La famiglia Google Pixel compie dieci anni: nata nel 2016 dopo la chiusura della linea Nexus, ha trasformato gli smartphone di Google da progetto dipendente dai partner a piattaforma per fotocamera computazionale, funzioni AI e chip Tensor. La ricostruzione di 9to5Google mette però in evidenza un percorso tutt’altro che lineare, segnato anche da batterie insufficienti, modem problematici e scelte hardware controverse.
Il passaggio decisivo è arrivato con Pixel 6 e il primo chip Tensor, nel 2021. Da allora Google ha spinto sempre di più sull’integrazione tra hardware e software, fino alla produzione TSMC a 3 nm citata per la serie Pixel 10 e alla crescente presenza di Gemini nell’esperienza d’uso.
Da Nexus al primo Pixel
Google ha presentato il primo Pixel e Pixel XL nel 2016, affidandosi a una stretta collaborazione produttiva con HTC. Il design era prudente, con una scocca a cuneo pensata per eliminare la sporgenza della fotocamera, ma il tratto distintivo non era tanto l’hardware quanto il software.
Google Assistant e l’elaborazione fotografica HDR+ hanno definito sin dall’inizio l’identità della serie: uno smartphone progettato per usare algoritmi e servizi Google come elementi centrali dell’esperienza, invece di inseguire soltanto la scheda tecnica.
La fotocamera ha costruito la reputazione della serie
Con Pixel 2, Google ha introdotto il Pixel Visual Core, un primo coprocessore dedicato a consentire ad app esterne, come Instagram, di sfruttare HDR+. Nello stesso periodo sono arrivati il Portrait Mode con una sola fotocamera, Now Playing per il riconoscimento dei brani e il widget At a Glance.
Il Pixel 3 ha consolidato quel percorso con Night Sight, arrivato tramite aggiornamento software. La modalità permetteva di ottenere immagini più luminose in scene poco illuminate senza ricorrere al flash. Ma i risultati fotografici convivevano con problemi di gestione della RAM e autonomia, mentre il grande notch di Pixel 3 XL fu una delle scelte estetiche più discusse della linea.
Il reset tra Pixel 4 e Pixel 5
La serie Pixel 4 rappresentò uno dei tentativi più ambiziosi e meno equilibrati. Google eliminò il lettore d’impronte posteriore, inserì il radar Project Soli nel bordo superiore per i gesti Motion Sense e adottò lo sblocco facciale 3D. Il modello più piccolo, però, aveva una batteria da 2.800 mAh che, secondo il resoconto, faticava a coprire un’intera giornata.
Nel 2020 Google cambiò direzione. Pixel 4a arrivò a 349 dollari/349 sterline e puntò su una fotocamera di livello elevato in una scocca semplice. Pixel 5 rinunciò invece ai processori Qualcomm di fascia più alta in favore di Snapdragon 765G, recuperando il lettore d’impronte posteriore e privilegiando autonomia e praticità quotidiana.
Tensor cambia il progetto Pixel
Con la serie Pixel 6 del 2021 Google ha introdotto il caratteristico modulo fotografico orizzontale e, soprattutto, il primo Google Tensor. L’obiettivo era adattare il silicio alle attività di machine learning sul dispositivo, sostenendo funzioni come Magic Eraser, Live Translate e i colori dinamici di Material You.
La svolta non eliminò subito le difficoltà: la fonte ricorda un sensore d’impronte ottico lento, problemi di modem e surriscaldamento. Pixel 7 e Pixel 7 Pro hanno corretto una parte di quelle criticità con Tensor G2 e il modem Samsung Exynos 5300, aggiungendo funzioni come Photo Unblur, Macro Focus e Face Unlock 2D.
Pixel 8 ha poi esteso il supporto software a sette anni e aggiunto strumenti quali Best Take, Audio Magic Eraser e Video Boost. Con Pixel 9, Google ha modificato ulteriormente il design, adottando linee più squadrate e mettendo Gemini in una posizione più centrale nell’interfaccia.
Il passaggio a TSMC e la serie Pixel 10
Per Pixel 10, la fonte segnala il primo chip della gamma realizzato a 3 nm e prodotto da TSMC, chiudendo la collaborazione con Samsung Foundry che aveva accompagnato l’avvio dell’era Tensor. La serie avrebbe inoltre introdotto i magneti Qi2 sul retro con il nome Pixelsnap, aprendo l’uso di accessori magnetici senza richiedere una custodia.
Nel racconto di 9to5Google, il Pixel 11 del 2026 rappresenta il punto più avanzato raggiunto finora dalla linea, pur senza risolvere ogni limite: il design si è evoluto poco e le prestazioni pure di Tensor restano, nella valutazione della testata, meno convincenti di altri aspetti dell’offerta. Il filo conduttore resta quindi l’integrazione di Gemini e delle funzioni basate sull’intelligenza artificiale.
Domande frequenti
Quando è stato presentato il primo Google Pixel?
Il primo Pixel e Pixel XL risalgono al 2016. Google li sviluppò con una stretta collaborazione produttiva con HTC, dopo aver chiuso la precedente linea Nexus.
Quale modello ha introdotto il chip Google Tensor?
Il primo Google Tensor ha debuttato con Pixel 6 nel 2021. Google lo ha usato come base per funzioni di machine learning eseguite sul dispositivo, fra cui Magic Eraser e Live Translate.
Per quanto tempo Pixel 8 riceve aggiornamenti?
La serie Pixel 8 ha introdotto sette anni di aggiornamenti completi, secondo quanto riportato dalla fonte. È stato uno dei passaggi con cui Google ha ampliato il supporto software della propria gamma.
Considerazioni finali
La storia dei Pixel è più interessante quando non viene ridotta a una gara di specifiche. Google ha costruito una linea riconoscibile perché ha insistito su elaborazione fotografica, traduzione, filtri antispam e servizi software prima ancora che su prestazioni assolute. È una direzione coerente, anche se gli errori su batterie, connettività e temperature hanno più volte dimostrato quanto sia difficile trasformarla in un prodotto affidabile al primo colpo.
Il passaggio a Tensor prodotto da TSMC e l’arrivo di Pixelsnap indicano che Google continua a intervenire anche sulla base hardware, non soltanto sulle funzioni AI. Il punto decisivo, però, resta quello emerso in dieci anni di Pixel: per distinguersi davvero, l’integrazione software deve essere accompagnata dalla stessa continuità su autonomia, modem e qualità quotidiana.

