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Milioni di edifici minacciati dall’innalzamento del livello del mare: la nuova stima globale che fa tremare le coste

Una nuova ricerca condotta dall’Università McGill, pubblicata nel novembre 2025, lancia un allarme concreto: oltre 1,5 milioni di edifici costieri nel mondo sono a rischio diretto di allagamento entro la fine del secolo, anche nello scenario climatico più ottimistico.
L’innalzamento del livello del mare non è più una minaccia lontana: i dati mostrano che il processo è già in corso e colpirà in modo diverso ma sistematico tutte le aree costiere densamente popolate, dall’Asia al Nord America, passando per l’Europa e il Mediterraneo.

I numeri che cambiano la percezione del rischio

Lo studio — frutto di una collaborazione tra McGill University, l’Università di Copenaghen e la NASA JPL — utilizza dati satellitari ad altissima risoluzione combinati con modelli digitali di elevazione e mappe edilizie 3D.
Risultato: più di 25 milioni di persone vivono oggi in zone che, secondo le proiezioni, saranno sommerse o cronicamente allagate entro il 2100.

  • Negli Stati Uniti, oltre 200.000 edifici lungo le coste atlantiche e del Golfo rischiano di diventare inabitabili, con danni che potrebbero superare i 30 miliardi di dollari.
  • Nell’Asia meridionale (Bangladesh, Vietnam, Filippine) le aree urbane costiere sono le più vulnerabili: qui l’aumento medio del mare, unito al cedimento del suolo, potrebbe superare i 90 centimetri.
  • In Europa, i Paesi Bassi, la Danimarca e il nord della Germania restano i più esposti, mentre in Italia le zone più critiche sono il delta del Po, la laguna veneta e tratti costieri della Toscana e della Puglia.

La novità del metodo

A differenza dei modelli climatici tradizionali, che lavorano su scala regionale, il nuovo studio entra nel dettaglio edificio per edificio.
I ricercatori hanno combinato le osservazioni satellitari Copernicus e dati radar LiDAR per valutare le altezze reali dei terreni e delle costruzioni. In pratica, non si parla più di “zone a rischio” in astratto, ma di indirizzi concreti, con coordinate e valori immobiliari associati.

Questo tipo di modellazione è stato validato su aree test come New York, Shanghai e Rotterdam e poi esteso a scala globale.
Il risultato è un quadro estremamente realistico: in molte città costiere, le prime inondazioni permanenti potrebbero verificarsi già entro il 2050, con impatti significativi sulle infrastrutture e sui costi assicurativi.

Cosa significa per l’ambiente e la pianificazione urbana

Il messaggio principale è chiaro: il rischio non è più teorico, ma strutturale.
L’innalzamento del mare, accelerato dallo scioglimento dei ghiacci antartici e groenlandesi, sta rendendo obsolete intere mappe urbane progettate su livelli marini ormai superati.
Gli urbanisti dovranno rivedere le norme edilizie, i sistemi fognari e di drenaggio, e pianificare migrazioni interne graduali, prima che diventino evacuazioni d’emergenza.

Le soluzioni più discusse al momento includono:

  • costruzione di barriere mobili e paratie (come il MOSE di Venezia);
  • rialzo artificiale di argini e terreni edificabili;
  • “managed retreat”, ovvero la delocalizzazione controllata di quartieri e infrastrutture critiche.

Ma nessuna misura sarà efficace senza un taglio drastico delle emissioni globali.
Come ricorda la climatologa Anna Oreskovic dell’Università di Copenaghen, «Ogni decennio perso oggi si tradurrà in metri cubi d’acqua in più sulle nostre città».

Considerazioni finali

Trovo che questo studio abbia un valore concreto: trasforma un concetto astratto come “innalzamento del mare” in un elenco di indirizzi e mappe reali. È difficile restare indifferenti quando vedi il quartiere dove vivi comparire come “area sommersa entro 75 anni”.
La forza del lavoro di McGill è la sua precisione: niente proiezioni vaghe, ma numeri, mappe e simulazioni verificabili.

E sì, il cambiamento climatico è già qui. Forse la parte più scomoda della verità è proprio questa: non stiamo aspettando che l’acqua salga, stiamo già imparando a vivere con i piedi bagnati.

Approfondimenti

Julie Maddaloni
Julie Maddaloni
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