HomeTecnologia e ScienzeTametara, la regina fossile che riscrive l’evoluzione dei serpenti

Tametara, la regina fossile che riscrive l’evoluzione dei serpenti

Un piccolo serpente vissuto circa 80 milioni di anni fa, nelle terre che oggi conosciamo come Brasile, sta costringendo i paleontologi a rivedere alcune delle ipotesi più consolidate sull’origine e sulla prima evoluzione di questi rettili. Si chiama Tametara mirim, era lungo probabilmente meno di un metro e possedeva un cranio specializzato per una vita sotterranea.

La scoperta va però oltre la descrizione di una nuova specie fossile. Grazie a scansioni microtomografiche ad alta risoluzione, o micro-CT, i ricercatori sono riusciti a ricostruire virtualmente il cervello, l’orecchio interno e parte dei nervi cranici dell’animale. Il risultato mostra che, già tra 85 e 75 milioni di anni fa, i serpenti avevano sviluppato strutture neurologiche e strategie ecologiche sorprendentemente diversificate.

Lo studio, intitolato “Exceptional brain and ecological diversity in the earliest snakes”, è stato coordinato dal professor Tiago R. Simões dell’Università di Princeton e pubblicato su Nature il 22 luglio 2026. Il lavoro riunisce ricercatori appartenenti a università, musei e istituti scientifici di Finlandia, Stati Uniti, Germania, Australia, Brasile e Argentina. Tra loro figurano il direttore di ricerca Nicolas Di-Poï e il ricercatore italiano Simone Macrì, entrambi membri dell’Institute of Biotechnology dell’Università di Helsinki, che hanno condotto l’analisi neuroanatomica comparativa.

Tametara mirim
Figura 1. Il fossile di Tametara mirim. La figura mostra lo scheletro articolato conservato nei blocchi di arenaria, alcuni dettagli del cranio e delle vertebre e le ricostruzioni tridimensionali del cranio e del calco del cervello. Fotografie dell’esemplare: Annie S. Hsiou. Rendering cinematografici: Simone Macrì. Fonte: Simões et al., Nature (2026), DOI 10.1038/s41586-026-10809-9, CC BY-NC-ND 4.0.

Un fossile eccezionale dal Cretaceo brasiliano

Il reperto è stato scoperto nel 2020 da William R. Nava e Giovanna M. X. Paixão nella cava William’s Quarry 2, presso il sito paleontologico José Martin Suárez, nel comune di Presidente Prudente, nello Stato brasiliano di São Paulo.

Catalogato come MPM 420, proviene dalla Formazione Adamantina del bacino di Bauru, da rocce risalenti a un intervallo compreso approssimativamente tra 85 e 75 milioni di anni fa, nel Cretaceo superiore.

Tametara mirim è particolarmente importante perché è uno dei soli quattro serpenti fossili conosciuti conservati tridimensionalmente. Il reperto mantiene buona parte del cranio, frammenti delle mandibole e 103 vertebre presacrali ancora collegate tra loro: una condizione eccezionale, che lo rende probabilmente il serpente fossile meglio conservato mai rinvenuto.

Il fossile è custodito presso il Museu de Paleontologia de Marília. William Nava, direttore dell’istituzione, ha avuto un ruolo decisivo nella scoperta, nel recupero e nella preparazione del reperto. Anche l’amministrazione municipale di Marília ha dedicato un approfondimento ufficiale alla pubblicazione su Nature.

Il nome del nuovo genere deriva dalle lingue Tupí-Guaraní. Tametara significa “adorno”, in riferimento alla pronunciata cresta sagittale presente sull’osso parietale del cranio, mentre mirim significa “piccolo”, in relazione alle dimensioni contenute dell’animale.

Tametara mirim
Figura 2. Ricostruzione del cranio e del calco cerebrale di Tametara mirim. Le diverse ossa del cranio sono state segmentate digitalmente; in basso a destra è visibile il calco del cervello con i nervi cranici in rosso e le strutture dell’orecchio interno in blu. Scansione micro-CT: Annie S. Hsiou. Segmentazione dei dati: Gabriela Sobral. Rendering cinematografici: Simone Macrì. Fonte: Simões et al., Nature (2026), DOI 10.1038/s41586-026-10809-9, CC BY-NC-ND 4.0.

Come è stato ricostruito il cervello

Naturalmente, il cervello vero e proprio non si è fossilizzato. I tessuti molli, infatti, scompaiono poco dopo la morte dell’animale. A conservarsi sono state invece le cavità interne del cranio nelle quali erano alloggiati il cervello, i nervi e gli organi dell’equilibrio.

Attraverso scansioni micro-CT, una tecnica paragonabile alla tomografia medica ma capace di raggiungere risoluzioni molto più elevate, il gruppo ha attraversato digitalmente la roccia e separato le singole strutture ossee. Da queste immagini sono stati ricavati modelli tridimensionali del calco del cervello, dell’orecchio interno e di alcuni canali attraversati, in origine, dai nervi cranici.

La ricostruzione del calco cerebrale ha evidenziato bulbi olfattivi relativamente corti, emisferi cerebrali poco differenziati, una regione ottica ridotta e particolari modificazioni del sistema vestibolare. Questa combinazione di caratteristiche si riscontra nelle lucertole e nei serpenti attualmente viventi adattati a uno stile di vita completamente o parzialmente sotterraneo, cioè fossoriale.

A queste evidenze neuroanatomiche si aggiungono la struttura del cranio e alcune proprietà delle ossa che lo compongono: elementi spessi, robusti e fortemente sovrapposti, capaci di resistere alle sollecitazioni prodotte quando l’animale spinge la testa nel terreno.

Risultati indipendenti, ottenuti dall’analisi di sistemi differenti, convergono quindi verso uno stile di vita fossoriale per Tametara mirim.

Perché Tametara è così importante

Per molto tempo, il dibattito sull’origine dei serpenti si è concentrato sulla ricerca di un unico ambiente ancestrale. Alcune ipotesi proponevano un’origine marina, altre una vita sulla superficie, altre ancora immaginavano antenati scavatori che avrebbero perso progressivamente gli arti muovendosi nel terreno.

La ricerca condotta su Tametara mirim non dimostra che tutti i serpenti derivino da animali sotterranei. Il quadro emerso dallo studio è più complesso e, scientificamente, molto più interessante.

Il nuovo fossile è stato infatti confrontato con Dinilysia patagonica, un serpente del Cretaceo argentino lungo circa due metri e appartenente anch’esso a una linea estinta molto antica. La forma del cervello e del cranio di Dinilysia, tuttavia, suggerisce uno stile di vita non fossoriale.

Due serpenti antichi, collocati relativamente vicino alla base dell’albero evolutivo, avevano quindi cervelli profondamente differenti e occupavano habitat diversi. A questi si aggiungono altre linee fossili adattate alla vita marina.

Tametara mirim
Figura 3. Posizione evolutiva di Tametara mirim e trasformazioni del cervello nei serpenti. L’albero filogenetico colloca Tametara tra le prime linee evolutive divergenti del gruppo e confronta i calchi cerebrali delle principali linee fossili e moderne. Rendering cinematografici: Simone Macrì. Fonte: Simões et al., Nature (2026), DOI 10.1038/s41586-026-10809-9, CC BY-NC-ND 4.0.

La storia iniziale dei serpenti non appare dunque come una progressione lineare da un singolo habitat verso tutti gli altri, ma come una fase di intensa sperimentazione anatomica ed ecologica, durante la quale diverse linee entrarono e uscirono dagli ambienti sotterranei, terrestri e acquatici.

Una scoperta costruita da competenze molto diverse

Il nuovo fossile non sarebbe stato scoperto senza il lavoro sul campo condotto in Brasile. Non sarebbe stato interpretato senza la preparazione del reperto e le scansioni tomografiche. E non avrebbe rivelato il proprio significato evolutivo senza le analisi filogenetiche, anatomiche, statistiche e neurobiologiche svolte nei diversi laboratori.

Il progetto unisce paleontologi specializzati nei vertebrati mesozoici, biologi evoluzionisti, esperti di neuroscienze comparative, anatomisti, ricercatori di biologia dello sviluppo e specialisti nelle visualizzazioni tridimensionali.

È proprio questa integrazione a rendere la pubblicazione particolarmente solida. Il lavoro non si limita ad assegnare un nome a una nuova specie: collega la forma del cranio alla biomeccanica dello scavo, la struttura del cervello all’ambiente e la diversità anatomica alla storia evolutiva dei serpenti.

Tametara mirim
Figura 4. Forma della parte anteriore del cervello e microstruttura cranica in relazione all’habitat. Le analisi collocano Tametara mirim tra gli squamati maggiormente adattati alla vita sotterranea e mostrano la distanza neuroanatomica rispetto a Dinilysia patagonica. Analisi morfometriche: Simone Macrì e Nicolas Di-Poï. Analisi della microstruttura ossea: Roy Ebel. Silhouette: Tiago R. Simões. Fonte: Simões et al., Nature (2026), DOI 10.1038/s41586-026-10809-9, CC BY-NC-ND 4.0

Un fossile magnifico, due storie

La scoperta di Tametara mirim racconta due storie parallele.

La prima riguarda i serpenti. Tametara mostra che la loro evoluzione iniziale fu molto meno lineare di quanto si immaginasse. Le forme antiche non condividevano un solo tipo di cervello o un unico stile di vita: alcune vivevano sottoterra, altre sulla superficie, altre ancora in acqua. La diversificazione ecologica e sensoriale era già ben avviata decine di milioni di anni prima della diffusione dei gruppi moderni.

La seconda storia riguarda il modo in cui oggi si fa ricerca. Un reperto rinvenuto nell’entroterra brasiliano è stato studiato attraverso una rete che collega musei locali, grandi collezioni naturalistiche, università europee e americane, laboratori di biologia evolutiva e infrastrutture digitali open source.

Lo studio evidenzia quindi come la condivisione delle risorse, la sinergia tra competenze diverse e un approccio genuinamente multidisciplinare possano concorrere alla comprensione di fenomeni altamente complessi, come quelli avvenuti durante una delle trasformazioni più profonde nella storia evolutiva dei vertebrati.

Fonti

Pubblicazione e dati scientifici

Università, laboratori e musei

Enti finanziatori

Approfondimenti istituzionali e giornalistici

Salvatore Macrì
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Amante della tecnologia e della buona musica, scrivo articoli per passione e per delucidare delle tematiche legate alla vita quotidiana per rendere questo mondo meno complicato. Sensibile ai temi ambientali e strenue sostenitore di una "green revolution" che nasca dal basso.
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