mercoledì, 11 Febbraio 2026
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Il cervello che “mangia sé stesso”: ecco come trova energia durante uno sforzo estremo

Uno studio rivoluzionario rivela che il cervello umano, in condizioni di estrema carenza energetica, potrebbe attingere alle proprie riserve di grasso interno: la mielina. Questa scoperta apre nuovi scenari sul funzionamento cerebrale in situazioni limite, come una maratona, e suggerisce l’esistenza di una “plasticità metabolica” fino a oggi sottovalutata.

Quando il glucosio non basta, entra in gioco la mielina

Durante l’analisi tramite risonanza magnetica di dieci maratoneti (otto uomini e due donne), i ricercatori hanno osservato un calo significativo dei marker di mielina nella sostanza bianca del cervello – soprattutto nelle aree legate al movimento, al controllo emotivo e alla coordinazione sensoriale.

La mielina è una guaina lipidica che avvolge i neuroni e ne ottimizza la trasmissione dei segnali. Tradizionalmente considerata un isolante statico, oggi si scopre che in condizioni estreme può essere riassorbita dal cervello stesso per produrre energia, in assenza di glucosio.

Una riserva d’emergenza che si rigenera

L’uso della mielina come “carburante di riserva” non sembra lasciare danni permanenti: due settimane dopo la corsa, i livelli mielinici cominciano a riprendersi e tornano alla normalità entro due mesi nei soggetti monitorati nel lungo termine.

I ricercatori, guidati da Pedro Ramos-Cabrer e Alberto Cabrera-Zubizarreta, definiscono questo fenomeno “plasticità metabolica della mielina”, evidenziando come il cervello sia in grado di sacrificare temporaneamente parti di sé per proteggere l’insieme dell’organo.

Implicazioni cognitive e neurologiche

Questa temporanea auto-consumazione cerebrale spiegherebbe anche perché, subito dopo una maratona, molti atleti mostrino rallentamenti cognitivi, come tempi di reazione più lunghi o difficoltà mnemoniche. Fortunatamente, questi effetti sembrano reversibili e legati solo alla fase di recupero.

Tuttavia, la mielina è fondamentale per la salute neurologica: la sua perdita è associata a patologie come la sclerosi multipla. Capire come il cervello regoli questi processi potrebbe aprire nuove strade nella ricerca di terapie neuroprotettive.

Una strategia evolutiva?

Secondo gli autori dello studio, pubblicato su Nature Metabolism, l’utilizzo della mielina come riserva potrebbe essere un adattamento evolutivo: una strategia che ha permesso ai nostri antenati di percorrere lunghe distanze mantenendo attiva l’attenzione e la funzione cognitiva, anche in condizioni di esaurimento energetico.

La mielina, abbondante soprattutto nelle regioni più evolute del cervello, rappresenterebbe così una scorta interna preziosa nei momenti critici.

Il cervello: piccolo, ma affamato

Ricordiamo che il cervello consuma circa il 20% dell’energia corporea totale, pur rappresentando solo il 2% della massa. Normalmente alimentato da glucosio, in situazioni di stress metabolico può ricorrere a corpi chetonici o – come ora si scopre – persino ai lipidi della propria struttura.

Capire meglio questi meccanismi potrebbe aiutare non solo gli atleti, ma anche pazienti in stato di stress metabolico cronico o disturbi neurodegenerativi.

Fonte: Techno Science

Per saperne di più

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
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