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Le galassie muoiono prima del previsto

Scoperte sorprendenti: galassie rosse e spente nell’universo primordiale

Un team internazionale guidato dall’Università di Ginevra (UNIGE) ha scoperto che galassie rosse e spente esistevano già 700 milioni di anni dopo il Big Bang. Questa scoperta suggerisce che l’arresto della formazione stellare avviene molto prima di quanto si pensasse.

Galassie quiescenti: una sfida ai modelli teorici

Gli scienziati hanno a lungo creduto che solo le galassie in piena formazione stellare potessero essere osservate nell’universo giovane. Tuttavia, il telescopio spaziale James Webb ha rivelato che alcune galassie hanno smesso di formare stelle prima del previsto. Questo mette in discussione i modelli teorici dell’evoluzione cosmica.

La scoperta di una galassia record

Tra centinaia di spettri ottenuti grazie al programma Webb RUBIES, l’équipe ha identificato una galassia che aveva già cessato di formare stelle in un’epoca in cui queste erano normalmente in piena crescita. Questa scoperta è stata pubblicata nell’Astrophysical Journal.

Galassie rosse e morte: un enigma cosmico

Nell’universo primordiale, circa la metà delle galassie osservate ha smesso di formare stelle: sono “spente” e non crescono più. Gli astronomi le definiscono galassie “quiescenti”, “quenched” o “rosse e morte”. Appaiono rosse perché non contengono più stelle giovani e luminose di colore blu, ma solo stelle più vecchie e piccole, dalle tonalità rosse.

La sfida di identificare le galassie quiescenti massicce

Una parte significativa delle galassie quiescenti si trova tra le galassie massicce, spesso osservate con morfologie ellittiche. La formazione di queste galassie rosse e morte richiede normalmente molto tempo, poiché devono prima accumulare un gran numero di stelle prima che il processo di formazione stellare si arresti completamente. La causa esatta del quenching rimane un mistero.

Un obiettivo chiave per gli astronomi

“Trovare i primi esempi di galassie massicce quiescenti (MQG) nell’universo primordiale è essenziale, poiché illumina i loro possibili meccanismi di formazione”, spiega Pascal Oesch, professore associato al Dipartimento di astronomia della Facoltà di scienze dell’UNIGE e co-autore dello studio. La ricerca di questi sistemi è quindi un obiettivo principale per gli astronomi da anni.

Osservazioni che contraddicono i modelli

Grazie ai progressi tecnologici, in particolare la spettroscopia nel vicino infrarosso, gli astronomi hanno progressivamente identificato le galassie quiescenti massicce (MQG) in epoche cosmiche sempre più remote. La loro abbondanza contraddice i modelli teorici esistenti, suggerendo che alcuni fattori chiave devono essere rivalutati.

 

Fonte: Techno Science

Per saperne di più

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
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