HomeCripto & BlockchainL’FBI attribuisce alla Corea del Nord l’hack da 6,3 miliardi contro Binance

L’FBI attribuisce alla Corea del Nord l’hack da 6,3 miliardi contro Binance

L’FBI ha attribuito alla Corea del Nord il furto di circa 6,3 miliardi di dollari in asset digitali ai danni dell’exchange Binance. L’agenzia statunitense chiede ora agli operatori del settore di bloccare le transazioni collegate agli indirizzi usati per riciclare i fondi.

Secondo l’FBI, gli autori stanno convertendo soprattutto gli asset sottratti in Ether (ETH) e potrebbero passare a ulteriori fasi di riciclaggio attraverso servizi DeFi e di scambio istantaneo.

L’operazione indicata come TraderTraitor

L’agenzia identifica questa attività informatica malevola nordcoreana con il nome TraderTraitor. È la stessa denominazione usata per riferirsi agli attori che, secondo l’FBI, starebbero movimentando i fondi sottratti dopo l’attacco contro Binance.

Il passaggio verso Ether è rilevante perché l’FBI si aspetta che gli asset siano poi convertiti ulteriormente. Nel suo avviso, l’agenzia cita in particolare i servizi DeFi e gli instant swap come possibili strumenti nelle fasi successive del riciclaggio.

Non si tratta quindi soltanto di ricostruire un furto già avvenuto: l’allerta riguarda le transazioni che potrebbero ancora essere effettuate usando i fondi rubati o asset derivati da quegli indirizzi.

L’appello agli operatori del settore

L’FBI ha invitato soggetti privati e fornitori di servizi per asset digitali a bloccare i trasferimenti associati agli indirizzi indicati nell’avviso. Nell’elenco rientrano gli operatori di THORNode e dei nodi RPC, gli exchange istantanei, i servizi DeFi, le società di blockchain analytics e altri prestatori del comparto.

L’agenzia ha pubblicato una lista completa degli indirizzi che ritiene utilizzati dagli attori di TraderTraitor per riciclare i proventi. Il punto centrale dell’appello è bloccare le transazioni con o derivate dagli indirizzi che TraderTraitor starebbe usando per riciclare gli asset sottratti.

Il peso attribuito ai gruppi nordcoreani

Il caso si inserisce in un quadro più ampio descritto da precedenti analisi citate dalla fonte. Un rapporto CertiK aveva attribuito a gruppi legati alla Corea del Nord oltre 2 miliardi di dollari dei circa 3,4 miliardi di perdite legate alla sicurezza crypto registrate nel 2025, in 79 dei 656 incidenti documentati.

Secondo quelle stime, gli attori riconducibili a Pyongyang avrebbero sottratto circa il 60% del valore perso in attacchi al settore crypto nel 2025. La fonte collega questi proventi al finanziamento delle attività militari del regime, comprese quelle nucleari e missilistiche, ma si tratta di valutazioni basate su report e non di dati di bilancio pubblicati dalla Corea del Nord.

Un’altra ricostruzione citata, attribuita da CertiK al ricercatore onchain Taylor Monahan, stima in 6,75 miliardi di dollari gli asset crypto sottratti da attori collegati alla Corea del Nord tra il 2016 e l’inizio del 2026, attraverso 263 incidenti documentati.

Domande frequenti

Che cos’è TraderTraitor?

È il nome con cui l’FBI indica questa specifica attività informatica malevola attribuita alla Corea del Nord. Nell’avviso sull’attacco a Binance, l’agenzia lo usa per identificare gli attori che starebbero riciclando i fondi sottratti.

Che cosa chiede l’FBI alle aziende crypto?

L’FBI invita i fornitori di servizi coinvolti nella circolazione degli asset digitali a bloccare le transazioni provenienti dagli indirizzi segnalati o derivate da essi. L’obiettivo è interrompere i trasferimenti nelle successive fasi di riciclaggio.

Perché Ether è citato nell’allerta?

Secondo l’FBI, gli autori hanno convertito soprattutto gli asset rubati in Ether. L’agenzia ritiene che possano seguire ulteriori conversioni tramite protocolli DeFi e servizi di scambio istantaneo.

Considerazioni finali

Un attacco di queste dimensioni mostra quanto la risposta a un furto crypto non possa fermarsi all’exchange colpito. L’avviso dell’FBI chiama in causa nodi, servizi DeFi, operatori di swap e società di analisi perché il riciclaggio sfrutta una filiera tecnica molto più ampia del punto in cui avviene la sottrazione iniziale.

Il dato più significativo è la richiesta di intervenire sugli indirizzi e sulle transazioni derivate: nel momento in cui i fondi passano attraverso più conversioni, la rapidità con cui l’ecosistema riesce a identificarli e bloccarli pesa quanto la ricostruzione dell’attacco stesso.

Federico Baldini
Federico Baldinihttps://sotutto.it
Appassionato di nuove tecnologie e smartphone. Sono qui con l'obiettivo di fare informazione e spiegare in modo semplice tecnologie che all'apparenza possono sembrare complicate ma che fanno parte della nostra quotidianità e chissà del nostro futuro.
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