HomeTecnologia e ScienzeUn bio-computer utilizza neuroni umani: verso un'IA ancora più performante

Un bio-computer utilizza neuroni umani: verso un’IA ancora più performante

Un nuovo orizzonte per l’intelligenza artificiale: il bio-computer CL1

La società Cortical Labs ha lanciato sul mercato un innovativo computer che integra neuroni umani coltivati in laboratorio. Questo dispositivo, chiamato “CL1”, rappresenta un passo avanti significativo nell’era dell’intelligenza artificiale, unendo biologia e tecnologia per applicazioni mediche e tecnologiche senza precedenti.

Neuroni umani su chip di silicio

Il CL1 è il risultato di sei anni di ricerca e si basa su neuroni umani coltivati su un chip di silicio. Questi neuroni, mantenuti in un ambiente controllato, interagiscono con un sistema operativo biologico (biOS) che simula un mondo virtuale. Questa tecnologia promette di rivoluzionare la scoperta di farmaci e la modellazione delle malattie, riducendo al contempo la necessità di test sugli animali.

La fusione tra biologia e tecnologia

Il CL1 utilizza neuroni umani derivati da cellule staminali, posizionati su un chip di silicio dotato di elettrodi. Questi elettrodi inviano e ricevono segnali elettrici, creando un’interfaccia tra il network neuronale biologico e il sistema informatico. Questa simbiosi consente una comunicazione fluida e un’adattabilità rapida dei neuroni all’ambiente simulato. A differenza dei computer tradizionali, il CL1 sfrutta la plasticità naturale dei neuroni, che si riorganizzano in risposta agli stimoli ricevuti, superando le capacità dei modelli di intelligenza artificiale attuali.

Efficienza energetica e autonomia

Ogni unità CL1 è autonoma e consuma poca energia, con un consumo totale di 850 a 1.000 watt per un rack di 30 unità. Il sistema biologico è supportato da un ambiente controllato, che include pompe, un mix di gas e un controllo della temperatura.

Coltivazione dei neuroni in laboratorio

I neuroni utilizzati nel CL1 sono coltivati a partire da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), capaci di differenziarsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo umano. Queste cellule staminali sono generalmente ottenute da campioni di sangue o tessuti e poi riprogrammate in laboratorio per diventare neuroni. Due metodi principali sono impiegati per questa differenziazione.

Il primo metodo utilizza piccole molecole per replicare le condizioni dello sviluppo cerebrale in utero, guidando le cellule staminali a trasformarsi in neuroni. Il secondo metodo attiva direttamente geni specifici legati allo sviluppo neuronale, permettendo una differenziazione più mirata. Ogni approccio ha i suoi vantaggi: il primo produce neuroni di alta purezza, mentre il secondo genera una diversità cellulare più simile a quella naturale.

 

Fonte: Techno Science

Per saperne di più

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
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