HomeTecnologia e ScienzeLa più grande struttura dell'universo potrebbe essere il 50% più grande di...

La più grande struttura dell’universo potrebbe essere il 50% più grande di quanto pensassimo

La più grande struttura conosciuta nell’Universo potrebbe essere ancora più imponente di quanto pensassimo.

Una nuova analisi della distribuzione delle potenti esplosioni spaziali suggerisce che la Grande Muraglia di Ercole-Corona Boreale, un ammasso di galassie precedentemente stimato lungo 10 miliardi di anni luce, potrebbe in realtà estendersi fino a 15 miliardi di anni luce.

Questa scoperta non solo è sbalorditiva per la sua scala, ma rappresenta anche una grande sfida per la nostra comprensione dell’Universo.

La Grande Muraglia di Ercole-Corona Boreale (o semplicemente Grande Muraglia) è stata scoperta oltre un decennio fa, quando gli astronomi notarono che i lampi di raggi gamma si verificavano in una concentrazione superiore a quella prevista.

I lampi di raggi gamma sono le esplosioni più potenti dell’Universo, prodotte durante eventi estremi come il collasso del nucleo di una supernova che dà vita a un buco nero o la collisione di due stelle di neutroni.

Poiché i buchi neri e le stelle di neutroni si formano da stelle massicce, i lampi di raggi gamma sono associati alle popolazioni di stelle massicce che si trovano solitamente nelle galassie.

Grazie alla loro luminosità, i lampi di raggi gamma possono essere osservati a distanze enormi, e le loro concentrazioni possono essere utilizzate come proxy per mappare gli ammassi di galassie. Lo studio di 283 lampi di raggi gamma ha portato gli astronomi István Horváth, Jon Hakkila e Zsolt Bagoly a segnalare la scoperta della Grande Muraglia nel 2014.

Ora, i tre scienziati si sono uniti a un team più ampio per condurre uno studio più dettagliato dei lampi di raggi gamma nel cielo, cercando di ottenere una stima più accurata della scala della Grande Muraglia.

Hanno esaminato attentamente 542 lampi di raggi gamma con redshift noti, cioè l’entità con cui la loro luce è stata allungata verso lunghezze d’onda più rosse dall’espansione dell’Universo, fornendo così una misura affidabile della distanza.

I loro risultati hanno mostrato che la Grande Muraglia potrebbe estendersi da un redshift di 0,33 a un redshift di 2,43, per una distanza totale di circa 15 miliardi di anni luce (l’Universo osservabile è largo circa 93 miliardi di anni luce).

Questa scoperta rende il problema posto dalla Grande Muraglia ancora più evidente. Questo perché il nostro modello standard dell’evoluzione dell’Universo si basa su qualcosa chiamato principio cosmologico.

Questo afferma che, su scale sufficientemente grandi, l’Universo è omogeneo, o “liscio”, in tutte le direzioni. Ogni sezione dell’Universo dovrebbe apparire più o meno come ogni altra sezione, senza grandi incongruenze o irregolarità.

Fonte: Science Alert

Per saperne di più

Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
TI POTREBBERO INTERESSARE

ARTICOLI CONSIGLIATI

Ridurre un aminoacido ha allungato la vita dei topi: la scoperta incuriosisce, ma non è una dieta miracolosa

Ridurre un aminoacido ha allungato la vita dei topi:...

C’è una frase che nel mondo della nutrizione torna sempre: “una caloria è una caloria”. Comoda, pulita, perfetta per semplificare. Però la biologia, come spesso accade, ama complicare le cose. Un nuovo caso arriva da uno studio sui topi in cui la riduzione di un singolo aminoacido, l’isoleucina, è stata associata a un aumento della durata della vita e a migliori indicatori di salute. ScienceAlert ha rilanciato il tema il 6 giugno 2026, partendo da una ricerca pubblicata su Cell Metabolism nel 2023.
Il cervello ha un circuito che bilancia sonno profondo e ormone della crescita

Il cervello ha un circuito che bilancia sonno profondo...

Il sonno profondo non è soltanto quella fase in cui “stacchiamo la spina”. È, più realisticamente, una delle modalità di manutenzione più sofisticate che il corpo abbia a disposizione. Il cervello rallenta, ma non si spegne affatto: coordina riparazione dei tessuti, metabolismo, memoria, equilibrio ormonale. E adesso una ricerca pubblicata su Cell aggiunge un tassello davvero interessante: esiste un circuito cerebrale che regola con grande precisione il rapporto tra sonno profondo, ormone della crescita e ritorno alla veglia.La parte affascinante è proprio questa. L’ormone della crescita, o GH, aumenta durante il sonno e aiuta il corpo in processi legati a muscoli, ossa, metabolismo dei grassi e riparazione dei tessuti. Fin qui, nulla di completamente nuovo: il legame tra sonno e GH è noto da decenni. Quello che mancava era una mappa più chiara del “come”. Non solo sangue prelevato durante la notte e livelli ormonali misurati a posteriori, ma l’osservazione diretta dei circuiti neurali coinvolti.
Il farmaco che cambia le aspettative sul tumore al pancreas

Il farmaco che cambia le aspettative sul tumore al...

Per anni il tumore al pancreas è stato uno di quei nomi che, anche nel mondo della ricerca oncologica, portava con sé una sensazione abbastanza pesante: poche opzioni, diagnosi spesso tardive, progressi lenti. Non perché la scienza non ci abbia provato, anzi. Il problema è che questo tumore sa difendersi bene, cresce in modo aggressivo e spesso viene scoperto quando ha già iniziato a diffondersi.La notizia che arriva ora su daraxonrasib, un farmaco orale sperimentale, è quindi di quelle che meritano attenzione vera. Non siamo davanti a una “cura miracolosa”, e sarebbe scorretto raccontarla così. Però il risultato è forte: in uno studio clinico di fase 3 su pazienti con tumore pancreatico metastatico già trattati in precedenza, il farmaco ha quasi raddoppiato la sopravvivenza mediana rispetto alla chemioterapia standard.Tradotto in parole più semplici: i pazienti trattati con daraxonrasib hanno vissuto in mediana 13,2 mesi, contro circa 6,7 mesi del gruppo trattato con chemioterapia. In oncologia, soprattutto su un tumore così difficile, un salto del genere non è una sfumatura statistica. È un cambio di scenario.
Il nuovo T. rex dei mari era nascosto in un museo da decenni

Il nuovo T. rex dei mari era nascosto in...

C’è qualcosa di quasi cinematografico in questa storia: un fossile raccolto nel 1979, sistemato in una collezione museale, studiato per anni come se fosse “solo” un esemplare già noto e poi, all’improvviso, capace di cambiare nome, identità e peso scientifico. Il protagonista si chiama Tylosaurus rex, abbreviato inevitabilmente in T. rex, ma non ha nulla a che vedere con il celebre dinosauro terrestre se non l’idea di dominio assoluto nel proprio ambiente. Questo animale era un mosasauro, un gigantesco rettile marino del Cretaceo, e secondo il nuovo studio poteva raggiungere circa 13 metri di lunghezza. Praticamente un autobus con denti affilati.