Immagina satelliti che scrutano la Terra dall’alto, misurando con estrema precisione il campo gravitazionale del nostro pianeta. Un giorno, nel 2007, i dati mostrano qualcosa di strano: una gigantesca anomalia sopra l’Atlantico orientale. Una specie di “bozzo gravitazionale” che poi, dopo poco tempo, scompare.
Per anni è rimasto un enigma. Oggi però, un gruppo di geofisici pensa di avere la chiave: non si trattava di acqua, ghiaccio o maree, ma di un segnale che arrivava da molto più in profondità. Forse addirittura dal confine con il nucleo terrestre.
Un segnale che non veniva dalla superficie
Normalmente le variazioni del campo gravitazionale si spiegano con processi superficiali: scioglimento dei ghiacci, cambiamenti nel livello del mare, accumulo o perdita d’acqua in grandi bacini. Ma qui nessun modello tornava.
L’anomalia copriva un’area enorme, circa 7.000 chilometri, con zone dove la gravità risultava leggermente più forte accanto ad altre più debole. Un pattern così non si spiegava con fenomeni superficiali.
C’è di più: nello stesso periodo, sempre in quella zona, il campo magnetico terrestre aveva subito un “colpo di frusta”, un improvviso scossone chiamato geomagnetic jerk. Due anomalie diverse ma nello stesso posto, nello stesso momento. Un caso? Forse no.
Il ruolo di un minerale speciale: la bridgmanite
La spiegazione proposta dagli scienziati riguarda un minerale che costituisce gran parte del mantello terrestre: la bridgmanite. A pressioni e temperature elevatissime, questo minerale può cambiare struttura interna passando dalla forma perovskite alla cosiddetta post-perovskite.
Questo cambiamento, che avviene a circa 2.600 chilometri sotto i nostri piedi, altera la densità del materiale. Se il fenomeno coinvolge regioni molto vaste, può spostare abbastanza massa da modificare localmente il campo gravitazionale, e allo stesso tempo influenzare i flussi del nucleo che alimentano il campo magnetico.
In sostanza, la Terra potrebbe avere “scattato” internamente, e noi lo abbiamo percepito in superficie solo come un’anomalia nei dati.
Blob misteriosi e un pianeta vivo dentro
Già da anni i sismologi parlano di “blob” profondi, enormi accumuli di materiale anomalo al confine col nucleo, che rallentano le onde sismiche e sembrano avere proprietà diverse dal resto del mantello. L’anomalia gravitazionale del 2007 potrebbe essere collegata proprio a uno di questi blob.
Questo ci ricorda che la Terra non è un pianeta statico: anche a migliaia di chilometri di profondità avvengono trasformazioni rapide e talvolta improvvise, con effetti che arrivano fino alla superficie.
Considerazioni finali
Trovo straordinario che un dettaglio quasi impercettibile nel campo gravitazionale abbia rivelato un evento geologico avvenuto nel cuore della Terra. È un po’ come scoprire che il pianeta respira, si muove, cambia, anche in regioni che non vedremo mai. Se i ricercatori hanno ragione, stiamo assistendo a un nuovo modo di studiare il nostro mondo dall’interno, combinando dati gravitazionali, sismici e magnetici. Personalmente credo che nei prossimi anni ci renderemo conto che il pianeta è molto più dinamico, e “vivo”, di quanto ci abbiano mai insegnato a scuola.
Fonte: Science Alert

