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Apple testa internamente un’app stile ChatGPT per un Siri potenziato con LLM

Una delle ultime voci nel mondo Apple riguarda un’app sperimentale, usata internamente, che somiglia a ChatGPT: scopo? Testare una versione di Siri basata su LLM (large language model) che Apple spera di lanciare nel 2026.

L’app permette di avviare conversazioni su temi diversi, ricordare i messaggi precedenti e fare riferimenti incrociati tra chat. Non è pensata per il pubblico: è uno strumento interno (nome in codice “Veritas”, secondo alcune fonti) per testare le capacità del nuovo Siri. È una conferma che il progetto “Siri potenziato con LLM” non è più solo in concept: Apple lo sta sperimentando con dati reali, nell’ambiente controllato dei propri ingegneri.

Cosa sappiamo finora su LLM Siri

1. Ritardi e rinvii

Apple inizialmente aveva promesso alcune migliorie “intelligenti” già con iOS 18, ma ha poi rimandato la funzione principale a causa di problemi tecnici. Ad oggi, la versione “rivoluzionata” di Siri sarebbe prevista per il 2026.

2. Architettura “due strade”

Apple sembra non aver ancora deciso se il modello sottostante sarà sviluppato internamente o affidato (in parte) a partner. Sono circolate voci di contatti con OpenAI, Anthropic e persino Google (per un eventuale uso di Gemini).

3. Privacy e infrastruttura mista

Apple ha già una strategia per l’“intelligenza ibrida”: modelli ridotti on-device affiancati da elaborazione server privata (“Private Cloud Compute”) per ciò che è troppo pesante. Il grande vantaggio che Apple vuole sostenere è la privacy: molti calcoli dovrebbero rimanere sul dispositivo quando possibile.

4. Cosa potrà fare LLM Siri

Quando sarà pronto, il nuovo Siri dovrebbe:

  • Parlare in modo più naturale, con risposte coerenti e contestuali.
  • Gestire conversazioni prolungate e fare riferimenti a messaggi passati.
  • Interagire tra app: ad esempio, prendere testo da un’app e inserirlo in un’altra senza perdere il filo.
  • Eseguire compiti più complessi, non solo rispondere a domande banali.

Sfide da superare

Nonostante l’entusiasmo, gli ostacoli non mancano:

  • Qualità del modello: gli errori imprevisti e le incoerenze sono ancora frequenti, ed è il motivo per cui l’app è destinata solo agli ingegneri.
  • Prestazioni: modelli di linguaggio avanzati richiedono molta potenza di calcolo e un’infrastruttura cloud veloce.
  • Privacy vs utilità: se troppo lavoro finisce nel cloud, Apple perde il suo vantaggio competitivo. Se invece resta tutto on-device, le capacità potrebbero risultare limitate.
  • Scelta dei partner: collaborare con OpenAI o Anthropic accelera i tempi, ma implica compromessi su controllo e costi.
  • Tempistiche: i ritardi sono già visibili. Il 2026 è un obiettivo, non una certezza.

Considerazioni finali

Se fossi nei panni di Apple, farei due mosse:

  1. Portare avanti uno sviluppo interno serio, mantenendo aperte le collaborazioni esterne solo come opzione di backup.
  2. Non farsi trascinare dalla fretta: meglio un Siri davvero solido nel 2026 che un assistente difettoso nel 2025.

Personalmente, penso che Apple abbia fatto bene a prendersi tempo: l’AI conversazionale è difficile da domare, e chi lancia in fretta spesso paga caro in termini di bug e imbarazzi. Se Cupertino riuscirà a bilanciare privacy, utilità e prestazioni, il nuovo Siri potrebbe finalmente diventare qualcosa di più di un semplice “assistente vocale”.

Federico Baldini
Federico Baldinihttps://sotutto.it
Appassionato di nuove tecnologie e smartphone. Sono qui con l'obiettivo di fare informazione e spiegare in modo semplice tecnologie che all'apparenza possono sembrare complicate ma che fanno parte della nostra quotidianità e chissà del nostro futuro.
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