HomeTecnologia e ScienzeLe formiche sono 'superefficienti' nel lavoro di squadra

Le formiche sono ‘superefficienti’ nel lavoro di squadra

Il paradosso del lavoro di gruppo: l’effetto Ringelmann

Hai mai partecipato a un grande progetto di gruppo? Potresti pensare che con più persone coinvolte, il lavoro venga svolto meglio e più velocemente. Tuttavia, man mano che più membri si uniscono al gruppo, l’efficacia di ciascun individuo non aumenta. Non rimane nemmeno costante: peggiora. Molte mani possono alleggerire il lavoro, ma troppi cuochi rovinano il brodo. Questo paradosso è noto come effetto Ringelmann, dal nome dell’ingegnere francese Max Ringelmann che lo scoprì alla fine del XIX secolo.

La scoperta di Max Ringelmann

Quando Ringelmann misurò la forza prodotta dagli studenti che tiravano una corda, scoprì che, man mano che più studenti si univano al compito, la forza totale di trazione aumentava, ma lo sforzo medio per individuo diminuiva. Questo calo era dovuto a due fattori principali: la difficoltà di coordinarsi all’interno di team più grandi e il “social loafing”, la tendenza degli individui a ridurre lo sforzo quando si sentono meno responsabili all’interno di un gruppo.

Cooperazione nel regno animale

Molte specie animali, dalle scuole di pesci ai branchi di leoni, cooperano con successo in grandi gruppi. Potrebbero in qualche modo superare questo calo di efficienza? Se un animale potesse farlo, sarebbero le formiche. In un nuovo studio pubblicato su Current Biology, abbiamo cercato di scoprire se le catene di formiche tessitrici soffrissero dell’effetto Ringelmann.

Il lavoro di gruppo delle formiche tessitrici

Le formiche sono campionesse dell’azione collettiva, coordinando senza sforzo compiti complessi attraverso colonie di milioni di individui. E tra tutte le specie di formiche, le formiche tessitrici (Oecophylla smaragdina) sono un esempio eccezionale. Queste formiche costruiscono nidi sugli alberi tirando insieme foglie vive e legandole con seta larvale. Per farlo, formano “catene di trazione”, con ciascuna formica che afferra la vita di un’altra con le mascelle e tira all’unisono.

La ricerca sulle formiche tessitrici

Una ricerca ha incoraggiato le formiche a formare catene per tirare una foglia di carta artificiale attaccata a un misuratore di forza che monitorava continuamente la loro forza collettiva. Man mano che più formiche si univano e lasciavano il team di trazione, potevamo vedere come cambiava l’output del gruppo in tempo reale. È stato ipotizzato che la forza per individuo sarebbe diminuita man mano che le catene crescevano, un’idea supportata da ricerche precedenti sulle formiche. Ad esempio, le formiche di fuoco (Solenopsis invicta) sono note per unirsi in palle appiccicose simili a zattere per sopravvivere alle inondazioni.

Risultati sorprendenti

Con grande sorpresa, si è scoperto che man mano che più formiche tessitrici si univano al team di trazione, la forza totale aumentava come previsto, ma aumentava anche la forza per formica. In altre parole, le formiche tessitrici diventano effettivamente più efficaci man mano che la dimensione del team cresce. Le formiche tessitrici, a quanto pare, non solo riescono a evitare l’effetto Ringelmann, ma sono “superefficienti” nel loro lavoro di squadra.

Considerazioni finali

Dal nostro punto di vista, l’abilità delle formiche tessitrici di migliorare l’efficienza individuale con l’aumento del numero di partecipanti è affascinante e potrebbe offrire spunti preziosi per migliorare la collaborazione umana. Riteniamo che studi come questo possano ispirare nuove strategie per ottimizzare il lavoro di gruppo, superando le sfide dell’effetto Ringelmann. Pensiamo che la natura abbia ancora molto da insegnarci su come lavorare insieme in modo più efficace.

Fonte: Science Alert

Per saperne di più

Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
TI POTREBBERO INTERESSARE

ARTICOLI CONSIGLIATI

Un nuovo anticorpo contro il virus che quasi tutti abbiamo nel corpo

Un nuovo anticorpo contro il virus che quasi tutti...

C’è un virus che, con ogni probabilità, è già passato dal nostro organismo. Si chiama Epstein-Barr, o EBV, e non è esattamente un nome da conversazione al bar. Eppure riguarda una fetta enorme della popolazione mondiale: viene spesso indicato come uno dei virus umani più comuni e, secondo i dati sanitari disponibili, la grande maggioranza degli adulti mostra segni di infezione passata.La notizia interessante arriva dal lavoro di un gruppo di ricercatori del Fred Hutch Cancer Center e dell’Università di Washington: sono stati sviluppati nuovi anticorpi monoclonali capaci di bloccare alcuni passaggi chiave usati da EBV per infettare le cellule immunitarie. Non siamo davanti a una terapia pronta per l’ospedale, va detto subito. Però il risultato è di quelli che meritano attenzione, perché tocca un virus diffusissimo, difficile da colpire e collegato a malattie ben più serie della classica mononucleosi.
Sotto la Toscana ci sono enormi riserve di magma

Sotto la Toscana ci sono enormi riserve di magma:...

La Toscana che conosciamo è fatta di colline, borghi, vigneti, terme naturali e centrali geotermiche. Sotto quella cartolina, però, si nasconde qualcosa di molto più grande: un sistema di magma e roccia parzialmente fusa con volumi nell’ordine di migliaia di chilometri cubi. La notizia fa un certo effetto, inutile girarci intorno. Quando si leggono parole come “super-riservoir” e “magma” nella stessa frase, il pensiero corre subito ai supervulcani, a Yellowstone, agli scenari da documentario catastrofico.Ecco, fermiamoci un attimo. La parte interessante di questa scoperta non è la paura. È la tecnologia scientifica che ha permesso di vedere, letteralmente, sotto la crosta terrestre senza scavare e senza aspettare segnali evidenti in superficie.
Gli uccelli urbani temono più le donne

Gli uccelli urbani sembrano temere più le donne degli...

C’è una scena che tutti conosciamo: un piccione sul marciapiede, una gazza su una panchina, un passero vicino al cestino dei rifiuti. Ti avvicini, lui ti guarda, fa due saltelli e poi decide se restare o volare via. Sembra un gesto banale, quasi automatico. In realtà, dietro quel piccolo “calcolo” c’è una lettura dell’ambiente molto più sofisticata di quanto immaginiamo.Un nuovo studio pubblicato su People and Nature ha tirato fuori un dato curioso: gli uccelli urbani europei tendono ad allontanarsi prima quando ad avvicinarsi è una donna, mentre lasciano agli uomini circa un metro in più prima di fuggire. Non parliamo di un’osservazione casuale fatta in un parco la domenica mattina, ma di un lavoro condotto in cinque Paesi europei, con oltre 2.700 osservazioni e 37 specie analizzate.
Il CBD contro l’HIV

Il CBD contro l’HIV? La scoperta è interessante, ma...

Il cannabidiolo, meglio conosciuto come CBD, torna al centro della ricerca medica. Questa volta non si parla di relax, sonno o prodotti da banco più o meno miracolosi, ma di un tema molto più serio: la possibile capacità del CBD di ostacolare le prime fasi della trasmissione del virus HIV-1 attraverso le mucose genitali.La notizia arriva da uno studio pubblicato su Mucosal Immunology, ripreso dal CNRS e rilanciato da Techno-Science. Ed è una di quelle ricerche che, lette distrattamente, rischiano di trasformarsi nel solito titolo fuorviante: “Il CBD blocca l’HIV”. No, non siamo a quel punto. Però qualcosa di interessante c’è davvero.