HomeCuriositàLe salamandre pezzate fluorescono sotto luce UV: il segreto è nella pelle

Le salamandre pezzate fluorescono sotto luce UV: il segreto è nella pelle

Le salamandre pezzate europee nascondono un dettaglio che a occhio nudo non si vede: sotto la luce ultravioletta emettono bagliori verdi e ciano. La fluorescenza arriva soprattutto dalle ghiandole della pelle e dalle secrezioni rilasciate dall’animale, che possono continuare a brillare per oltre 24 ore.

La scoperta riguarda Salamandra salamandra, specie nota per la colorazione gialla e nera e per le sostanze velenose usate contro i predatori. I ricercatori hanno confermato il fenomeno, ma la sua funzione biologica resta da chiarire: potrebbe contribuire alla comunicazione fra individui oppure rendere più evidente il segnale di pericolo per altri animali.

Un bagliore che richiede una sorgente di luce

Quello osservato nelle salamandre non è un caso di bioluminescenza. Gli animali bioluminescenti, come le lucciole, producono luce attraverso reazioni chimiche proprie. Qui si parla invece di biofluorescenza: alcuni composti assorbono radiazioni ultraviolette, invisibili all’uomo, e restituiscono una parte dell’energia come luce visibile.

Nel caso della salamandra pezzata, il risultato sono tonalità verdi e ciano. L’effetto appare più marcato sul ventre giallo e lungo i fianchi. Per osservarlo gli esseri umani devono usare una lampada UV: non è quindi una luce costante che l’animale emette nell’oscurità.

La parte più inattesa riguarda le secrezioni cutanee. Il team le collega alla fluorescenza e segnala che, una volta rilasciate, possono mantenere il bagliore per più di un giorno. La loro composizione responsabile, però, non è stata ancora identificata.

Perché una salamandra dovrebbe fluorescere?

I ricercatori non presentano una risposta definitiva. Una prima ipotesi è che il fenomeno abbia una funzione comunicativa: i riflessi verdi e ciano potrebbero aiutare le salamandre a riconoscersi in condizioni notturne o in ambienti fitti, dove vedersi è più difficile.

La possibilità è legata anche alla luce disponibile nell’habitat. Nei boschi frequentati dalla specie, di notte l’illuminazione arriva principalmente dalla Luna e dalle stelle. Secondo il gruppo di ricerca, la luce della Luna piena contiene una quota maggiore di radiazioni ultraviolette e violette rispetto alla luce diurna, più distribuita nello spettro. In tali condizioni, la fluorescenza potrebbe creare piccoli contrasti colorati sulle macchie gialle dell’animale.

Questo non dimostra che le salamandre usino davvero il bagliore per comunicare. Gli autori osservano però che animali con una vista particolarmente sensibile potrebbero percepire segnali che per noi restano impercettibili o estremamente deboli.

Un possibile rinforzo al messaggio “sono velenosa”

L’altra spiegazione presa in considerazione riguarda l’aposematismo, cioè la strategia con cui un animale usa colori vistosi per avvisare i predatori di essere tossico o pericoloso. La livrea gialla e nera della salamandra pezzata svolge già questo ruolo di segnale visivo.

La fluorescenza potrebbe dunque aggiungere un ulteriore indizio alla colorazione di avvertimento. È un’ipotesi plausibile proprio perché il bagliore è associato anche alle secrezioni della pelle, ma non è ancora una funzione dimostrata. I ricercatori ricordano che le samandarine, alcaloidi steroidei molto tossici, contribuiscono alla protezione chimica dell’animale.

La sorpresa nasce dal fatto che le secrezioni cutanee della specie erano già state studiate chimicamente per decenni, senza precedenti segnalazioni pubblicate sulla loro fluorescenza. Il prossimo passaggio sarà isolare e caratterizzare la molecola che genera l’effetto: potrebbe essere un composto finora non riconosciuto nella salamandra pezzata.

Una scoperta utile anche per studiare la specie

La biofluorescenza è stata a lungo considerata un tratto quasi esclusivo degli organismi marini; gli scorpioni erano una delle eccezioni terrestri più note. Studi più recenti hanno invece rilevato proprietà fluorescenti in un numero crescente di animali di terra, fra rettili, uccelli e anfibi.

Per la salamandra pezzata, capire se il fenomeno incide sul comportamento, sull’accoppiamento o sulla difesa potrebbe offrire elementi aggiuntivi per interpretarne le esigenze ecologiche. La specie è classificata come vulnerabile nella Lista rossa IUCN e subisce gli effetti della perdita e della frammentazione degli habitat umidi e forestali.

Domande frequenti

La salamandra pezzata produce luce da sola?

No. La sua è biofluorescenza: servono radiazioni ultraviolette esterne, che vengono assorbite e riemesse come luce verde e ciano. È un processo diverso dalla bioluminescenza delle lucciole.

Per quanto tempo brillano le secrezioni della pelle?

Le secrezioni rilasciate possono restare fluorescenti per più di 24 ore, secondo quanto riportato dai ricercatori.

È già noto a cosa serve il bagliore?

No. Comunicazione fra salamandre e rafforzamento del segnale di pericolo rivolto ai predatori sono ipotesi di lavoro, non conclusioni dimostrate.

È stata identificata la sostanza fluorescente?

Non ancora. Il gruppo sta cercando di identificare e caratterizzare chimicamente il composto responsabile della fluorescenza.

Considerazioni finali

La scoperta colpisce perché aggiunge un tratto nascosto a un animale familiare e già molto studiato, senza trasformarlo artificialmente in un mistero risolto. Il dato solido è la fluorescenza delle ghiandole e delle secrezioni; il suo significato ecologico, invece, richiede ancora prove mirate.

Proprio questa distinzione rende la ricerca più interessante: identificare la molecola responsabile e verificare chi riesca davvero a percepire il segnale dirà se quei riflessi sono un effetto collaterale della chimica cutanea o una componente concreta della difesa e delle relazioni fra salamandre.

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
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