HomeTecnologia e ScienzeIl fungo che fa vedere piccoli esseri umani non è il solito...

Il fungo che fa vedere piccoli esseri umani non è il solito “fungo magico”

Ci sono notizie scientifiche che sembrano scritte apposta per Internet, ma questa ha un dettaglio che la rende molto più interessante del titolo curioso. Un fungo consumato in alcune aree dell’Asia, la Lanmaoa asiatica, può provocare allucinazioni molto specifiche: piccole figure umane, elfi o personaggi in miniatura che si muovono nell’ambiente reale. La parte sorprendente? I ricercatori non hanno trovato i geni collegati ai principali composti psichedelici già noti nei funghi.

Parliamo quindi di un mistero biologico ancora aperto, non dell’ennesima variazione sul tema “funghi magici”. Ed è qui che la storia diventa affascinante.

Che cos’è la Lanmaoa asiatica

La Lanmaoa asiatica è un boleto, quindi appartiene a un gruppo molto diverso da quello dei classici funghi contenenti psilocibina. In Cina è conosciuta come jian shou qing ed è venduta nei mercati dello Yunnan, una zona famosa per l’enorme varietà di funghi selvatici commestibili.

Il punto è che “commestibile” non significa automaticamente innocuo. Quando viene consumata cruda o cotta male, questa specie può causare sintomi neuropsichiatrici e gastrointestinali. Il più riconoscibile è proprio la comparsa di allucinazioni lillipuziane, nome clinico che richiama i minuscoli abitanti di Lilliput nei Viaggi di Gulliver.

Non si tratta, almeno secondo i racconti raccolti dai ricercatori, di semplici forme confuse. Le persone descrivono figure piccole, spesso molto dettagliate, che camminano, saltano o interagiscono con oggetti reali. Una scena quasi da fiaba, ma con un retroterra tossicologico concreto.

La scoperta genetica che cambia prospettiva

Il nuovo studio ha analizzato il genoma di 53 campioni del genere Lanmaoa. I ricercatori volevano capire se dietro questi effetti ci fossero i soliti sospetti: psilocibina, acido ibotenico o altre molecole già associate ai funghi allucinogeni.

Risultato: niente. Non sono stati trovati riscontri convincenti con i geni biosintetici noti per quei composti. Questo non dimostra che il fungo sia “sicuro”, ma suggerisce una cosa più intrigante: potrebbe esistere una molecola psicoattiva ancora non identificata, capace di produrre effetti visivi estremamente specifici.

Da blogger tech, trovo questa parte quasi più interessante della storia delle “piccole persone”. È un promemoria utile: anche nell’epoca del sequenziamento genetico, dei database enormi e dell’AI applicata alla biologia, la natura continua a tirar fuori casi che non entrano nelle caselle già pronte.

Non solo folklore

La tentazione sarebbe liquidare tutto come leggenda locale, ma sarebbe troppo comodo. Le segnalazioni arrivano da contesti diversi e mostrano una coerenza insolita. In alcuni studi clinici sui casi di intossicazione nello Yunnan, le allucinazioni visive risultano tra i sintomi più frequenti, spesso accompagnate da nausea, vertigini o altri disturbi.

La parte culturale resta importante. In alcune zone questo fungo è apprezzato per il gusto e viene consumato da tempo. Però la scienza sta separando piano piano il racconto popolare dalla chimica reale: stesso fenomeno, strumenti nuovi, domande migliori.

Perché questa ricerca conta davvero

La notizia non è “esiste un fungo che fa vedere elfi”. La notizia è che potremmo trovarci davanti a una nuova linea di composti bioattivi nei funghi. Capire quale molecola sia responsabile e come agisca sul cervello potrebbe aprire nuove strade nella neurochimica, nella tossicologia alimentare e nello studio delle percezioni visive.

C’è anche un aspetto pratico: il genere Lanmaoa comprende specie simili tra loro e non sempre facili da distinguere. La ricerca genetica ha aiutato a chiarire meglio i rapporti evolutivi del gruppo, arrivando a riconoscere nuove specie e a mettere ordine in una classificazione finora più confusa del previsto.

Considerazioni finali

Questa storia mi piace perché unisce meraviglia e cautela. Da una parte c’è il fascino quasi narrativo di un fungo che produce visioni incredibilmente precise. Dall’altra c’è la realtà meno romantica delle intossicazioni e dei composti sconosciuti.

La Lanmaoa asiatica non va raccontata come una curiosità da meme, ma come un piccolo cortocircuito tra cucina, scienza e cervello umano. E forse è proprio questo il bello: ci ricorda che non tutto ciò che sembra “già spiegato” lo è davvero.

FAQ

La Lanmaoa asiatica contiene psilocibina?

No, le analisi genetiche finora disponibili non hanno trovato i geni noti associati alla produzione di psilocibina.

Perché fa vedere piccoli esseri umani?

La causa precisa non è ancora nota. L’ipotesi più forte è la presenza di un metabolita psicoattivo non identificato.

È un fungo commestibile?

È consumato in alcune aree dell’Asia, ma può provocare intossicazioni se preparato male. Il punto scientifico è comprenderne la chimica, non promuoverne il consumo.

Le allucinazioni lillipuziane sono rare?

Sì, sono considerate un fenomeno insolito. In questo caso colpisce la loro ricorrenza in pazienti che hanno consumato lo stesso fungo.

Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
TI POTREBBERO INTERESSARE

ARTICOLI CONSIGLIATI

I robot capiscono meglio gli ordini vaghi grazie agli LLM

I robot capiscono meglio gli ordini vaghi grazie agli...

Il problema dei robot domestici e industriali non è solo muoversi bene. Quello, in un certo senso, è il lato più visibile. La parte davvero complicata è capire cosa intendiamo quando diamo un ordine poco preciso, come facciamo ogni giorno tra esseri umani.“Portami il caffè senza disturbarmi”, per noi è una frase abbastanza chiara. Per un robot, invece, è un piccolo campo minato: deve capire dove passare, quanto avvicinarsi, cosa evitare, quale oggetto conta davvero e quali elementi della scena sono solo rumore. Il nuovo lavoro del MIT CSAIL va proprio in questa direzione e, secondo me, coglie uno dei nodi più interessanti della robotica moderna: non basta rendere i robot più potenti, bisogna renderli meno letterali.
L’IA ora guarda le stelle esplose per capire l’energia oscura

L’IA ora guarda le stelle esplose per capire l’energia...

Ci sono notizie scientifiche che sembrano scritte apposta per far impazzire i titolisti: milioni di stelle che esplodono, intelligenza artificiale, universo in espansione, energia oscura. Tutto insieme. Ma dietro l’effetto “wow” c’è una questione molto concreta: nei prossimi anni gli astronomi saranno sommersi da una quantità di dati mai vista prima, e senza strumenti nuovi rischiano di non riuscire a leggerli davvero.Il protagonista di questa storia si chiama CIGaRS, un nuovo framework sviluppato da ricercatori dell’Institute of Cosmos Sciences dell’Università di Barcellona. Il suo obiettivo è ambizioso: usare l’IA e modelli statistici avanzati per ricavare informazioni cosmologiche dalle supernove di tipo Ia, quelle esplosioni stellari che da decenni vengono usate come “candele standard” per misurare le distanze nell’universo.Tradotto in modo meno da laboratorio: queste supernove hanno una luminosità abbastanza prevedibile. Se sappiamo quanto dovrebbero brillare e misuriamo quanto appaiono deboli dalla Terra, possiamo stimare quanto sono lontane. È anche grazie a osservazioni di questo tipo che è emersa l’idea dell’espansione accelerata dell’universo, attribuita a quella misteriosa componente che chiamiamo energia oscura.
La Terra potrebbe sopravvivere al Sole, ma non come la immaginiamo

La Terra potrebbe sopravvivere al Sole, ma non come...

L’idea sembra fantascienza, ma è fisica pura: tra circa cinque miliardi di anni il Sole uscirà dalla sua fase stabile, si gonfierà fino a diventare una gigante rossa e il destino della Terra dipenderà da un equilibrio delicatissimo. Da una parte, la stella in espansione aumenterà le forze di marea e tenderà ad attirare il nostro pianeta verso di sé. Dall’altra, perdendo massa sotto forma di vento stellare, ridurrà la propria presa gravitazionale e potrebbe lasciare alla Terra lo spazio per allontanarsi.La notizia interessante è che un nuovo studio cambia il tono della storia. Non dice che la Terra resterà “casa nostra”: vita, oceani e atmosfera spariranno molto prima. Dice però che il pianeta, come corpo roccioso, potrebbe non finire inghiottito dal Sole.
Gli alberi assorbono CO2 ma non crescono: la scoperta che cambia il ruolo delle foreste

Gli alberi assorbono CO2 ma non crescono: la scoperta...

Per anni abbiamo raccontato gli alberi come una delle risposte più naturali alla crisi climatica: assorbono CO2, crescono, immagazzinano carbonio nel legno e ci aiutano a rallentare il riscaldamento globale. Tutto vero, ma con una sfumatura non proprio secondaria: assorbire carbonio non significa sempre trasformarlo in nuovo legno.Una nuova ricerca sugli alberi di quercia mostra un meccanismo più complesso di quanto spesso immaginiamo. Gli alberi possono continuare a fare fotosintesi, quindi catturare anidride carbonica dall’atmosfera, anche quando la crescita del tronco si è già fermata. A prima vista sembra una buona notizia. Più CO2 assorbita, meglio è. Peccato che il punto decisivo sia un altro: dove finisce quel carbonio?