- 1 Una visione ricorrente a migliaia di chilometri di distanza
- 2 Il DNA collega Cina e Filippine alla stessa specie
- 3 Perché il composto responsabile resta sconosciuto
- 4 Che cosa può insegnare un fungo sulle allucinazioni
- 5 La ricerca ha trovato anche quattro specie nuove
- 6 Domande frequenti
- 7 Considerazioni finali
Un fungo selvatico può far apparire decine o centinaia di minuscole figure umane, spesso colorate e sorprendentemente realistiche. Uno studio dell’University of Utah identifica Lanmaoa asiatica come la specie collegata a questi racconti nel sud-ovest della Cina e nel nord delle Filippine.
La scoperta non chiude però il mistero: le analisi non hanno rilevato psilocibina né altri composti psicotropi già noti. I ricercatori sospettano quindi una sostanza ancora da identificare, che potrebbe offrire un modo nuovo per studiare come il cervello costruisce la percezione visiva.
Una visione ricorrente a migliaia di chilometri di distanza
Le esperienze descritte hanno un tratto molto specifico: dopo aver mangiato certi funghi selvatici, alcune persone riferiscono di vedere piccoli esseri umani che si muovono nell’ambiente reale. Non immagini indefinite o lampi di colore, ma figure che sembrano camminare sugli oggetti, aggirare ostacoli e interagire con ciò che hanno attorno.
Questo tipo di esperienza è chiamato allucinazione lillipuziana, dal popolo minuscolo raccontato nei Viaggi di Gulliver. Le figure riportate nei racconti misurerebbero fra 3 e 30 centimetri e apparirebbero spesso come elfi, clown o personaggi simili a creature fiabesche, con abiti dai colori vivaci.
La somiglianza tra le testimonianze aveva incuriosito gli studiosi per decenni. Casi analoghi erano stati riportati già nel 1934 in Papua Nuova Guinea, poi nello Yunnan cinese negli anni Novanta. In mancanza di una spiegazione chimica, una parte della letteratura aveva anche ipotizzato che folklore, credenze locali e aspettative culturali avessero un ruolo decisivo.
Il DNA collega Cina e Filippine alla stessa specie
Il nuovo lavoro, pubblicato su Mycologia, aggiunge un elemento concreto: l’identificazione genetica del fungo. Colin Domnauer ha raccolto esemplari nello Yunnan e nelle Filippine, intervistando anche persone delle comunità locali. Bryn Dentinger è coautore dello studio, che ha poi confrontato il DNA di Lanmaoa asiatica con quello di altri funghi del genere Lanmaoa.
Il risultato è che il fungo chiamato Jian shou qing in Cina e Sedesdem nelle Filippine corrisponde alla stessa specie. È un dato inatteso perché L. asiatica era ritenuta presente soltanto in Cina.
In Papua Nuova Guinea non è stato invece possibile ottenere nuovi campioni: le condizioni molto secche hanno impedito la raccolta. Perciò il collegamento con i casi storici di quell’area resta non verificato sul piano genetico. La ricerca stabilisce però una corrispondenza diretta tra Cina e Filippine, due contesti lontani dove sono state riferite visioni molto simili.
Perché il composto responsabile resta sconosciuto
La parte più insolita della ricerca riguarda la chimica del fungo. Gli studiosi hanno cercato composti già associati a effetti psichedelici, sia attraverso analisi chimiche sia con verifiche genetiche, ma non ne hanno trovati. In particolare, non è emersa traccia di psilocibina.
Questo non significa che il meccanismo sia stato chiarito. Al contrario, la sostanza responsabile non è stata ancora isolata né identificata, e non se ne conoscono struttura, dose o funzionamento nel sistema nervoso. L’ipotesi dei ricercatori è che Lanmaoa asiatica produca un composto psicoattivo non ancora noto.
Le comunità locali coinvolte nella ricerca conoscono questi funghi anche come alimento, ma la fonte segnala che le visioni possono comparire quando non vengono cotti a fondo. È un dettaglio importante, non una procedura di consumo: finché il composto non sarà identificato, gli effetti e i rischi non possono essere descritti con precisione.
Che cosa può insegnare un fungo sulle allucinazioni
Le allucinazioni lillipuziane non sono legate soltanto ai funghi. La fonte cita casi osservati anche in persone con astinenza da alcol, demenza, degenerazione maculare e altre condizioni neurologiche. Gli scienziati non comprendono ancora del tutto perché il cervello produca immagini così dettagliate e con dimensioni così caratteristiche.
Qui sta l’interesse di L. asiatica: se una sostanza del fungo provocasse queste visioni in modo riconoscibile e ripetuto, potrebbe diventare uno strumento per indagare i circuiti cerebrali coinvolti nella percezione. È una prospettiva di ricerca, non una ricaduta medica già disponibile.
Il gruppo vuole ora isolare e identificare il composto sospetto. Solo dopo sarà possibile verificare se la molecola spiega davvero gli effetti descritti e in che modo agisce sul cervello.
La ricerca ha trovato anche quattro specie nuove
L’indagine non si è limitata al fungo associato alle visioni. I ricercatori hanno esaminato 53 esemplari, raccolti in natura o conservati in collezioni fungine, per realizzare un’analisi genomica del genere Lanmaoa. Il lavoro ha distinto 17 specie, fra cui quattro sconosciute alla scienza.
Due delle quattro specie erano già conservate in raccolte negli Stati Uniti, ma non erano state riconosciute come entità distinte prima del confronto genetico. Secondo l’analisi, L. asiatica è al momento l’unica specie del genere nota per possibili effetti psicoattivi.
Il caso mostra anche quanto possano essere utili le collezioni naturalistiche: un esemplare catalogato anni prima può rivelare nuove informazioni quando arrivano strumenti di analisi più accurati.
Domande frequenti
Il fungo responsabile è stato identificato con certezza?
Sì, per i campioni cinesi e filippini analizzati nello studio: il sequenziamento del DNA li ha identificati come Lanmaoa asiatica. Il caso della Papua Nuova Guinea, invece, non ha ancora una conferma genetica per l’assenza di nuovi campioni.
Il fungo contiene psilocibina?
No. I ricercatori non hanno rilevato psilocibina né altri composti psicotropi già noti nelle analisi riportate. La sostanza che potrebbe spiegare le visioni resta sconosciuta.
Che cosa sono le allucinazioni lillipuziane?
Sono visioni di figure molto piccole, spesso umane o umanoidi. Nei racconti raccolti per lo studio, queste figure sembrano muoversi nello spazio reale e rispettare gli ostacoli presenti nell’ambiente.
Considerazioni finali
Il valore della scoperta non è nell’immagine suggestiva degli esseri minuscoli, ma nel passaggio da racconti separati a un’identificazione genetica verificabile. Collegare due tradizioni lontane a Lanmaoa asiatica rende più solida l’ipotesi di una causa biologica, senza forzare una risposta definitiva per il caso storico della Papua Nuova Guinea.
La prudenza resta essenziale perché la molecola non è stata isolata e gli effetti non sono spiegati. Proprio questa lacuna rende il risultato interessante: il punto decisivo è che un fungo già noto in alcune tradizioni alimentari potrebbe custodire un composto capace di chiarire come nascono percezioni visive tanto dettagliate.

