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Vita sotto la crosta di Europa? Ora sappiamo quanto “spessa” è davvero la sua barriera di ghiaccio

Europa, la luna di Giove che sembra uscita da un romanzo di fantascienza scritto da un geologo, è da anni nella top 3 dei posti “più promettenti” del Sistema Solare quando si parla di possibili ambienti abitabili. Sotto quella superficie bianca, tagliata da fratture e strisce scure, gli scienziati sospettano un oceano globale di acqua salata. Il punto è sempre stato lo stesso: ok l’oceano, ma quanto è difficile arrivarci (anche solo per far scendere ingredienti utili alla vita)?

In questi giorni è tornata a galla una risposta più concreta, grazie a un risultato che chiude (o quasi) una discussione che andava avanti da decenni: lo spessore del guscio di ghiaccio di Europa.

Il nuovo dato: non è una “pellicola” di ghiaccio

Lo studio pubblicato su Nature Astronomy usa i dati del Microwave Radiometer (MWR) a bordo di Juno, raccolti durante un passaggio ravvicinato del 29 settembre 2022. Il risultato chiave è che, in un modello “ideale” di ghiaccio d’acqua pura, Europa avrebbe una crosta conduttiva (quella rigida e fredda) di circa 29 km (±10 km).

E non è un dettaglio da nerd: in passato c’erano stime che andavano da pochi chilometri a decine di chilometri. Qui si sta dicendo, in sostanza, che l’ipotesi “crosta sottilissima e accessibile” perde parecchia forza.

C’è anche una nota interessante: se la crosta contiene sali (cosa plausibile), la stima scenderebbe di circa 5 km, ma resta comunque dentro un ordine di grandezza “tosto”.

Vita sotto la crosta di europa?
Crosta di europa – foto credit: nasa

Perché lo spessore del ghiaccio cambia le carte in tavola

Quando si parla di vita, non basta avere acqua. Servono anche:

  • chimica giusta (elementi e composti “utili”),
  • energia (gradienti chimici, calore interno, ecc.),
  • scambi tra superficie e oceano.

Una crosta spessa è un problema soprattutto per quest’ultimo punto: gli ossidanti prodotti in superficie dalla radiazione e dall’ambiente spaziale (pensa a ossigeno “intrappolato” nel ghiaccio) farebbero più fatica a raggiungere l’oceano. E qui arriva la parte un po’ “fredda” dello studio: i dati suggeriscono sì la presenza di fratture/porosità/zone di scattering nel ghiaccio, ma solo fino a centinaia di metri e con strutture piccole (dimensioni caratteristiche sotto pochi centimetri di raggio). Tradotto: le fratture visibili in superficie, da sole, probabilmente non sono autostrade efficienti per portare nutrienti giù fino all’oceano.

Non significa “niente vita”. Significa che il sistema potrebbe essere meno “mescolato” di quanto speravamo.

Eppure Europa continua a mandare segnali interessanti

La cosa divertente (si fa per dire) è che, mentre scopriamo che la barriera è più spessa, emergono indizi che la superficie non è isolata al 100%.

Per esempio, il James Webb Space Telescope ha identificato anidride carbonica (CO₂) concentrata in un’area specifica (Tara Regio) e l’interpretazione è che quel carbonio sia collegato a materiale proveniente dal sottosuolo, su tempi geologicamente recenti. Se è davvero così, vuol dire che qualche meccanismo di scambio c’è.

In più, la superficie di Europa mostra regioni “chaos”, terreni fratturati e rimescolati. Non sto dicendo che siano porte spalancate sull’oceano, ma a livello di geologia planetaria sono un invito a nozze per chi cerca processi attivi.

Le missioni che faranno sul serio: Europa Clipper e JUICE

Questa nuova misura arriva nel momento giusto, perché le missioni “pesanti” verso Giove sono già in viaggio.

  • Europa Clipper (NASA) ha come obiettivo principale capire se Europa offre ambienti potenzialmente abitabili. È stata lanciata il 14 ottobre 2024 e dovrebbe arrivare nel sistema di Giove nel 2030, con una campagna di numerosi sorvoli ravvicinati di Europa (senza atterraggio).
  • JUICE (ESA) è partita il 14 aprile 2023 e arriverà a Giove nel 2031, studiando Giove e le sue lune ghiacciate (Ganimede in primis, ma con passaggi anche su Europa).

Qui il dato di Juno è oro: se sai che la crosta “conduttiva” è attorno ai 30 km, puoi interpretare meglio radar, mappe termiche, composizione superficiale. In pratica: meno ipotesi fantasiose, più vincoli fisici.

FAQ

Europa è davvero uno dei posti migliori per cercare vita?

Sì, perché combina un oceano sotto la superficie con energia interna (forze mareali di Giove) e una chimica potenzialmente ricca. Ma “migliore” non vuol dire “facile”.

Quanto è spessa la crosta di ghiaccio secondo lo studio recente?

La stima per la parte rigida/conduttiva è circa 29 km con un’incertezza di ±10 km (in caso di ghiaccio d’acqua pura). Con sali, potrebbe ridursi di circa 5 km.

Una crosta così spessa rende impossibile la vita?

No. La vita (se esiste) potrebbe vivere nell’oceano senza bisogno di contatti continui con la superficie. Però rende più difficile l’idea di un oceano “ben rifornito” dagli ossidanti superficiali.

Che cosa ha misurato Juno esattamente?

Ha usato un radiometro a microonde per leggere l’emissione termica del ghiaccio a diverse frequenze, collegabili a profondità diverse. Da lì si ricavano vincoli su temperatura, scattering e spessore del guscio.

Quando avremo dati migliori su Europa?

Con Europa Clipper e JUICE: la prima focalizzata direttamente su Europa, la seconda sul sistema gioviano con un forte focus sulle lune ghiacciate.

Considerazioni finali

Da blogger (e da uno che ha un debole per le missioni spaziali), questo è il tipo di notizia che mi piace: non perché “conferma la vita”, ma perché toglie nebbia. L’idea romantica di una crosta sottile, con scambi facili e nutrienti che scendono come in un frullatore cosmico, prende una botta.

Però Europa non smette di essere interessante: anzi, diventa un mondo più complesso, più realistico, quasi più “adulto”. Se la crosta è davvero così spessa, allora la domanda non è più “c’è un oceano?” ma “quanto è isolato, quanto è dinamico, e dove avvengono gli scambi?”. E su questo, tra dieci anni, potremmo avere risposte che oggi ci sembrano fantascienza.

Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
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