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Apple dice addio a Rosetta 2: cosa significa davvero per gli utenti Mac con chip Intel

Durante la WWDC 2025, Apple ha aggiornato la documentazione per gli sviluppatori e — quasi in sordina — ha dato l’annuncio che Rosetta 2 sarà eliminato a partire da macOS 28, previsto per il 2026.
Questo significa che con l’arrivo della prossima generazione di macOS, i Mac basati su processori Intel perderanno la possibilità di eseguire app progettate per chip Apple Silicon.

Secondo noi, si tratta del segnale più chiaro finora del fatto che l’era Intel su Mac è ufficialmente finita. Rosetta 2, l’emulatore che ha reso possibile la transizione tra due architetture completamente diverse, ha fatto il suo lavoro. Ma Apple ora guarda solo avanti.

Cos’era Rosetta 2 e perché è stato fondamentale

Introdotto nel 2020 con macOS Big Sur, Rosetta 2 è un sistema di traduzione binaria in tempo reale, che permette di eseguire app progettate per architettura Intel (x86_64) su chip Apple Silicon (come M1, M2, M3).

È stato un ponte fondamentale per gli utenti e gli sviluppatori:

  • Ha reso possibile il passaggio a Apple Silicon senza dover riscrivere tutto da zero.
  • Ha permesso a milioni di utenti di continuare a usare software legacy in attesa di aggiornamenti.
  • Ha evitato uno “shock di compatibilità” come successo in transizioni precedenti (es. da PowerPC a Intel).

Cosa succede ora: fine supporto con macOS 28

Apple ha confermato che:

  • Rosetta 2 sarà supportato fino a macOS 27 (2025-2026).
  • A partire da macOS 28, verrà rimosso completamente.
  • I Mac Intel, già esclusi da macOS 27, non potranno installare le future versioni del sistema operativo.
  • Gli sviluppatori sono invitati a migrare completamente verso binari nativi Apple Silicon (arm64e).

Per chi ha ancora un Mac Intel, questo significa due cose:

  1. L’ultimo aggiornamento disponibile sarà macOS 26 o 27, a seconda del modello.
  2. Alcune app future, sviluppate esclusivamente per Apple Silicon, non funzioneranno più tramite emulazione.

Il nostro punto di vista

Da parte nostra riteniamo che la fine di Rosetta 2 sia un passaggio naturale ma strategicamente delicato.
Apple ha offerto cinque anni pieni di compatibilità incrociata, un periodo molto generoso nel mondo tech. Tuttavia, continuare a supportare una tecnologia di traduzione comporta:

  • compromessi sulle performance
  • lavoro extra per gli sviluppatori
  • maggiore complessità nella manutenzione del sistema

Inoltre, il parco Mac attivo è ormai dominato dai modelli M1, M2 e M3, e l’arrivo dei chip M4 e M5 (in arrivo nel 2025-2026) renderà i modelli Intel residuali.

Con questo cambio, Apple semplifica l’ecosistema e può ottimizzare meglio macOS per i suoi chip custom, puntando tutto su efficienza energetica, performance AI e coerenza architetturale.

Federico Baldini
Federico Baldinihttps://sotutto.it
Appassionato di nuove tecnologie e smartphone. Sono qui con l'obiettivo di fare informazione e spiegare in modo semplice tecnologie che all'apparenza possono sembrare complicate ma che fanno parte della nostra quotidianità e chissà del nostro futuro.
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