HomeTecnologia e ScienzeL'invecchiamento attiva interruttori nelle cellule staminali che stimolano la crescita del grasso...

L’invecchiamento attiva interruttori nelle cellule staminali che stimolano la crescita del grasso addominale

L’invecchiamento sembra sbloccare le cellule staminali adulte programmate per creare più cellule di grasso addominale problematico, come rivela una nuova ricerca su topi e tessuti umani.

Scoperta rivoluzionaria: le cellule staminali e l’aumento del grasso addominale

Questa è la prima evidenza che i nostri addomi si espandono con l’età a causa dell’elevata produzione di nuove cellule adipose da parte delle cellule staminali,” afferma l’endocrinologo Adolfo Garcia-Ocana del City of Hope. Queste cellule staminali specifiche per l’età, chiamate preadipociti impegnati (CP-As), si trovano nel tessuto adiposo bianco, noto per aumentare negli esseri umani durante l’aumento di peso legato all’età.

Il ruolo delle cellule staminali nell’invecchiamento

Le persone spesso perdono massa muscolare e guadagnano grasso corporeo con l’età, anche quando il loro peso corporeo rimane lo stesso,” spiega l’endocrinologa Qiong (Annabel) Wang dell’Arthur Riggs Diabetes and Metabolism Research Institute. Abbiamo scoperto che l’invecchiamento innesca l’arrivo di un nuovo tipo di cellule staminali adulte e potenzia la massiccia produzione di nuove cellule adipose da parte del corpo, specialmente intorno all’addome. Questo può verificarsi anche senza cambiamenti nella dieta e nell’esercizio fisico.

Meccanismi cellulari e potenziali interventi

Le cellule staminali nei topi giovani (APCs) producono grasso solo quando stimolate da fattori di stress, ma alcune cellule staminali diventano più attive con l’età (CP-As), producendo l’aumento delle cellule adipose osservato negli addomi dei topi maschi di mezza età. Quando i ricercatori hanno trapiantato cellule staminali dal tessuto adiposo bianco di topi maschi più giovani a topi maschi più anziani, non hanno prodotto cellule adipose. Ciò significa che qualcosa durante il processo di invecchiamento è responsabile del cambiamento nel modo in cui queste cellule proliferano, piuttosto che l’ambiente in cui si trovano attualmente.

Possibili cause e soluzioni future

Mentre la capacità di crescita della maggior parte delle cellule staminali adulte diminuisce con l’età, qui accade il contrario: l’invecchiamento sblocca il potere di queste cellule di evolversi e diffondersi,” afferma Garcia-Ocana. Il team suggerisce che questo passaggio a una maggiore produzione di grasso potrebbe essere dovuto all’invecchiamento cellulare o alla disfunzione immunitaria. Più cellule immunitarie si accumulano nel tessuto adiposo bianco con l’età.

Analisi genetica e implicazioni per la salute

L’analisi dell’RNA ha identificato cambiamenti tra le cellule staminali di topi giovani e anziani, incluso uno dei percorsi di segnalazione specifici (recettore del fattore inibitorio della leucemia, o LIFR) coinvolto nel dire a queste specifiche cellule staminali di produrre più grasso. Questo potrebbe essere un obiettivo utile per sviluppare interventi. Prendendo campioni da cinque esseri umani di età diverse (con un solo donatore femminile), il team ha scoperto che le stesse cellule staminali erano più attive negli esseri umani più anziani così come nei topi.

Conclusionii e raccomandazioni

Un campione più ampio con più donatori femminili è necessario per confermare che questa tendenza è universale, avvertono i ricercatori. Nel frattempo, il modo migliore per tenere sotto controllo questi cambiamenti legati all’età è aumentare il movimento. Comprendere il ruolo dei CP-As nei disturbi metabolici e come queste cellule emergono durante l’invecchiamento potrebbe portare a nuove soluzioni mediche per ridurre il grasso addominale e migliorare la salute e la longevità,” conclude Wang.

 

Fonte: Science Alert

Per saperne di più

Salvatore Macrì
Salvatore Macrìhttps://it.linkedin.com/in/salmacri
Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
TI POTREBBERO INTERESSARE

ARTICOLI CONSIGLIATI

Un nuovo anticorpo contro il virus che quasi tutti abbiamo nel corpo

Un nuovo anticorpo contro il virus che quasi tutti...

C’è un virus che, con ogni probabilità, è già passato dal nostro organismo. Si chiama Epstein-Barr, o EBV, e non è esattamente un nome da conversazione al bar. Eppure riguarda una fetta enorme della popolazione mondiale: viene spesso indicato come uno dei virus umani più comuni e, secondo i dati sanitari disponibili, la grande maggioranza degli adulti mostra segni di infezione passata.La notizia interessante arriva dal lavoro di un gruppo di ricercatori del Fred Hutch Cancer Center e dell’Università di Washington: sono stati sviluppati nuovi anticorpi monoclonali capaci di bloccare alcuni passaggi chiave usati da EBV per infettare le cellule immunitarie. Non siamo davanti a una terapia pronta per l’ospedale, va detto subito. Però il risultato è di quelli che meritano attenzione, perché tocca un virus diffusissimo, difficile da colpire e collegato a malattie ben più serie della classica mononucleosi.
Sotto la Toscana ci sono enormi riserve di magma

Sotto la Toscana ci sono enormi riserve di magma:...

La Toscana che conosciamo è fatta di colline, borghi, vigneti, terme naturali e centrali geotermiche. Sotto quella cartolina, però, si nasconde qualcosa di molto più grande: un sistema di magma e roccia parzialmente fusa con volumi nell’ordine di migliaia di chilometri cubi. La notizia fa un certo effetto, inutile girarci intorno. Quando si leggono parole come “super-riservoir” e “magma” nella stessa frase, il pensiero corre subito ai supervulcani, a Yellowstone, agli scenari da documentario catastrofico.Ecco, fermiamoci un attimo. La parte interessante di questa scoperta non è la paura. È la tecnologia scientifica che ha permesso di vedere, letteralmente, sotto la crosta terrestre senza scavare e senza aspettare segnali evidenti in superficie.
Gli uccelli urbani temono più le donne

Gli uccelli urbani sembrano temere più le donne degli...

C’è una scena che tutti conosciamo: un piccione sul marciapiede, una gazza su una panchina, un passero vicino al cestino dei rifiuti. Ti avvicini, lui ti guarda, fa due saltelli e poi decide se restare o volare via. Sembra un gesto banale, quasi automatico. In realtà, dietro quel piccolo “calcolo” c’è una lettura dell’ambiente molto più sofisticata di quanto immaginiamo.Un nuovo studio pubblicato su People and Nature ha tirato fuori un dato curioso: gli uccelli urbani europei tendono ad allontanarsi prima quando ad avvicinarsi è una donna, mentre lasciano agli uomini circa un metro in più prima di fuggire. Non parliamo di un’osservazione casuale fatta in un parco la domenica mattina, ma di un lavoro condotto in cinque Paesi europei, con oltre 2.700 osservazioni e 37 specie analizzate.
Il CBD contro l’HIV

Il CBD contro l’HIV? La scoperta è interessante, ma...

Il cannabidiolo, meglio conosciuto come CBD, torna al centro della ricerca medica. Questa volta non si parla di relax, sonno o prodotti da banco più o meno miracolosi, ma di un tema molto più serio: la possibile capacità del CBD di ostacolare le prime fasi della trasmissione del virus HIV-1 attraverso le mucose genitali.La notizia arriva da uno studio pubblicato su Mucosal Immunology, ripreso dal CNRS e rilanciato da Techno-Science. Ed è una di quelle ricerche che, lette distrattamente, rischiano di trasformarsi nel solito titolo fuorviante: “Il CBD blocca l’HIV”. No, non siamo a quel punto. Però qualcosa di interessante c’è davvero.