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IDScan conferma il furto di patenti dai suoi sistemi

IDScan ha confermato una violazione dei propri sistemi che ha portato al furto di patenti di guida archiviate nel suo cloud. I dati sottratti includono nomi completi e numeri delle patenti, oltre a identificativi presenti in altri documenti governativi, come i passaporti.

L’azienda non ha comunicato quante persone siano coinvolte. La notizia arriva dopo la segnalazione di un database nel dark web che, secondo quanto riportato, consentiva di cercare i dati delle patenti di oltre 150 milioni di persone negli Stati Uniti e in Canada, comprese le fotografie associate ai documenti.

Che cosa ha confermato IDScan

La società della Louisiana offre strumenti per controllare e verificare i documenti d’identità dei clienti: tra gli utilizzatori figurano, secondo TechCrunch, locali di intrattenimento e dispensari di cannabis. Nel primo avviso pubblico sull’incidente, IDScan ha riconosciuto che gli aggressori hanno sottratto patenti dal proprio ambiente cloud.

Nel perimetro indicato dall’azienda rientrano nome completo e numero della patente, nonché numeri identificativi contenuti in altri documenti rilasciati dalle autorità, inclusi i passaporti. Si tratta di informazioni che possono rendere più grave un’esposizione rispetto alla sola sottrazione di recapiti: collegano infatti una persona a documenti usati per dimostrare l’identità.

IDScan ha dichiarato di aver ricevuto informazioni su una presunta intrusione intorno al 1° settembre, lo stesso giorno in cui il giornalista indipendente Brian Krebs ha pubblicato il primo resoconto sulla violazione. La società aveva inizialmente detto di stare indagando su un incidente, senza confermare l’accesso non autorizzato.

Il database segnalato nel dark web

Il resoconto di Krebs descriveva un sito nel dark web che permetteva di cercare le informazioni sulle patenti di oltre 150 milioni di residenti negli Stati Uniti e in Canada, con accesso anche alle foto. Il giornalista ha verificato l’autenticità dei dati controllando il proprio record; la verifica è stata svolta anche da un ricercatore di sicurezza citato nell’articolo.

Questo numero, però, non coincide con un conteggio ufficiale delle persone colpite. IDScan non ha quantificato gli interessati e sul proprio sito segnala soltanto di detenere oltre 150 milioni di record di patenti. Va quindi distinta la conferma del furto dai sistemi dell’azienda dalla dimensione esatta dell’archivio sottratto, che non è stata resa nota.

Indagine ancora aperta e accesso a pagamento

L’indagine interna è ancora in corso. Nell’avviso IDScan afferma che per ottenere accesso completo alle informazioni sottratte era richiesto un pagamento, un riferimento che TechCrunch collega con cautela a una possibile richiesta di denaro da parte dei responsabili dell’attacco.

L’azienda non ha risposto alle richieste di commento su aspetti come un eventuale riscatto. Anche l’FBI sta esaminando il caso, mentre il Pentagono aveva dichiarato di essere al corrente della sospetta violazione dopo che nel database erano comparsi dati riferiti anche a personalità di alto profilo.

Perché l’esposizione è delicata

Patenti e passaporti non sono semplici credenziali digitali che si possono cambiare con pochi passaggi. Numeri e immagini di documenti possono essere impiegati per rendere più credibili tentativi di furto d’identità, frodi o campagne di phishing mirate. La fonte non descrive, però, singoli abusi già attribuiti a questo incidente.

Il punto più rilevante resta la natura del servizio coinvolto: IDScan è impiegata proprio per verificare documenti d’identità. La conferma dell’intrusione chiarisce così che l’incidente riguarda dati raccolti nell’ambito di controlli identificativi, non soltanto informazioni amministrative interne alla società.

FAQ

Quante persone sono state coinvolte?

IDScan non ha fornito un numero di persone interessate. Il database descritto da Brian Krebs avrebbe contenuto dati di oltre 150 milioni di persone negli Stati Uniti e in Canada, mentre l’azienda dichiara di detenere oltre 150 milioni di record di patenti.

Quali dati risultano sottratti?

La conferma di IDScan cita nomi completi e numeri delle patenti di guida, insieme a identificativi di altri documenti governativi come i passaporti. Il precedente resoconto sul database segnalava anche fotografie associate alle patenti.

IDScan ha confermato una richiesta di riscatto?

No. L’azienda ha detto che l’accesso completo alle informazioni richiedeva un pagamento, ma non ha confermato di aver ricevuto una richiesta di riscatto né ha risposto alle domande di TechCrunch su questo punto.

Considerazioni finali

La distinzione tra i dati effettivamente confermati e la cifra circolata sul database è essenziale: IDScan non ha ancora quantificato le persone coinvolte. Non attenua però il peso della violazione, perché l’azienda ha ammesso il furto di documenti e identificativi che vengono usati per provare l’identità di una persona.

Colpisce soprattutto il contrasto tra la funzione di IDScan e la natura dei dati esposti: un servizio nato per verificare documenti è ora al centro di un incidente che riguarda patenti e identificativi associati ad altri documenti governativi, inclusi i passaporti. Finché l’indagine non chiarirà l’ampiezza del furto, il fatto decisivo resta la conferma dell’accesso ai documenti conservati nel cloud.

Fonti consultate

Federico Baldini
Federico Baldinihttps://sotutto.it
Appassionato di nuove tecnologie e smartphone. Sono qui con l'obiettivo di fare informazione e spiegare in modo semplice tecnologie che all'apparenza possono sembrare complicate ma che fanno parte della nostra quotidianità e chissà del nostro futuro.
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