La nostra alimentazione non influenza solo il corpo, ma anche la chiarezza mentale. Uno studio recente ha messo in luce come un regime ricco di grassi possa disturbare un meccanismo cellulare fondamentale per il cervello, compromettendo la memoria.
Il modello della drosophila: una mosca che parla al cervello
I ricercatori hanno usato la Drosophila melanogaster (mosca del vino) per i loro esperimenti. Questo insetto condivide con l’uomo alcune vie metaboliche e neurali che lo rendono un ottimo modello per studi genetici e cognitivi.
Alcune mosche sono state alimentate con una dieta ricca di grassi per una settimana, altre con una dieta normale come gruppo di controllo. Nei soggetti “grassi” si è osservato un aumento del contenuto di lipidi e glucosio.
Quando è stata testata la memoria, le mosche dovevano associare un odore particolare a uno stimolo negativo. Nei soggetti che avevano seguito il regime ad alto contenuto di grassi, la memoria a medio e lungo termine risultava danneggiata, mentre la memoria immediata rimaneva intatta.
L’autofagia: il meccanismo “pulitore” che salta
Per capire il meccanismo molecolare, gli scienziati si sono concentrati sull’autofagia, processo tramite il quale le cellule eliminano e riciclano componenti danneggiati o inutili. Questa “pulizia” è particolarmente cruciale nei neuroni, che non si rigenerano facilmente.
Nelle mosche con dieta grassa, le proteine legate all’autofagia presentavano anomalie: i rifiuti cellulari non venivano correttamente smaltiti. In un esperimento parallelo, disattivando geneticamente una proteina chiave dell’autofagia in mosche sane, si osservava lo stesso decadimento della memoria a medio termine. Ciò conferma il legame diretto tra autofagia efficiente e conservazione dei ricordi.
Il problema è nella fase finale del processo: le vescicole che contengono i rifiuti (autofagosomi) non riescono a fondersi con i lisosomi, dove avverrebbe la degradazione. Le membrane degli organelli sarebbero alterate, forse a causa dell’eccesso di lipidi.
Perché i grassi perturbano i lisosomi
L’eccesso lipidico può interferire con la segnalazione interna necessaria per un corretto funzionamento dei lisosomi, che sono le “cucine” cellulari responsabili della degradazione. Le membrane lisosomiali alterate implicherebbero una fusione inefficiente con gli autofagosomi e un accumulo di rifiuti dentro le cellule.
Inoltre, l’espressione genica delle proteine lisosomiali sembra ridotta: il regime ricco di grassi attiverebbe processi infiammatori o stress del reticolo endoplasmatico, che a loro volta modulano negativamente la produzione enzimatica nei lisosomi.
Considerazioni finali
Questo studio ci ricorda che l’effetto dell’alimentazione si estende ben oltre il metabolismo e i chili in eccesso: incide sulla salute neurale e sulla nostra capacità di ricordare. Sapere che un eccesso di grassi può danneggiare il “servizio di pulizia” interno delle nostre cellule — e che questo guasto può tradursi in memoria indebolita — è un forte incentivo a un’alimentazione equilibrata. Personalmente credo che questi risultati spingano ad approfondire l’interazione tra dieta e funzione cognitiva nelle persone, non solo negli animali modello: potrebbe essere una direzione cruciale per prevenire declino cognitivo o disturbi legati all’età.
Fonte: Techno Science





