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Stonehenge, i segni sulla “Newall Boulder” potrebbero non essere naturali – La teoria umana si fa strada (di nuovo)

Quante volte abbiamo sentito dire che i massi di Stonehenge sono finiti lì grazie ai ghiacciai? Bene, forse è il momento di rimettere in discussione questa teoria. Un nuovo studio, freschissimo di pubblicazione, sta facendo tremare le certezze degli archeologi old-school. Il motivo? I segni sulla famosa “Newall Boulder” sembrano proprio opera dell’uomo, non della natura.

Scoperta negli anni ’20, ma capito solo adesso

La Newall Boulder venne scoperta nel 1924 durante uno scavo a Stonehenge. Fino a oggi si pensava che quei segni sulla superficie fossero dovuti all’erosione glaciale, ma i ricercatori dell’Aberystwyth University, guidati da Richard Bevins, hanno detto stop a questa leggenda.

Analizzando frammenti e bordi, il team ha notato che le abrasioni sono troppo nette, troppo “chirurgiche” per essere accidentali. Non è solo il tempo e il ghiaccio ad averle fatte. No, sono state le mani degli uomini del Neolitico, probabilmente nel tentativo di sagomare la pietra per farla incastrare perfettamente nella struttura.

Dal Galles a Stonehenge: 200 km di trasloco manuale

E la cosa più folle è questa: la Newall Boulder è stata tracciata chimicamente fino a un sito preciso, le Preseli Mountains in Galles, a oltre 200 km di distanza. Niente ghiacciai, niente trasporti “naturali”. Solo forza bruta, corde, tronchi e una quantità assurda di determinazione umana.

Il dibattito con chi sostiene ancora la teoria glaciale è aperto. Ma Bevins e soci hanno un punto chiave: se davvero i ghiacciai avessero trasportato questi massi, ci sarebbero altri blocchi simili sparsi per il territorio. Ma non ce ne sono. Questo rende la spiegazione “umana” molto più plausibile.

Stonehenge: opera di ingegneria umana (con mezzi preistorici)

Questa teoria rientra in un disegno più ampio: Stonehenge come esempio di ingegneria collettiva preistorica. Ricercatori hanno scoperto che persino la celebre “Altar Stone” (Stone 80) potrebbe essere stata portata da un sito in Scozia, a ben 750 km di distanza.

Insomma, dimenticatevi i “colpi di fortuna geologici”: Stonehenge non è il frutto del caso, ma di una impresa ingegneristica voluta, pianificata e realizzata con metodi che per noi sembrano impossibili… eppure ce l’hanno fatta.

Considerazioni finali – Gli antichi erano molto più tosti di quanto pensiamo

Da parte nostra, ogni volta che emergono dati come questi, non possiamo fare a meno di pensare che sottovalutiamo sistematicamente la capacità di organizzazione, forza e intelligenza delle civiltà antiche. Stonehenge non è solo un monumento: è la prova vivente che, con abbastanza determinazione e ingegno, l’uomo può spostare montagne. Letteralmente. I segni sulla Newall Boulder sono un messaggio inciso nella pietra: “Noi l’abbiamo fatto”.

Fonte: Science Alert

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Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
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