle attorno alle quali possono condensare altre sostanze. Nel modello, la polvere cosmica favorisce la formazione delle nubi principali di Venere anche lontano dalla zona in cui è arrivata inizialmente.
Il mistero dell’assorbitore ultravioletto è risolto?
No. Il ferro presente nelle particelle viene indicato come una possibile sorgente, ma la ricerca non presenta una soluzione definitiva per l’assorbitore ultravioletto.
Considerazioni finali
La forza dello studio è nel collegare un dato osservativo rimasto aperto per decenni a un meccanismo fisico continuo e misurabile: l’arrivo di materiale cosmico. Non è una spiegazione generica sulle nubi di Venere, ma una proposta capace di riprodurre la dimensione delle particelle rilevate dalle sonde.
Il passaggio più rilevante è che una quantità apparentemente marginale di polvere interplanetaria può influenzare la formazione delle nubi di un pianeta dall’atmosfera estrema. La foschia bassa di Venere diventa così un elemento utile per leggere il clima dell’intero pianeta.
Per saperne di più
- Venus' mysterious haze is actually cosmic dust
- A cosmic origin of Venus’ lower haze – Nature Astronomy

