Apple starebbe lavorando a un modulo Face ID più sottile del solito, progettato per liberare spazio interno e rendere possibile un iPhone ancora più slim senza tagliare troppe funzioni. Il rumor è rimbalzato il 26 gennaio 2026 e gira attorno a una richiesta ai fornitori: rimpicciolire (o “snellire”) l’hardware TrueDepth così da recuperare millimetri preziosi.
E sì, suona come una di quelle notizie che sembrano minori finché non ci pensi un attimo: quando inizi a fare un telefono “Air” sul serio, la guerra non è solo su batteria e scocca. È una lotta di volume interno. E Face ID, piaccia o no, è uno dei blocchi più ingombranti da incastrare.
Perché Face ID è un problema in un iPhone super sottile
Face ID non è una singola fotocamera: è un sistema composto da più elementi (sensori IR, proiettore di punti, illuminatore, ottiche e altri componenti). È tecnologia che funziona bene proprio perché è complessa… e la complessità spesso significa spazio. Finché hai margine, te la giochi con l’architettura interna. Quando inizi a limare spessore, ogni componente “alto” diventa un nemico.
Il punto interessante è che Apple non sembra voler rinunciare a Face ID, ma impacchettarlo meglio. Tradotto: stesso risultato per l’utente, meno volume per l’ingegnere.
iPhone Air 2 e la seconda fotocamera: qui si gioca la partita
Il retroscena più succoso attachment a questo rumor è uno: Apple vorrebbe usare quello spazio recuperato per dare all’iPhone Air di nuova generazione una seconda fotocamera posteriore, probabilmente un’ultra-grandangolare accanto alla principale.
E questa è la parte che, da “blogger che vive nel mondo reale”, mi interessa di più. Perché l’ultra-wide non è un giocattolo da scheda tecnica: è quella lente che ti salva quando sei in una stanza piccola, quando vuoi riprendere un panorama senza fare passi indietro come un granchio, quando giri un video mentre cammini.
L’iPhone Air (come concetto) ha senso solo se riesce a essere sottile senza diventare un telefono “a tema”, dove paghi soprattutto la silhouette. Se Air 2 aggiunge una camera utile, la linea smette di essere un esercizio di stile e diventa un prodotto con equilibrio.
Che tipo di “miniaturizzazione” potrebbe usare Apple
Qui entriamo in zona ipotesi, ma ci sono due strade credibili:
- Ottiche più avanzate e compatte: negli ultimi anni si è parlato parecchio di soluzioni ottiche “piatte” o comunque capaci di ridurre spessore e ingombri rispetto alle lenti tradizionali.
- Ripacchettamento del TrueDepth: non sempre serve una rivoluzione. A volte basta una riprogettazione del modulo (componenti disposti in modo diverso, parti integrate, tolleranze migliorate, stack più efficiente).
In ogni caso, la direzione è chiara: Apple vuole recuperare spazio senza cambiare l’esperienza d’uso. Ed è molto da Apple.
L’effetto domino: pieghevoli e MacBook
La cosa divertente è che un Face ID più sottile non “serve” solo all’iPhone Air 2.
C’è il tema iPhone pieghevole: uno dei motivi per cui in molti rumor si parla di Touch ID sul tasto laterale è proprio la difficoltà di infilare TrueDepth in un design che deve restare sottile anche da chiuso. Se Apple riesce davvero a ridurre l’ingombro di Face ID, quella scelta potrebbe cambiare nel tempo (non per forza subito, ma l’orizzonte si allarga).
E poi c’è il MacBook. Da anni ci chiediamo perché non abbia Face ID. L’ipotesi più banale e plausibile resta sempre quella: nel coperchio del display non c’è lo spazio necessario per un modulo TrueDepth “classico”. Un Face ID ultra-thin riaccende la fantasia, anche se non lo darei per vicino: Apple sui Mac si muove lenta, ma quando lo fa di solito lo fa bene.
Quando potremmo vederlo davvero
Qui niente magie: chiedere un componente ai fornitori non significa che domani lo compri. Significa che Apple sta valutando una strada concreta per una generazione futura. Per l’iPhone Air 2, ad oggi, si parla spesso di tempi non immediati (più plausibile un orizzonte 2027 che 2026).
Considerazioni finali
Io l’iPhone “Air” lo capisco benissimo: è il ritorno dell’iPhone come oggetto di design, quello che ti viene voglia di prendere in mano anche solo per sentire quanto è leggero. Però la gente poi ci scatta, ci viaggia, ci lavora.
Se per essere sottile devi rinunciare a pezzi fondamentali, rischi di trasformare un telefono bellissimo in un compromesso costoso. Per questo un Face ID più compatto mi sembra una mossa sensata: non perché l’utente si sveglia la mattina desiderando un sensore più piccolo, ma perché quel millimetro risparmiato può diventare una funzione in più. E quella, sì, la noti ogni giorno.




