mercoledì, 18 Febbraio 2026
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Il 20% dei nostri geni proverrebbe da antenati fino ad ora sconosciuti

Un milione e mezzo di anni fa, i nostri antenati si sono divisi in due gruppi distinti per poi riunirsi molto più tardi. Questa scoperta rivoluziona la nostra comprensione dell’evoluzione umana. Un team di ricercatori dell’Università di Cambridge ha utilizzato tecniche genetiche avanzate per esplorare le origini dell’umanità. Il loro studio, pubblicato su Nature Genetics, rivela che gli esseri umani moderni discendono da due popolazioni ancestrali che hanno evoluto separatamente per oltre un milione di anni prima di mescolarsi circa 300.000 anni fa.

Una separazione antica, una riunione recente

Le analisi genetiche mostrano che questi due gruppi si sono separati 1,5 milioni di anni fa. Uno di essi, chiamato Popolazione A, ha subito un significativo declino demografico prima di ricostituirsi lentamente. Questa popolazione è all’origine dell’80% del genoma degli esseri umani attuali e avrebbe dato origine anche ai Neanderthal e ai Denisoviani, due gruppi oggi estinti. La Popolazione B, invece, ha contribuito per il 20% al nostro patrimonio genetico. Sebbene minoritaria, questa popolazione avrebbe giocato un ruolo chiave nell’evoluzione umana, influenzando in particolare i geni legati al funzionamento cerebrale. I ricercatori suggeriscono che questi geni potrebbero aver favorito lo sviluppo di capacità cognitive essenziali.

Un metodo innovativo per decifrare il passato

I ricercatori hanno sviluppato un algoritmo, chiamato cobraa, per modellare le divisioni e le fusioni delle popolazioni ancestrali. Questo strumento, testato su dati simulati prima di essere applicato a genomi reali, ha permesso di ricostruire eventi vecchi di centinaia di migliaia di anni. Si basa su dati provenienti dal progetto 1000 Genomes, che ha sequenziato il DNA di popolazioni in tutto il mondo. Questa approccio ha anche rivelato che alcuni geni della Popolazione B erano situati in regioni genomiche meno critiche, suggerendo una selezione naturale che ha eliminato le mutazioni dannose. Questo processo, chiamato selezione purificatrice, spiega perché una parte del DNA di questa popolazione è stata progressivamente eliminata nel tempo. Tuttavia, altri geni di questa popolazione sembrano essere stati essenziali per la nostra evoluzione.

La riunione di queste due popolazioni, avvenuta circa 300.000 anni fa, ha segnato un punto di svolta nella storia dell’umanità. A differenza dei successivi mescolamenti genetici con i Neanderthal, questo evento ha lasciato un’impronta molto più profonda nel nostro DNA. Questa scoperta sottolinea il percorso tumultuoso della nostra evoluzione, lontano dall’immagine di una linea unica e continua. Oltre all’umanità, questo metodo potrebbe influenzare lo studio dell’evoluzione di altre specie. I ricercatori l’hanno già applicato con successo in altri contesti evolutivi.

Fonte: Techno Science

Per saperne di più

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
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