Se frequenti gruppi pieni di gente (condominio, scuola, amici che “organizziamo una cena” e poi scrivono per tre giorni), Google Messages ha appena aggiunto due cose che sembrano banali ma cambiano l’umore: le @mentions e un vero Cestino per recuperare chat eliminate per sbaglio. Non è una rivoluzione. È manutenzione intelligente.
Due novità, due problemi reali
Google ha annunciato ufficialmente Mentions e Trash folder dopo un periodo di test in beta. L’obiettivo è semplice: far emergere i messaggi che contano dentro i gruppi e ridurre i danni quando cancelli la conversazione sbagliata. La nota “alla Google” è la solita: rilascio graduale, quindi potresti non vederle subito anche con l’app aggiornata.
@mentions: quando serve che una persona legga, davvero
Le mentions funzionano nei gruppi RCS: scrivi @ nel campo di testo e ti appare l’elenco dei partecipanti, scegli chi taggare e invii. Fin qui, tutto normale.
Il punto interessante è quello che succede dopo: la persona menzionata riceve una notifica anche se ha silenziato quella chat. È un’arma a doppio taglio, ma usata bene evita il classico “non avevo visto”. E sì, puoi menzionare anche più persone nello stesso messaggio.
C’è poi un dettaglio che mi ha strappato un sorriso: Google usa il nome salvato nei tuoi contatti per creare la mention, però ti permette di modificare il testo visualizzato prima dell’invio. Quindi se hai qualcuno registrato come “Luca Auto Elettra 2” o “Zia Anna Non risponde mai”, puoi ripulire la @ e renderla presentabile.
Due limiti da tenere a mente:
- le mentions non funzionano nei gruppi MMS/SMS tradizionali;
- per usarle, RCS deve essere attivo per tutti i membri del gruppo (altrimenti la funzione resta spenta).
Il Cestino: 30 giorni per rimediare a un tap sbagliato
L’altra novità è ancora più concreta: quando elimini una conversazione, ora non viene “vaporizzata”. L’azione diventa Sposta nel Cestino e compare anche un tasto Undo rapido, giusto per salvarsi in extremis.
Nel Cestino le chat restano 30 giorni prima dell’eliminazione automatica; sui dispositivi Android Go la finestra è più corta (7 giorni) per risparmiare spazio. Puoi aprire il Cestino dal menu del profilo (in alto a destra), sotto Archivio, e lì trovi tre cose che mancavano da troppo tempo:
- ripristino con un tap (con cronologia intatta);
- eliminazione definitiva singola o multipla;
- svuotamento totale quando vuoi.
Nota pratica: ogni chat nel Cestino mostra un contatore con i giorni rimanenti. E se arriva un nuovo messaggio da un thread “cestinato”, può ricomparire come nuova conversazione in Inbox: è un comportamento previsto, non una stranezza.
Perché queste funzioni dicono molto su dove sta andando Messages
Mentions e Cestino sono tipiche “cose da app di chat moderna” e non a caso si appoggiano a RCS. Google sta cercando di far smettere a Messages il ruolo di app “solo SMS” e trasformarla in un hub vero, anche adesso che RCS è sempre più centrale (e, in diversi contesti, arriva pure nelle conversazioni tra Android e iPhone).
Sul mio telefono, questo tipo di upgrade pesa più di mille sticker: meno caos nei gruppi, meno panico quando sbagli gesto. E sono due casi in cui “copiare le cose che funzionano” è una virtù.
FAQ
Le @mentions funzionano con SMS o MMS?
No, solo nei gruppi RCS.
Se ho silenziato il gruppo, mi arriva comunque la notifica della mention?
Sì: la mention genera una notifica anche con chat muta.
Posso cambiare il nome che appare dopo la @?
Sì, puoi modificare il testo della mention prima di inviare.
Quanto resta una chat nel Cestino?
In genere 30 giorni (7 su Android Go).
Se elimino dal Cestino, posso recuperare lo stesso?
No: la cancellazione dal Cestino è definitiva.
Considerazioni finali
Google Messages ha sempre avuto un problema: ogni tanto sembrava “a metà”, come se mancassero i fondamentali che rendono una chat app comoda sul serio. Con mentions e Cestino, finalmente, aggiunge due mattoni essenziali. Le mentions sono utilissime ma vanno usate con giudizio (altrimenti diventano spam elegante). Il Cestino invece è pura sanità mentale: non dovrebbe nemmeno essere una notizia nel 2026… eppure eccoci qui.





