HomeTecnologia e ScienzeLe assunzioni in futuro le farà l’intelligenza artificiale

Le assunzioni in futuro le farà l’intelligenza artificiale

Secondo il World Economic Forum Future of Jobs Report, il 42% dei datori di lavoro prevede una diminuzione della disponibilità di talenti entro il 2030. In risposta a questa sfida, Workday e Randstad hanno stretto una nuova partnership per ottimizzare la ricerca di talenti. Questa collaborazione unisce la vasta rete di Randstad, composta da milioni di candidati qualificati, con il sistema di recruiting basato sull’intelligenza artificiale di Workday. L’obiettivo è facilitare il contatto tra aziende e talenti di alto livello, accelerando il processo di selezione e migliorando l’efficienza delle decisioni di assunzione.

La partnership offre un accesso ampliato a una vasta gamma di talenti, mettendo a disposizione dei recruiter una rete di professionisti con le competenze richieste. Grazie all’intelligenza artificiale, la corrispondenza tra le esigenze aziendali e i candidati diventa più precisa: algoritmi avanzati aiutano a identificare i talenti con maggiori probabilità di candidarsi, riducendo i tempi di assunzione e migliorando i tassi di candidatura.

Un altro punto di forza è l’integrazione perfetta, che consente ai recruiter di accedere ai migliori lead direttamente all’interno del loro flusso di lavoro esistente, senza necessità di cambiare sistema. Questo rende le assunzioni più rapide, aumentando l’agilità delle organizzazioni che possono coprire rapidamente ruoli critici, puntando ai migliori talenti, migliorando la produttività e riducendo i costi di assunzione.

“Siamo entusiasti di collaborare con Workday per accelerare l’abbinamento dei nostri talenti specializzati con opportunità significative”, ha dichiarato Mike Smith, amministratore delegato di Randstad Enterprise. “In Randstad, crediamo che l’intelligenza artificiale migliori le competenze umane, guidando al contempo l’efficienza e l’innovazione. Questa partnership è un esempio di come stiamo combinando l’intelligenza artificiale con la nostra profonda comprensione del talento per trasformare il mondo del lavoro”.

 

Fonte: Forbes.it

Per saperne di più

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
Ciao! Sono una blogger appassionata di tecnologia e delle news dei mondi Apple e Android. Amo scoprire le ultime novità del settore e condividere storie e consigli utili con chi, come me, è sempre alla ricerca delle ultime novità. Quando non sono immersa tra recensioni e aggiornamenti tech, mi rilasso con una buona pizza e una maratona di serie TV! 🍕📱💙
TI POTREBBERO INTERESSARE

ARTICOLI CONSIGLIATI

I robot capiscono meglio gli ordini vaghi grazie agli LLM

I robot capiscono meglio gli ordini vaghi grazie agli...

Il problema dei robot domestici e industriali non è solo muoversi bene. Quello, in un certo senso, è il lato più visibile. La parte davvero complicata è capire cosa intendiamo quando diamo un ordine poco preciso, come facciamo ogni giorno tra esseri umani.“Portami il caffè senza disturbarmi”, per noi è una frase abbastanza chiara. Per un robot, invece, è un piccolo campo minato: deve capire dove passare, quanto avvicinarsi, cosa evitare, quale oggetto conta davvero e quali elementi della scena sono solo rumore. Il nuovo lavoro del MIT CSAIL va proprio in questa direzione e, secondo me, coglie uno dei nodi più interessanti della robotica moderna: non basta rendere i robot più potenti, bisogna renderli meno letterali.
L’IA ora guarda le stelle esplose per capire l’energia oscura

L’IA ora guarda le stelle esplose per capire l’energia...

Ci sono notizie scientifiche che sembrano scritte apposta per far impazzire i titolisti: milioni di stelle che esplodono, intelligenza artificiale, universo in espansione, energia oscura. Tutto insieme. Ma dietro l’effetto “wow” c’è una questione molto concreta: nei prossimi anni gli astronomi saranno sommersi da una quantità di dati mai vista prima, e senza strumenti nuovi rischiano di non riuscire a leggerli davvero.Il protagonista di questa storia si chiama CIGaRS, un nuovo framework sviluppato da ricercatori dell’Institute of Cosmos Sciences dell’Università di Barcellona. Il suo obiettivo è ambizioso: usare l’IA e modelli statistici avanzati per ricavare informazioni cosmologiche dalle supernove di tipo Ia, quelle esplosioni stellari che da decenni vengono usate come “candele standard” per misurare le distanze nell’universo.Tradotto in modo meno da laboratorio: queste supernove hanno una luminosità abbastanza prevedibile. Se sappiamo quanto dovrebbero brillare e misuriamo quanto appaiono deboli dalla Terra, possiamo stimare quanto sono lontane. È anche grazie a osservazioni di questo tipo che è emersa l’idea dell’espansione accelerata dell’universo, attribuita a quella misteriosa componente che chiamiamo energia oscura.
La Terra potrebbe sopravvivere al Sole, ma non come la immaginiamo

La Terra potrebbe sopravvivere al Sole, ma non come...

L’idea sembra fantascienza, ma è fisica pura: tra circa cinque miliardi di anni il Sole uscirà dalla sua fase stabile, si gonfierà fino a diventare una gigante rossa e il destino della Terra dipenderà da un equilibrio delicatissimo. Da una parte, la stella in espansione aumenterà le forze di marea e tenderà ad attirare il nostro pianeta verso di sé. Dall’altra, perdendo massa sotto forma di vento stellare, ridurrà la propria presa gravitazionale e potrebbe lasciare alla Terra lo spazio per allontanarsi.La notizia interessante è che un nuovo studio cambia il tono della storia. Non dice che la Terra resterà “casa nostra”: vita, oceani e atmosfera spariranno molto prima. Dice però che il pianeta, come corpo roccioso, potrebbe non finire inghiottito dal Sole.
Gli alberi assorbono CO2 ma non crescono: la scoperta che cambia il ruolo delle foreste

Gli alberi assorbono CO2 ma non crescono: la scoperta...

Per anni abbiamo raccontato gli alberi come una delle risposte più naturali alla crisi climatica: assorbono CO2, crescono, immagazzinano carbonio nel legno e ci aiutano a rallentare il riscaldamento globale. Tutto vero, ma con una sfumatura non proprio secondaria: assorbire carbonio non significa sempre trasformarlo in nuovo legno.Una nuova ricerca sugli alberi di quercia mostra un meccanismo più complesso di quanto spesso immaginiamo. Gli alberi possono continuare a fare fotosintesi, quindi catturare anidride carbonica dall’atmosfera, anche quando la crescita del tronco si è già fermata. A prima vista sembra una buona notizia. Più CO2 assorbita, meglio è. Peccato che il punto decisivo sia un altro: dove finisce quel carbonio?